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Viterbo - Il presidente del Centro studi e ricerche Idos Luca Di Sciullo durante la presentazione del dossier statistico Immigrazione 2018

“Sono tantissime le bandanti che lavorano in nero per gli italiani”

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Viterbo - La presentazione del dossier Immigrazione 2018

Viterbo – La presentazione del dossier Immigrazione 2018

Viterbo - Luca Di Sciullo

Viterbo – Luca Di Sciullo

Viterbo - Il dossier Immigrazione 2018

Viterbo – Il dossier Immigrazione 2018

Viterbo - Chiara De Carolis

Viterbo – Chiara De Carolis

Viterbo - Antonella Sberna

Viterbo – Antonella Sberna

Viterbo - La presentazione del dossier Immigrazione 2018

Viterbo – La presentazione del dossier Immigrazione 2018

Viterbo - La presentazione del dossier Immigrazione 2018

Viterbo – La presentazione del dossier Immigrazione 2018

Viterbo - Lukusa Tshiela

Viterbo – Lukusa Tshiela

Viterbo - La presentazione del dossier Immigrazione 2018

Viterbo – La presentazione del dossier Immigrazione 2018

Viterbo – L’invasione degli stranieri non c’è. Pregiudizi e sfruttamento invece sì. Al punto che si parla di una vera e propria sindrome. La “sindrome Italia”, quella che colpisce in particolare modo le badanti che quotidianamente accudiscono gli anziani italiani.

“Se l’ispettorato facesse dei controlli nelle case degli italiani dove ci sono le badanti, la percentuale di lavoro nero sarebbe probabilmente altissima”. A dirlo è il presidente del Centro studi e ricerche Idos (Immigrazione dossier statistico), Luca Di Sciullo, intervenuto ieri pomeriggio alla presentazione del dossier statistico Immigrazione 2018 realizzato dall’Idos svoltasi alla sala delle conferenze della provincia in via Saffi a Viterbo. 

Assieme a Di Sciullo anche Chiara De Carolis del Csv, centro per i servizi del volontariato, l’assessora alle politiche sociali del comune di Viterbo, Antonella Sberna, Cecilia Campaniello, coordinatrice della scuola migranti della Tuscia, Lukusa Tshiela, mediatrice culturale dell’associazione interculturale Sans Frontière, Riccardo Guido dell’università degli studi della Tuscia, e Pamela Masala, insegnante volontaria del Cds Tuscia.

La sindrome Italia è un fenomeno socio-sanitario. Una forma di depressione caratterizzata da ansia, apatia, insonnia e sensazione di alienazione.

“Le badanti, nella quasi totalità straniere – ha proseguito Di Sciullo – pagano un prezzo altissimo in termini esistenziali. Non godono di ferie, non hanno riposi, lavorano in nero e spesso non si possono ricongiungere ai loro cari perché devono dormire nelle abitazioni delle persone che seguono. Questo comporta spesso che i figli entrano in conflitto con loro e i loro compagni si rifanno una vita”.

In Italia, secondo i dati Inps, le badanti straniere sono oltre 800 mila. Quelle con un contratto regolare. In un paese come l’Italia che ha circa 13 milioni di anziani, classificato, fra l’altro, dalle Nazioni Unite come terzo paese a livello mondiale in termini di aspettativa di vita.

Tante, inoltre, le mistificazioni messe in atto nel corso di questi anni ai danni della popolazione straniera. “Si va da un paese invaso dagli immigrati – ha sottolineato Di Sciullo – ai migranti che rubano il lavoro, portano le malattie, passano avanti agli italiani nell’attribuzione dei benefici assistenziali e frenano il nostro sistema di formazione. Sempre più sentiamo parlare di una vera e propria invasione. Nulla di vero. In Italia ci sono 5 milioni di stranieri arrivati nel nostro paese in mezzo secolo di immigrazione. Tanti quanti sono gli italiani all’estero. Dopodiché, un’invasione che dura 50 anni non si è mai vista nella storia dell’umanità. Una cosa del genere non è stata mai documentata. Saremmo il primo paese nella storia dell’uomo”.

In Italia gli stranieri sono 5 milioni e 200 mila con un’incidenza pari all’8,7% dell’intera popolazione italiana. Un numero di persone che si è stabilizzato dopo che nel 2011 il governo non ha più consentito l’accesso ai migranti economici. I profughi sono invece soltanto 200 mila. Niente rispetto all’immaginario che viene costantemente dipinto. 

“Una miopia legata al fatto – ha spiegato Di Sciullo – che dal 2014 al 2017 c’è stato un boom di approdi via mare, 181 mila profughi 2016. Un fenomeno legato alle primavere arabe e alla crisi libica. Poi, a seguito degli accordi siglati dal governo italiano con tutte le parti in causa nella guerra libica, clan inclusi, dal 2017 si è registrato un vero e proprio crollo, passando ai 119 mila profughi nel 2017 fino ai 23 mila del 2018”.

