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Viterbo - Mario Incudine parla dello spettacolo di domenica 7 aprile alle 18 al teatro Caffeina sulle note delle canzoni di Modugno

“Modugno era un uomo mosso da una passione incontenibile che ce l’ha fatta…”

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Mario Incudine

Mario Incudine

Viterbo – “Mimì era un uomo mosso da una passione incontenibile che ce l’ha fatta…”. Mario Incudine parla dello spettacolo “Mimì” in scena domenica 7 aprile alle 18 al teatro Caffeina. Un viaggio sulle note di un repertorio inedito di Domenico Modugno con la regia di un maestro del teatro italiano Moni Ovadia e Giuseppe Cutino e i testi di Sabrina Petyx.

“Lo spettacolo – dice Incudine – racconta un viaggio particolare che può essere quello di Domenico Modugno, ma che, alla fine, si scoprirà essere il mio e di tutti quelli che vogliono cercarsi un posto in questo fascinoso mondo dell’arte.

Al centro ci sono Modugno e le sue canzoni in siciliano, perché proprio Frank Sinatra, dopo averlo sentito cantare una nenia pugliese mentre stavano girando un film gli disse di fingersi siciliano, perché tutti sanno dove è la Sicilia. ‘Fingiti siciliano e conquisterai il mondo’. Quindi lui per conquistare il mondo, dovette andare ancora più a sud di dove già non si trovasse e cioè la Puglia”.

Si parte da qui, da Sud a Sud. “Un viaggio verso la Sicilia, raccontando tutte le canzoni meno conosciute, quelle che preludono il grande successo di Volare e che sono delle perle rare come “Musciu niuru”, “Lu grillu e la luna” e ancora “Cavaddu cecu di la miniera” e “Sciccareddu ‘mbriacu”.

Sarà quindi una formula di teatro canzone con drammaturgia musicale intervallata da monologhi e sei musicisti in scena che si muovono e fanno anch’essi gli attori. E’ uno spettacolo molto dinamico e colorato, divertente e pieno di sfumature sia a livello teatrale che musicale”.

Incudine spiega che: “Mimì è questo primo Domenico Modugno, questo piccolo uomo che parte dalla Puglia con la sua fisarmonica in cerca di un posto nel mondo della musica, del teatro e soprattutto del cinema, visto che voleva fare l’attore. Inizia quindi a inventarsi un mestiere e inizia a fare tutto quello che è possibile fare per sfondare“.

L’attore sottolinea una frase significativa dello spettacolo: “Fa più o meno così: ‘A me la vita mi doveva tutto e io tempo di aspettare non ne avevo. Io avevo una tempesta dentro e non ci bastava il mondo intero per farla sfogare. Io le cose le dovevo fare, non ero cosa di aspettare io e ogni no che sentivo per me era sì, quattro vole sì. Sì, sì, sì e sì’. Questo perché Mimi era un uomo mosso da una passione incontenibile e da un sentimento di rivalsa.

Quando, oltre al talento, c’è la passione che ti fa muovere i piedi e strappare la vita a morsi o la carne a unghiate, vuol dire che può cambiare le sorti di una vita.

Con la sua passione e la sua determinazione lui lo ha fatto, insieme ovviamente al talento smisurato che aveva. Mimì era colui che ha aperto i concerti di Gilbert Bécaud in Francia cantando in siciliano, ha fatto parlare prima di Walt Disney gli animali, ha inventato il teatro-canzone e ha portato per primo la pizzica sul palcoscenico. Un avanguardista su tutti i livelli. Innovativo anche quando ha vinto con Volare che è una canzone che comincia con la stessa nota ripetuta sette volte. In quel momento, una rivoluzione e questo il pubblico lo comprese. Anche perché lui riuscì a incarnare i sentimenti di un’Italia che stava per cambiare“.

Il pubblico quindi riesce a immedesimarsi col protagonista, perché spiega Incudine: “chiunque abbia provato cosa significhi partire da un posto ai confini dell’impero, fare i sacrifici e non mangiare per giorni o passare notti insonni e lottare per qualcosa in cui si crede per arrivare dove si deve arrivare, nella vita in generale, allora non potrà non riconoscersi nel fare questo viaggio dentro sé stessi e dentro la caparbietà.

Si riconoscerà anche quando Mimì parla della più grande storia d’amore tra due animali nel famosissimo brano “U pisci spata”, una sorta di Romeo e Giulietta dei pesci; o quando parla di rivalsa, ma anche del tempo e di come di capivano prima le previsioni solo guardando dalla finestra quando invece oggi abbiamo l’app sul cellulare.

Raccontiamo uno spaccato dell’Italia attraverso le canzoni di Modugno, un’Italia che ora non c’è più. Chi lo vede ci si riconosce e soprattutto ha quella malinconia che non è più così”.

Sul suo ruolo: “sono perfettamente a mio agio, intanto perché sono cresciuto con Modugno e poi perché mi riconosco perfettamente in lui, non solo vocalmente e artisticamente, ma soprattutto caratterialmente, perché ho la stessa caparbietà e la stessa passione che hanno mosso lui. Ogni parola che canto la sento mia. Poi l’autrice è stata bravissima a fare questo gioco di specchi alla fine del quale le due personalità, la mia e quella di Modugno, coincidono perché tutti e due cercano questo ‘successo’, partendo – conclude Incudine – da una situazione svantaggiata che è quella geografica di un Sud che ancora oggi fa fatica a emergere, ma che poi in realtà ce la farà”.

Paola Pierdomenico


Info: 0761342681
Teatro Caffeina: via Cavour, 9


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6 aprile, 2019

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