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Tribunale - San Lorenzo Nuovo - Un anno e quattro mesi a un 53enne - Avrebbe costretto la moglie a dormire in macchina in garage o chiusa a chiave nella camera della figlia

“Te mando sotto il ponte a fa’ la troia”, condannato l’ex marito

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

San Lorenzo Nuovo – (sil.co.) – “Pensavo di sposarmi, non di trovarmi con un mostro in casa”. Così la vittima di un matrimonio distrutto dall’alcol ha raccontato al giudice Silvia Mattei  il suo calvario il 16 luglio 2017, alla prima udienza del processo per maltrattamenti in famiglia contro l’ex marito.  

L’ex marito, un 53enne, riconosciuto colpevole, è stato condannato lo scorso 12 aprile a un anno e quattro mesi in primo grado. “Te mando sotto il ponte a fa’ la troia, gli uomini te li porto io cosi prendo la percentuale”, le avrebbe detto una volta che lei si era rifiutata di fare sesso col marito completamente ubriaco.

La donna, parte civile con l’avvocato Vincenzo Dionisi, si è vista riconoscere le sue ragioni pochi giorni prima di Pasqua, a distanza di 16 anni da quelle seconde nozze che avrebbero dovuto preludere a una vita serena insieme e che invece, tra il 2015 e il 2016, sono sfociate in dramma. 

“Veniva a casa ubriaco tutte le sere e tutte le sere picchiava la mamma”, ha confermato tra le lacrime la figlia della vittima, oggi 25enne, che aveva soltanto 13 anni quando la madre ha sposato il suo futuro aguzzino. 


 

Un matrimonio distrutto dall’alcol

Il matrimonio, celebrato il 3 dicembre 2003, sarebbe cominciato sotto i migliori auspici. “Pensavo di sposarmi, non di trovarmi con un mostro di persona”, ha spiegato la vittima in aula, mentre raccontava il crescendo di vessazioni. 

Il calvario sarebbe andato avanti per circa un anno e mezzo, tra il 2015 e il 2016. “All’inizio lui non era così, è stato l’alcol”, ha proseguito la figliastra, raccontando l’inferno che l’ha costretta ad andarsene di casa a venti anni.

Per sfuggire alle angherie del marito, la madre, una 51enne originaria di Acquapendente, si rifugiava in camera della figlia: “Ma non bastava, veniva a svegliarmi nel cuore della notte e pretendeva che lo accontentassi, poi giù botte”, ha raccontato la donna, anche lei in lacrime, al giudice Silvia Mattei, 

A un certo punto sono dovute scappare in garage: “Dormivamo in macchina e siccome la macchina stava nel garage, la nostra stanza era diventata il garage”. Fino all’episodio clou del 5 aprile 2016, quando la donna sarebbe stata cacciata di casa dal marito e per rientrare ha dovuto chiamare i carabinieri.


“La vittima ha rischiato la vita per un no”

“Stiamo vivendo un tempo che ha trasformato le voglie in diritti, la mia assistita ha rischiato di pagare con la vita per un no”, ha sottolineato il difensore di parte civile Vincenzo Dionisi durante la discussione, citando don Paolo Zago, il parroco che ai funerali di Jessica Faoro, la diciannovenne milanese uccisa a coltellate dal fidanzato, disse “ha pagato con la vita il suo no”. 

Anche la 51enne di Acquapendente avrebbe rischiato la vita per avere detto una volta no al suo aguzzino. “Te mando sotto il ponte a fa la troia, gli uomini te li porto io cosi prendo la percentuale”, le avrebbe detto, tornando poco dopo con un coltello in camera della figliastra, dove la moglie si era rifugiata.

“Io mi sono rifiutata perché ero stanca e allora mi ha preso, mi ha buttato per terra, ha cominciato a dire tutte le parolacce. Poi mi ha chiusa dentro a chiave, minacciandomi ‘vedrai che prima di stasera cambi idea’ , sferrando un coltello”, ha proseguito la vittima. 

 


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23 aprile, 2019

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