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Viterbo - Le minacce di Antonio Pira, a giudizio per atti intimidatori contro l’ex sindaco Dario Pomarè, durante la demolizione del suo capannone abusivo - Momenti di forte tensione tra l'allevatore e la polizia - FOTO E VIDEO ESCLUSIVI

“Chi ha fatto del male pagherà…”

di Daniele Camilli
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Farnese – Lo stato impone ciò che gli spetta. La legalità. Le regole, quelle valide per tutti. Anche qui Farnese, in piena Maremma e al confine con la Toscana.

Ieri mattina l’inizio della demolizione del capannone abusivo di Antonio Pira. Per ordine del comune. I lavori termineranno oggi pomeriggio. Quattrocento cinquanta metri quadrati che stanno lì a Poggio del Cerro da circa 40 anni. Dalla concessione temporanea del 1984. Una concessione di duecento giorni durata invece più di 12 mila e 500. Il comune di Farnese ha deciso di demolire il capannone. E l’ha fatto sul serio. Il proprietario aveva richiesto ulteriori accertamenti che, “semmai arriveranno – come ha fatto notare l’avvocato di Pira, Angelo Di Silvio – arriveranno a capannone abbattuto”. Un edificio che in questi anni è servito a Pira e ai suoi figli come ricovero degli animali. Parte integrante della loro attività di allevatori.


Farnese - La demolizione del capannone abusivo

Farnese – La demolizione del capannone abusivo


Ieri mattina non è stato facile. Le operazioni sono iniziate attorno alle 11. Ci saranno state almeno una cinquantina di persone, quasi tutte appartenenti alle forze dell’ordine. Con tanto di ruspa e attrezzi per la demolizione. Antonio Pira li ha sfidati e ci sono stati momenti di forte tensione tra lui e la polizia. Che per poco non ci scappavano un paio di cazzotti tra Pira e un poliziotto. Bravo il poliziotto, di nome Antonio, a non raccogliere la provocazione. “Chi ha fatto del male pagherà”, ha inveito Pira.

“Chiedetelo a chi ha amministrato prima”, risponde l’architetto del comune di Farnese Alessandra Rocchi alla domanda come mai nessuno s’era accorto prima del capannone abusivo. Rocchi è un dirigente comunale. Ieri, in mezzo alle campagne di Farnese, anche lei aveva timore. Tanta da non riuscire a pronunciare il nome di Antonio Pira. “La persona di cui stiamo parlando”, così la definisce. Però Alessandra Rocchi ieri mattina stava lì in mezzo a tutti, preoccupata, ma stava lì a fare il suo dovere. “Con spirito di servizio”, così dice la Costituzione.

“Ci saranno delle conseguenze – minaccia Antonio Pira che sta davanti al cancello della sua proprietà -. Conseguenze legali”, aggiunge. Arriva a quel punto un’altra persona che gli dice a sua volta di specificare che si tratterà di conseguenze legali. “Ci sarebbero altri edifici abusivi nella zona – spiega l’avvocato Di Silvio -. Sarebbero 13 e il signor Pira sarebbe disposto ad indicarli”.


Farnese - Antonio Pira

Farnese – Antonio Pira


Davanti a Pira il capannone abusivo viene giù pezzo dopo pezzo. Attorno a Pira, uno schieramento di forze dell’ordine che nella Tuscia è assai difficile vedere. C’erano nell’ordine, esercito italiano, polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia locale, vigili del fuoco, ambulanza e amministratori comunali. C’erano pure il prefetto Giovanni Bruno, il questore Massimo Macera, il comandante provinciale dei carabinieri, Giuseppe Palma, e della guardia di Finanza, Giosuè Colella. Alcuni mezzi dell’esercito sono stati schierati anche all’imbocco di Poggio del Cerro, un chilometro prima del capannone.

C’erano tutti, tranne il sindaco di Farnese Massimo Biagini che però chiamava di volta in volta l’architetto per sapere come stavano andando le cose.


