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Viterbo - Il comitato "Non ce la beviamo" a sostegno dei comuni ancora fuori da Talete che non vogliono entrarci

“La regione pensi alla qualità dell’acqua non al commissariamento dei comuni”

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Il comitato "Non ce la beviamo"

Il comitato “Non ce la beviamo”

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La regione dovrebbe spiegare perché, anche a fronte delle dimissioni del consiglio d’amministrazione di Talete, procede a commissariare alcuni dei comuni ancora non transitati nella società. 

Non è noto, tra l’altro, il criterio rispetto al quale siano stati scelti solo alcuni e non altri.

La dimissione del cda di Talete è l’ennesimo segnale di un sistema malato di gestione di una risorsa pubblica e fondamentale come l’acqua.

A breve è prevista la nuova convocazione dell’assemblea dei soci per la nomina del nuovo cda; si assisterà di nuovo alla disgustosa spartizione di poltrone prevista dalla gestione privatistica della società. Dunque, in questa situazione, la regione sta forzando l’entrata in una società che ha grossi problemi nella gestione dei servizi, nella gestione economica e nella governance, oltre ad un bilancio con molti dubbi.

Ricordiamo, tra l’altro, le tariffe sempre in crescita e le bollette altissime a fronte di una qualità molto discutibile, tanto che, spesso, l’acqua risulta completamente inutilizzabile e costringe la gente ad acquistarla al supermercato.

Nel frattempo molti cittadini dei comuni non ancora entrati in Talete si stanno organizzando in comitati per resistere a questa operazione. Contrari all’entrata in Talete anche diversi amministratori e sindaci.

Il comitato “Non ce la beviamo” darà tutto il proprio sostegno a questi comuni resistenti perché da sempre ritiene questa un’operazione sconveniente per i cittadini oltre che illegittima in quanto contraria alla volontà popolare espressa nel referendum del 2011 ed esorta, invece, la regione a risolvere i gravi problemi di qualità dell’acqua presenti da troppi anni nella Tuscia.

Comitato non ce la beviamo


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16 aprile, 2019

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