Gamboni-infissi-infissi-nov-2017

--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - La vittima parte civile con il compagno - L'imputato ha commentato su un gruppo del social network

Dà del “frocio tossico” a ex ufficiale, maresciallo dei carabinieri alla sbarra

Condividi la notizia:

Carabinieri

Carabinieri

Orte – “Ha scritto su Facebook che sono frocio, tossico e spacciatore. E ha anche scritto che io e il mio compagno siamo stati arrestati ai domiciliari perché saremmo stati sieropositivi”. Per questo un ex ufficiale dei carabinieri originario di Civitavecchia ha querelato per diffamazione sui social network un maresciallo dei carabinieri di Orte.

Presunta vittima il capitano Angelo Bello, arrestato due anni e mezzo fa a Milano per droga assieme al compagno con cui si era unito civilmente in Spagna e con il quale risultava essere regolarmente convivente per l’anagrafe italiana. 

Il processo si è aperto ieri davanti al giudice Giacomo Autizi con la testimonianza della vittima, gay dichiarato. Bello si è costituito parte civile con il compagno, entrambi assistiti dall’avvocato Flavio Nicolai. L’imputato Christian Bonafede, invece, è difeso dall’avvocato Mario Orsini. 

“Assieme ad altri 500 commilitoni facevamo parte del gruppo Facebook del corso per marescialli frequentato tra il 1999 e il 2001. Poi io ho fatto l’accademia assieme ad alcuni di loro e sono diventato ufficiale. Il gruppo era frequentatissimo, aveva centinaia di iscritti, anche parenti e amici. Il commento ha fatto seguito a una notizia giornalistica”, ha spiegato, per rendere l’idea dell’entità del danno.

La notizia giornalistica è il clamoroso arresto, avvenuto a Milano il 30 ottobre 2016, in flagranza di reato, di Angelo Bello, fermato, insieme al convivente, dai colleghi del reparto operativo del comando Tutela Salute che lo hanno trovato in possesso di 50 grammi di shaboo, una droga sintetica della famiglia delle metanfetamine e di origine asiatica, paragonata alla cocaina ma, secondo diversi rapporti sanitari, “con effetti otto volte maggiori”.

All’epoca il capitano era al comando della Cio (Compagnia intervento operativo) del III° reggimento dei Carabinieri Lombardia. Bello e il convivente furono posti ai domiciliari presso l’alloggio di servizio all’interno della caserma “Medici” di Milano.

“Io e il mio compagno vivevamo nell’alloggio di servizio, sono stato l’unico ad avere dichiarato di avere un convivente, al Comune di Milano. Tra noi c’era stata una unione civile all’estero. Lui ha scritto che eravamo stati messi ai domiciliari perché sieropostivi, quando nessuno poteva sapere se era vero o no. E ha commentato con epiteti usati in maniera dispregiativa come frocio, tossico e spacciatore”, ha proseguito.

Al termine della lunga e articolata testimonianza della parte offesa, il giudice ha rinviato il processo al prossimo 17 ottobre per sentire la versione del maresciallo dei carabinieri imputato di diffamazione su Facebook.

Silvana Cortignani

 


Condividi la notizia:
9 aprile, 2019

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR