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Tribunale - Processo "Toro loco" - Tra i testimoni dell'accusa un militare "salvato" dall'intervento della polizia - In aula anche un organizzatore di eventi e una insegnante vittima di un incendio

“Due buttafuori mi hanno picchiato e rinchiuso in uno stanzino della discoteca”

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Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009 

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009 

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009 

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009 

Viterbo – Processo “Toro loco”, davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone sfilano le vittime. 

È il processo scaturito dalla maxinchiesta della procura di Viterbo su una lunga serie di episodi violenti nel Viterbese – tra pestaggi in discoteca e auto incendiate – avvenuti tra il 2008 e il 2009.

Ventiquattro gli imputati, due le parti civili. Trentacinque capi di accusa, tra cui il più pesante: l’associazione a delinquere contestata ai quattro fratelli Medde, di origine sarda, da più di vent’anni residenti a Ronciglione, e a un gruppo di buttafuori, accusati di violenze sui frequentatori dei locali in cui svolgevano il servizio di sicurezza.


Il militare picchiato dai buttafuori in discoteca

Primo teste del filone legato alle presunte violenze commesse dal “clan” dei buttafuori, un sottufficiale dell’esercito.

Sarebbe stato colpito con due pugni da due buttafuori alla discoteca Festival di Viterbo l’8 febbraio 2009, quando aveva 28 anni, poi rinchiuso in uno stanzino, da dove è stato liberato solo all’arrivo della polizia.

“C’era stata una grossa rissa, mentre ero al tavolo con un gruppo di colleghi militari.  Due buttafuori mi hanno aggredito e rinchiuso nello stanzino”, ha confermato l’uomo, oggi 39enne, che non ha mai ritirato la querela per le lesioni riportate.


L’organizzatore di eventi e il pacchetto “tutto compreso”

Non avrebbe mai ricevuto pressioni per assoldare i soliti buttafuori, invece, un noto disc jockey viterbese, organizzatore di eventi come il veglione di martedì grasso e lo School Party della vigilia di Natale nella stessa discoteca, all’epoca molto in voga, di via della Pila.

“Io affittavo il locale dal proprietario per le mie serate ‘all inclusive’, era un pacchetto tutto compreso, compresa la sicurezza. Conoscevo i buttafuori, ma con loro non ho mai avuto alcun problema”, ha spiegato il Dj.


L’insegnante picchiata e l’incendio per farle ritirare la querela

Ultima teste, un’insegnante di Castel Sant’Elia, schiaffeggiata dieci anni fa dalla madre di un’alunna che aveva ripreso perchè tardava sempre a recuperare la figlia a scuola. Finì prima al pronto soccorso dell’Andosilla, poi in tribunale.

Secondo l’accusa la donna sarebbe stata indotta a ritirare la querela, con pressioni e minacce, fino all’incendio della vetrina di un’attività di famiglia sotto casa. Ma la presunta vittima ha negato.

“Io non ho mai collegato la citazione in giudizio come parte offesa all’incendio, fu più fumo che fiamme, un incendio minimo. La querela l’ho ritirata perchè la signora si è dimostrata sinceramente pentita, ho anche continuato a tenere la bimba in classe”.

Il processo riprenderà il 20 novembre, quando è prevista anche la discussione. 

Silvana Cortignani

 


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18 aprile, 2019

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