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Pasqua - Venerdì santo - Oltre 350 figuranti, 10 cavalli e 18 quadri - Dalla chiesa di San Giovanni Battista a Villa Lante, passando per il Borgo vecchio - FOTO E VIDEO

La processione del Cristo morto illumina Bagnaia

di Daniele Camilli
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Viterbo – La luce, il buio e poi la morte, il lutto. Una piazza piena di gente, quadri viventi nel centro storico e la crocifissione in cima alla collina.  Infine una “madonna nera” che ripercorre la passione, inghiottita anch’essa dal Borgo vecchio. Il tutto, con quattro secoli di tradizione alle spalle.

E’ la processione di Bagnaia, organizzata ogni anno dal comitato permanente del Venerdì santo. I quadri escono dalla chiesa di San Giovanni Battista. Oltre 350 figuranti, tanti i ragazzi e i bambini, 10 cavalli e 18 quadri. Ognuno di essi racconta ciascuna delle fasi della passione di Cristo. La morte del venerdì santo. Il varco verso la resurrezione della Pasqua.


Bagnaia - La processione del venerdì santo

Bagnaia – La processione del venerdì santo


“Ci tenevo in modo particolare a stare a Bagnaia – ha detto il sindaco Giovanni Arena – prima di andare a Viterbo. Ho partecipato alla fustigazione di Cristo. Di corsa andrò a Viterbo a palazzo papale per godermi la processione. Forse per la prima volta il sindaco è riuscito a essere presente in tutte e due le manifestazioni religiose”. Con il sindaco, anche l’assessore Marco De Carolis e il consigliere Antonio Scardozzi.


Multimedia – Fotogallery: La processione di Bagnaia – La Madonna nera – Video: La processione nel centro storicoIl Cristo morto


 La consigliera Elisa Cepparotti è invece una delle figuranti. E’ l’angelo confortatore. “Partecipo perché è una processione antica – ha detto la consigliera – e soprattutto perché voglio che continuino le tradizioni nella nostra città”. Bagnaia, con la sua processione, e prima ancora con il focarone di gennaio, mostra ogni anno la forza dell’antico comune, distinto e distante dalla stessa Viterbo. 


Bagnaia - Elisa Cepparotti

Bagnaia – Elisa Cepparotti


“Un profondo senso di appartenenza, questo mi spinge a partecipare alla processione”, racconta un figurante. E’ un ragazzo che abita a Bagnaia e veste i panni di Gesù. Quello che metteranno veramente in croce davanti a Villa Lante, in cima alla salita. Per poi coprirlo con un lenzuolo bianco e una coperta per evitare che si congeli quando tutto è finito.


Bagnaia - La processione del venerdì santo

Bagnaia – La processione del venerdì santo


C’è prima il passaggio in piazza. Piena di gente. Silenziosa, che guarda sfilare altri compaesani. Il vicino di casa e quello che incontri al bar, la mamma che porta il figlio a scuola poco oltre la ferrovia che collega Bagnaia a Viterbo. E’ un rito tutto giocato in casa la processione del Cristo morto che ogni venerdì santo si fa tutti gli anni a Bagnaia. Ma con una maestria tale che fa della processione stessa sicuramente una tra le più belle di tutta la Tuscia. Il momento in cui anche le donne prendono parte alla vita pubblica, in modo esplicito.


Bagnaia - La processione del venerdì santo

Bagnaia – La processione del venerdì santo


C’è poi il passaggio della processione nel borgo vecchio che ha dell’incredibile. Lungo le vie del centro storico non c’è nessuno, solo qualcuno che ci abita e ha deciso di veder sfilare il corteo seduto su una sedia. Tutti gli spettatori sono concentrati in piazza. Nel centro storico il passaggio della processione è spettacolo puro. Veri e propri quadri, con qualche chiacchiera di sotto fondo. Vederla sfilare tra le vie medievali del centro, com lo stesso incedere dei contadini di un tempo di ritorno dai campi al tramonto, è stata una fortuna. Un salto indietro nel tempo. La rievocazione di un paese e della sua cultura. Scribi e farisei che condannarono Gesù con cui scambi due battute, Gesù stesso che a una sosta si fuma una sigaretta e poi tutti quanti insieme, centurioni e romani inclusi, per la foto di gruppo. Umanità, la vera essenza della passione di Cristo. Non c’era nessuno, ma meriterebbe veramente di essere vista. I due volti di una stessa processione. Uno in evidenza, l’altro che invece vive, quando passa nel borgo vecchio, lontano dagli occhi di tutti.


Bagnaia - La processione del venerdì santo

Bagnaia – La processione del venerdì santo


La rievocazione storica inizia nel 1618 a opera di un medico ternano Michelangelo Carocci della confraternita di San Carlo. La processione è andata avanti per secoli. Interrotta più volte venne ripristinata nel 1902 grazie a Vincenzo Cencioni. Il comitato permanente che si occupa dell’organizzazione della processione risale invece al 1967.


Bagnaia - La processione del venerdì santo

Bagnaia – La processione del venerdì santo


Cristo viene crocifisso davanti a Villa Lante. Da un lato Dimaco, dall’altro Tito. Con un tatuaggio sull’avambraccio destro. I due ladroni. Quando tutto è finito, arrivano le coperte, per riparare i figuranti dal freddo.

Infine il passaggio della Madonna nera, accompagnata dalla banda, lungo lo stesso percorso della passione di Cristo. Davanti alla Madonna il figlio morto. Attorno a lui le camelie, una pianta importata in Europa dal Giappone dal missionario da cui prende il nome. Il gesuita Georg Joseph Kamel, botanico, XVIII secolo.


Bagnaia - Il Cristo morto e la madonna nera

Bagnaia – Il Cristo morto e la madonna nera


Una Madonna completamente a lutto, il cuore trafitto, il volto che neanche si vede. Una madre che ha con sé la morte, con un ciuffo di capelli, lontani dal biondo con cui la si rappresenta in vita, a fare la differenza e a dire che là sotto c’è il corpo di una donna. 

“E’ la parte più importante, la parte sacra – spiega Carla Ciccarelli di Bagnaia -. Gesù è morto e sta sulla bara”. La madre, dietro di lui è a lutto. “Questo – prosegue Ciccarelli – per tutti noi deve rappresentare una cosa importante e farci capire quello che significa la cristianità e viverla ogni giorno, nella vita quotidiana. Le camelie rappresentano invece un ricordo. Stanno vicino a Gesù nel trasporto sacro. Le prendiamo come ricordo e la teniamo in casa durante l’anno come segno di devozione”. 

Daniele Camilli


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20 aprile, 2019

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