Multimedia: La demolizione del capannone abusivoTensione tra Antonio Pira e la poliziaLe prime fasi della demolizione – Video: La demolizione del capannone abusivoLa reazione di Antonio Pira e la tensione con la polizia


“A proposito del prefetto – ha poi aggiunto Alessandra Rocchi – voglio che si sappia che in questi giorni è stato per me come un padre”.

La paura, ieri mattina, mentre venivano giù i muri del capannone in mezzo a campagne dove più che la legge sembrano valere antichi codici e appartenenze, la paura a un certo punto ieri mattina ha preso tutti. Con tanto di richiesta di non fotografare gli operai e i tecnici del comune. “Perché c’hanno una famiglia”, ti senti dire se chiedi perché. “Non fotografarci – intervengono anche i tecnici del comune -. Se pubblichi le foto ci metti in pericolo”.

Nessuna ditta locale si è voluta incaricare del trasporto dei materiali demoliti. Il comune è dovuto arrivare fino a Latina per trovarne una.



Tra le macerie polli, gatti e galli. Prima a stento poi con disinvoltura vanno pure loro in mezzo alle macerie a cercare qualcosa da beccare e mangiare. Se li guardano, e ridono, pure i pompieri. A un certo punto si innervosisce anche l’ufficiale dell’esercito che coordinava le operazioni di demolizione. L’accento è romano, sarà stato alto un metro e novanta e la stretta di mano era sicuramente robusta. “Sto a rosicà – ti guarda e dice -. Sto a rosicà”, che a Roma significa che il tizio che te lo dice si sta molto innervosendo. “Sto a rosicà e te sto a mbruttì – aggiunge -. Se non esci subito da qui… sto a rosicà”.

Antonio Pira, oggi 76enne, è stato rinviato a giudizio nel 2017 con due figli per atti intimidatori contro l’ex sindaco Dario Pomarè, che si è costituito parte civile. Gli imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Picchiarelli e Angelo Di Silvio, furono  arrestati il 28 luglio 2015 dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Terra Madre. Accusati di atti persecutori, furti aggravati, abigeato, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, il precedente mese di febbraio all’ex sindaco Dario Pomarè avrebbero abbattuto 160 olivi e massacrato a bastonate i cani. Quello di Pomarè, secondo l’accusa, sarebbe stato solo il primo di una lunga lista di nomi, tra amministratori e cittadini, “colpevoli”, per i tre, di aver firmato la riforma, poi approvata, per la regolamentazione dei terreni a uso civico. Un provvedimento che li avrebbe costretti a perdere circa 60 ettari di fondi agricoli a uso pascolo, di cui si erano appropriati nel tempo.

La gente di lei ha paura? La domanda è diretta ad Antonio Pira. “No – risponde Pira – e mica sono un boss io. Però chi fa del male, male si aspetta. Questo sia ben chiaro. Io non c’ho niente contro nessuno, ma chi ha fatto del male pagherà”.


Farnese - Antonio Pira

Farnese – Antonio Pira


Antonio Pira, ieri mattina ha mantenuto la calma a lungo. Fino a un certo punto. All’improvviso ha chiesto di farla finita con i lavori. Di smettere tutto. Ha urlato e bestemmiato. Alla fine è andato dritto verso il capannone, ostacolato dalla polizia. Antonio Pira non s’è fermato. L’ha presa di petto. “No Antonio, no. Antonio no”, nel video si sente una voce di sottofondo. E’ rivolta al poliziotto che sta davanti a Pira. L’invito, probabilmente di un dirigente di polizia, era quello a non reagire.

“Vai via, fuori di qui – dice Pira al poliziotto -. Te lo do – poco prima Pira aveva caricato un cazzotto diretto al poliziotto -. Quanto è vera la Madonna che te lo do”.


Farnese - Antonio Pira

Farnese – Antonio Pira


“A me non mi tocca nessuno – ha detto Pira portato fuori da un uomo che gli stava sempre intorno -. Questi oggi stanno lavorando tutti per me. Sono tutti miei operai…Io non ho paura”.

E ieri mattina, mentre gli buttavano giù il capannone, Pira era veramente uno dei pochi a non aver paura. 

Daniele Camilli


Articoli: Al via la demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro


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9 aprile, 2019

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