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Polizia - Operazione Rimpiazzo - Fondamentali i loro racconti sugli agguati e le attività criminali delle cosche dei Piscopisani e dei Patania

I killer di Canino si pentono, 31 arresti per ‘ndrangheta

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Arben Ibrahimi

Arben Ibrahimi

Vasvi Beluli

Vasvi Beluli

Canino – Si sono pentiti dopo essere stati arrestati a Canino nel 2012. E i loro racconti hanno permesso di far finire in manette 31 persone legate alle cosche dei Piscopisani e dei Patania, che controllano Vibo Valentia e il suo hinterland.

Scacco alla ‘ndrangheta ieri mattina, quando i poliziotti calabresi hanno eseguito i provvedimenti di custodia cautelare del gip del tribunale di Catanzaro. Le accuse sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, lesioni aggravate, estorsioni, rapine, traffico di droga, porto illegale di armi ed esplosivi.

Secondo gli inquirenti, i piscopisani, legati alle cosche della Locride, tra settembre 2011 e luglio 2012, avrebbero scatenato una faida che li ha visti contrapposti ai Patania, legati al clan dei Mancuso di Limbadi. Da qui il nome dell’operazione: Rimpiazzo.

Durante la guerra, gli omicidi e i tentati omicidi sarebbero stati decine. Per compiere i delitti, i Patania avrebbero utilizzato cecchini venuti dall’est. Come Arben Ibrahimi, montenegrino di 34 anni, e Vasvi Beluli, macedone di trent’anni. Avevano imparato a usare le armi da giovanissimi, durante la guerra in ex Jugoslavia. E avrebbero sparato dietro un compenso che andava dai mille ai 20mila euro. Arrestati nel novembre del 2012 a Canino, dove vivevano, si sono pentiti e hanno iniziato a collaborare con la giustizia.

Ma i poliziotti di Vibo Valentia sono riusciti ad arrestare le 31 persone anche grazie ai racconti di agguati e di attività criminali forniti da altri nove pentiti. L’operazione Rimpiazzo ha fatto luce pure su una serie di estorsioni a commercianti e imprenditori vibonesi. Gli indagati avrebbero inoltre assunto il monopolio del traffico di droga a Bologna.


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10 aprile, 2019

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