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Viterbo - Un patrimonio che probabilmente non ha eguali in tutta Italia

Per tutelare le fontane bisogna prima conoscere la loro storia

di Silvio Cappelli
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Viterbo - La fontana del cortile di Palazzo dei Priori

Viterbo – La fontana del cortile di Palazzo dei Priori

Viterbo - La fontana di piazza delle Erbe

Viterbo – La fontana di piazza delle Erbe

Viterbo - La fontana di piazza delle Erbe

Viterbo – La fontana di piazza delle Erbe

Viterbo - La fontana di San Faustino

Viterbo – La fontana di San Faustino

Viterbo - La fontana di piazza della Morte

Viterbo – La fontana di piazza della Morte

Viterbo - La fontana della Crocetta

Viterbo – La fontana della Crocetta

Viterbo – “Le fontane di Viterbo costituiscono nel loro insieme un complesso architettonico che probabilmente non ha eguali in tutta Italia. E’ difficile, infatti, trovare un’altra città in cui sia possibile seguire, attraverso una così ricca varietà di forme, l’evoluzione di questi monumenti dal Medioevo ai nostri giorni”.

Cosi scriveva l’insegnante Cecilia Piana Agostinetti nel suo libro “Fontane a Viterbo. Presenze vive nella città” pubblicato nell’ormai lontano mese di luglio del 1985, giusta conclusione di un esperimento didattico, con il contributo scientifico del compianto dottor Attilio Carosi, al tempo direttore della biblioteca comunale degli Ardenti di Viterbo, e del professor Augusto Campana dell’università degli studi di Roma.

Le nostre numerose fontane viterbesi, infatti, situate in bella vista nelle piazze principali del centro storico, relativamente al periodo medioevale, e non solo, ci stanno trasmettendo ancora un patrimonio di informazioni insostituibile per quanto riguarda la storia, l’arte, le caratteristiche strutturali, le decorazioni, gli stemmi e, più in generale, il loro particolare pregio storico-artistico.

Possiamo dire che le fontane a Viterbo, con il loro fascino e la loro bellezza, specialmente per il periodo medioevale e rinascimentale, hanno rappresentato il fulcro dell’antica vita sociale. Nel passato hanno ricoperto contemporaneamente il ruolo di arredo urbano e di pubblica utilità: le armonie dei fusi e delle vasche, l’eleganza delle coppe, la particolarità degli ugelli e degli zampilli, le scritte scolpite nel grigio peperino, il suono prodotto dallo scrosciare dell’acqua, l’approvvigionamento idrico per gli abitanti del quartiere, i diversi utilizzi per le attività artigiane e contadine (come lo stanare delle botti prima della vendemmia), la trasformazione successiva in forza-lavoro dell’acqua di scolo canalizzata per i molini e altri impianti industriali situati più a valle e cosi via.

Le fontane, dunque, dovrebbero rappresentare le preziose testimonianze dei significati storici, artistici, sociali e umani, dell’intera comunità viterbese. Testimonianze di vita oggi troppo spesso esposte indifese alle intemperie, al traffico e allo smog quotidiano, all’incuria dell’uomo e agli atti vandalici.

In città ne abbiamo tante e, di conseguenza, tanto (e diverso) è il degrado che le ha colpite. Ci sono fontane diventate ormai mute, prosciugate, in alcuni casi con le acque putride e stagnanti, vasche rotte e piene di immondizia, cannelle otturate o malfunzionanti, strutture massacrate dall’intervento dell’uomo, certe volte “modernizzate” con fili elettrici sotto traccia per dotarle di impianto di illuminazione e tantissime altre nefandezze.

E allora serve assolutamente prevenire questo degrado e conservarle, dall’incuria scellerata dell’uomo, prima che sia troppo tardi. Sono beni culturali, cioè testimonianze materiali che hanno valore di civiltà. E per conservarle non bisogna aspettare che crollino, che le lastre di peperino si sfaldino, che l’acqua si esaurisca, ma bisogna mettere in atto un sistema di prevenzione di prim’ordine, comprendente in prima battuta manutentori dedicati a tempo pieno che conoscano la loro storia, la storia dell’intera città, con risorse economiche adeguate al fabbisogno. La conoscenza del ruolo svolto dalle fontane che intendiamo conservare, del loro valore storico e artistico, è fattore indispensabile come atto preliminare alla tutela, alla salvaguardia, e alla valorizzazione di tutte le fontane cittadine.

Vanno tutelati, ovviamente, secondo me, per lo stesso motivo, anche i lavatoi, gli antichi acquedotti, le sorgenti e i corsi d’acqua all’interno del centro storico.

Interessante, per questo, il cd documentario “Ducere aquam et facere fontem”, realizzato nei giorni scorsi da Paolo Paganucci, che prende spunto da una disposizione statutaria viterbese a favore degli eremitani della SS. Trinità, per descrivere più in generale i dettagli degli aspetti storici, artistici, archeologici e popolari delle acque, delle fontane, dei fossi e degli acquedotti della città di Viterbo.

Tutte realtà, queste, che vengono dal passato, ma che debbono vivere necessariamente ancora nel presente e nel futuro.

Silvio Cappelli

Dottore in Conservazione dei Beni Culturali


Multimedia: Fotogallery: I lavori nella fontana del Sacrario – Fontana Grande sta colando a picco – L’abbandono e lo sfascio delle fontane viterbesi – Video: Fontana Grande, anatomia di un cadavere


Le fontane di Viterbo abbandonate a se stesse

Fotogallery

Centro storico

– Piazza della Crocetta

– Pianoscarano

– Piazza Dante

– Piazza del Comune

– Piazza del Gesù

– Piazza della Morte

– Piazza della Rocca

– Piazza delle Erbe

– