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Tribunale - Orte - In aula una compagna di scuola della vittima: "Mi ha fatto vedere il segno della mano sul braccio"

Trascina 15enne nel cantiere per violentarla, teste conferma le accuse al muratore

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Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale

Orte – E’ ripreso ieri il processo al muratore quarantenne di Orte accusato di violenza sessuale aggravata su una quindicenne.

L’uomo, difeso dall’avvocato Angelo Giuliani, avrebbe trascinato per un braccio la vittima nel cantiere dove lavorava, appostandosi vicino la sua abitazione e aspettandola mentre tornava a casa da scuola. I fatti risalgono al 13 maggio 2014.

“Mentre la trascinava dentro per un braccio, le diceva ‘devi credermi, ogni volta che passi mi si addrizza, vieni che ti faccio vedere’. Le ha detto che sapeva che era una prostituta. A mia figlia, che a venti anni è ancora vergine. Poi le ha fatto vedere il pene in erezione e ha provato a farglielo toccare”, ha detto in aula la madre 39enne d’origine romena, lo scorso 5 dicembre, confermando punto per punto la versione fornita cinque anni fa durante l’incidente probatorio dalla figlia, che riuscì a divincolarsi e scappare.

Ieri è stata la volta di una compagna di scuola della presunta vittima, all’epoca una studentessa pendolare dell’istituto d’arte di Civita Castellana.

“Facevamo la prima liceo, me lo disse durante il cambio d’ora. Mi fece vedere il segno lasciato dalla mano e mi disse che lui l’aveva afferrata per un braccio, cercando di trascinarla in un luogo appartato, vicino a casa sua, in un cantiere, mentre tornava a casa da scuola. Mi disse anche che era un conoscente”, ha detto la testimone davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. 

La versione della vittima, essendo minorenne all’epoca dei fatti, è stata cristallizzata nell’incidente probatorio, mentre la sua attendibilità è stata accertata attraverso una perizia.

Il processo è stato rinviato al 2 ottobre per la sentenza. 

Silvana Cortignani


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4 aprile, 2019

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