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Racconta la tua storia - Viterbo - Vanda Pasqualone ricostruisce la sua odissea burocratica

“Ho lavorato regolarmente per 42 anni ma della liquidazione neppure l’ombra”

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Viterbo - La sede dell'Inps

Viterbo – La sede dell’Inps

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Voglio condividere con voi una vicenda personale che mi sta molto a cuore.

Credo infatti sia importate poter raccontare la propria storia quando ci si sente traditi da un “sistema” in cui si è sempre creduto, per il quale si è lavorato una vita intera e al quale si chiede di essere rispettati e ripagati semplicemente con ciò che ci spetta per diritto.

Sono certa che molti altri pensionati come me, si sono trovati, si trovano e potranno in futuro trovarsi nella mia stessa situazione, mi auguro che questo appello possa essere un’occasione per unire le voci e farsi sentire più forte.

Whatsapp è lo strumento per eccellenza attraverso il quale è possibile condividere tutto come questa ingiustizia che sto subendo senza alcuna motivazione.

Ritengo che abbiamo il dovere di segnalare meccanismi e pratiche che non funzionano e non rispettano i cittadini, soltanto così possiamo dare il nostro piccolo ma fondamentale contributo per migliorare la società.

Questa volta, desidero farlo attraverso Tusciaweb perché lo ritengo un mezzo mediatico importante per la città di Viterbo, città che amo e nella quale vivo da quando sono nata.

Dopo aver lavorato per quasi 42 anni e dopo aver versato, in modo regolare, per tutti questi anni i contributi all’Inps, ci si dovrebbe aspettare che, passati i tempi previsti dalla legge, una pensionata possa ricevere la sua meritata e desiderata liquidazione. Giusto? E invece no, a quanto pare, non funziona proprio così. Senza alcuna ragione motivata e senza nessun particolare problema, la mia liquidazione sembra non possa essere erogata.

Sono una fisioterapista in pensione dal primo gennaio del 2017, ho lavorato una vita alla Asl di Viterbo svolgendo il mio lavoro con impegno e professionalità, ho versato regolarmente tutti i contributi e, dopo quasi 42 anni, sono andata in pensione con grande soddisfazione e serenità. Finalmente ho potuto dedicarmi a tempo pieno ai miei fantastici quattro nipoti che colorano le mie giornate, e, dopo aver terminato una fase importante della mia vita, ne è inizia un’altra altrettanto fondamentale e desiderata.

Ebbene, pur essendo trascorsi i regolari 24 mesi dal mio pensionamento, i tre mesi per l’espletamento della pratica per l’Inps (e ulteriori 15 giorni non previsti dalla legge) e pur essendo la pensione pagabile, della mia liquidazione non ho visto neanche l’ombra, incredibile ma vero.

Sono stata più volte negli uffici dell’Inps per avere spiegazioni a riguardo e comprendere per quale ragione non posso avere ciò che mi spetta per diritto, e beh devo dire che le risposte sono state a dir poco ridicole, assolutamente assurde e certamente poco confortanti. Mi è stato detto agli sportelli che ci sono impiegati anziani che necessitano di tempi lunghi per portare a termine le pratiche ed espletare i documenti, che non c’è un ricambio adeguato nel team degli impiegati e quindi necessariamente molti lavori rimangono indietro e che, come me, molti altri pensionati non hanno ancora avuto la liquidazione e quindi, bisogna semplicemente aspettare con calma e pazienza i “tempi Inps” che, però, a quanto pare, non hanno nulla a che vedere con i tempi di legge.

Non contenta, ho anche chiesto la possibilità di poter parlare con il responsabile per poter presentare il mio caso e riferire la mia indignazione ma, mi è stato risposto che avrei dovuto aspettare circa un mese per avere un appuntamento, quindi, ancora una volta l’inutile burocrazia complica e rallenta ciò che dovrebbe essere automatico.

Queste risposte e le modalità utilizzate dagli impiegati con i quali sono venuta a contatto, mi hanno ancora più spinta a trovare una strategia che potesse mettere in luce ciò che mi è accaduto perché come nonna (pensionata), come cittadina, come lavoratrice e come regolare contribuente ho il dovere di testimoniare una storia che racconta che c’è “qualcosa” che non funziona e che deve e può essere migliorata e ho il diritto di avere ciò che mi spetta senza essere beffata dallo stesso “sistema” di cui mi sento parte e nel quale ho sempre creduto.

Spero che questo mio messaggio possa smuovere le coscienze, possa essere di supporto a chi si trova nella mia stessa condizione e possa migliorare, anche solo di poco, il mondo perché: “Spesso ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano ma, se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe” (Madre Teresa di Calcutta).

Vanda Pasqualone


Racconta la tua storia – le storie dei lettori

Chiediamo a tutti i lettori di raccontare ogni storia che sia interessante giornalisticamente.
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Storie di lavoro, sanità, istruzione, sport, vita quotidiana. Cerchiamo qualsiasi racconto positivo o negativo che secondo voi merita attenzione a Viterbo e in tutta la Tuscia.

E’ importante che le storie siano sviluppate in maniera ottimale sia sul piano del racconto che su quello della scrittura.
Basta scrivere la propria storia e inviarla assieme ad alcune foto da voi realizzate e non coperte da copyright, facendo riferimento all’iniziativa “Racconta la tua storia”. In ogni caso va inserito un proprio contatto telefonico (preferibilmente cellulare) che, ovviamente, non sarà reso pubblico.

Puoi inviare foto, video e la tua storia a redazione@tusciaweb.it.
Puoi anche usare WhatsApp con questo numero 338/7796471 senza nessun costo.
Insieme potremo fare un giornale sempre più efficace e potente al servizio dei cittadini della Tuscia. I materiali inviati non vengono restituiti e divengono di proprietà della testata. Le storie più significative verranno pubblicate.

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24 aprile, 2019

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