A crescere sono soltanto le nascite. I figli degli stranieri nati nel 2018 sono stati infatti 68 mila, un settimo delle nascite, 438 mila nascite tutto. “In un paese – fa notare Di Sciullo – che da anni vive un gravissimo declino demografico e un costante invecchiamento delle popolazione. Più del 25% degli italiani ha infatti più di 65 anni. E in tale ottica, gli immigrati sono fondamentali, ci servono e ci sostengono ancora sia dal punto di vista demografico, con una popolazione giovanissima, era quello lavorativo”.

Il 10% dei lavoratori sono stranieri incidendo per il 10% sul italiano, “facendo quei lavori – sottolinea Di Sciullo che gli italiani non sanno più fare. Aiutando poi i loro stati di origine con rimesse, soldi che mandano al loro paese, che si aggirano attorno ai 5 miliardi di euro”. Quindi non solo sono fondamentali per l’Italia, ma sono anche gli stessi che sostengono i territori di provenienza. E anche questo, al di là della retorica del cosiddetto “aiutiamoli a casa loro”.

Allora, perché gli italiani hanno paura degli immigrati? “Perché – risponde il presidente dell’Ido – La gente è sempre più disposta a dar retta alla pancia piuttosto che al ragionamento. E la politica sfrutta tutto questo proponendo banalizzazione e contrapposizioni. Un immaginario che fa leva sulle paure. La paura di non trovare lavoro, di non trovare casa, la paura di morire. La paura, diceva don Tonino Belli viene da pavere che ha la stessa radice di pavimento. Le paure ci mettono allo stesso livello del pavimento con qualcuno che ci cammina sulla capoccia. È ora di alzare la testa perché le paure sono il terreno su cui si giocano tutte le false rappresentazioni che poi danno vita a veri e propri capri espiatori da perseguitare”.

Nel frattempo, però, le persone muoiono. Nel 2018 i morti in mare nel Mediterraneo sono stati 2300, su 4600 in tutto il mondo, di cui 1300 soltanto nella tratta italo-libica. Un dato altissimo.

Continuando ad analizzare i dati del dossier immigrazione si scopre tra i non comunitari, il 64,3% è di lungo soggiorno e il 35,7% a termine. Tra questi ultimi, il 25,5% sono richiedenti asilo, il 74,5% stanno invece in Italia per lavoro o ricongiungimento familiare. Per quanto riguarda le appartenenze religiose, il 52,6% degli immigrati sono cristiani, tra loro il 29,6% ortodossi e il 17,9% cattolici. Il 32,7% sono musulmani e il 14,6% appartengono ad altre religioni. I lavoratori stranieri sono circa 2 milioni e mezzo e rappresentano il 10,5% di tutti gli occupati. Il 26,5% è impiegato nell’industria, il 67,4% nei servizi e il 6,1% in agricoltura. 

“Nel Lazio spiega il dossier – i cittadini stranieri residenti sono aumentati del 2,5%, rimanendo in linea con l’incremento medio dell’ultimo quadriennio e poco sopra la media nazionale (+1,9%). Nel corso degli ultimi dieci anni il numero di stranieri residenti in regione è cresciuto costantemente, anche se negli ultimi quattro il ritmo di crescita è risultato decisamente più basso rispetto al periodo precedente. Nel contesto italiano il Lazio resta una delle aree più coinvolte nel processo migratorio proveniente dall’Europa neocomunitaria e dal continente asiatico. Di riflesso, si caratterizza per una relativamente bassa presenza residenti provenienti dai paesi africani. Il mercato del lavoro regionale è poi rimasto caratterizzato da un tasso di partecipazione degli stranieri nettamente superiore a quello degli italiani. Infatti gli stranieri costituiscono il 14,5% del totale della forza lavoro, un dato che pone il Lazio al primo posto tra le regioni italiane e che risulta più elevato del corrispondente peso sull’intera popolazione residente”. 

“Il vero problema – ha concluso il suo intervento Di Sciullo – è il mercato del lavoro. Precario, mal pagato e in nero. Una situazione vissuta sia dai lavoratori stranieri che da quelli italiani. Tant’è vero che nel 2017, 285 mila italiani hanno abbandonato il proprio paese. Tra quattro anni, se continua così, avremo un milione di italiani in meno. Tanti quanti lasciarono lo stivale tra la prima e la seconda guerra mondiale”. Che fare? “Un patto – ha detto Di Sciullo – tra italiani e stranieri. Per cambiare le cose che fanno male a tutti”. A partire dallo sfruttamento.

Daniele Camilli


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19 aprile, 2019

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