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Ronciglione - Il sindaco Mario Mengoni: "Il depuratore installato nel 2015 non ha mai funzionato bene. Ora che ci costringeranno ad entrare in Talete pretendiamo investimenti per migliorare la situazione"

Solo due famiglie su dieci hanno l’acqua potabile a casa

di Francesca Buzzi
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Ronciglione - Mario Mengoni

Ronciglione – Mario Mengoni

Ronciglione – Solo due famiglie su dieci, a Ronciglione, hanno acqua potabile corrente a casa. Tutte le altre devono approvvigionarsi alle casette o alle fontanelle messe a disposizione dal Comune.

Il problema non è solo l’annosa questione dell’arsenico. A incidere sulla salubrità dell’acqua ci sono anche le alghe del lago di Vico. L’80% della fornitura d’acqua destinata alle abitazioni del paese, infatti, viene prelevata dal bacino lacustre e poi, in teoria, purificata dal potabilizzatore installato nel 2015.

Solo in teoria, però. La pratica è ben diversa. “Quel potabilizzatore, installato dalla precedente amministrazione – spiega il sindaco Mario Mengoni – non ha mai funzionato a dovere. Il suo compito sarebbe quello di eliminare sia l’arsenico che le altre sostanze derivate dalle alghe, ma questo non avviene. Quindi siamo costretti a vietare l’uso alimentare dell’acqua a circa l’80% delle famiglie, che devono servirsi delle casette”.

Tutte le altre utenze non hanno problemi perché i rubinetti si riforniscono da un pozzo che non ha problemi né di arsenico né di alghe. “Purtroppo con questa acqua riusciamo a coprire soltanto il 20% delle abitazioni – continua Mengoni -, le attività commerciali, le scuole e, naturalmente, anche le casette e le fontanelle messe a disposizione di chi non ha l’acqua potabile in casa”.

Trovare una soluzione a questo problema non è cosa semplice, soprattutto ora che Ronciglione è a un passo dall’ingresso forzato in Talete.

“Siamo uno degli otto comuni che non ha mai iniziato alcun passaggio formale per entrare in Talete – chiarisce il sindaco -, ma ora con la decisione della Regione pare saremo costretti a farlo. Se questo sarà davvero inevitabile, però, ci batteremo in ogni modo per far sì che almeno tutti i soldi che i nostri cittadini saranno costretti a versare in più per la bolletta dell’acqua vengano reinvestiti sul territorio e ci risolvano questo problema della potabilità”.

Mario Mengoni è tutt’altro che contento di entrare in Talete. E non ne fa un mistero. 

“Io non sono d’accordo per tre motivi ben precisi – dice il sindaco di Ronciglione -. In primo luogo non condivido il fatto che l’Ato debba coincidere con il territorio provinciale, quando sarebbe più giusto fare delle suddivisioni per tipi di territorio. Ad esempio il nostro paese, avendo il lago, ha problemi di qualità di acqua, ma non certo di quantità, mentre in altre zone della Tuscia c’è il problema opposto. Per non parlare delle tariffe: i ronciglionesi pagano 0,25 euro al metro cubo, quelli che stanno in Talete più di un euro. Servono così tanti soldi per avere acqua potabile? Tutto quello che saremo costretti a pagare in più sarà davvero reinvestito sul territorio? Ho i miei dubbi, ma mi batterò fino all’ultimo perché sia così”.

Infine, non ultima, la situazione critica e per niente rassicurante della Talete stessa. “Aderire a Talete che garanzie ci dà? – incalza Mengoni -. Siamo costretti dalla Regione a un passaggio forzato per entrare in un’azienda il cui cda è decaduto. Chi ci rassicura che ne avremo un vantaggio? Temo nessuno…”.

Francesca Buzzi


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11 aprile, 2019

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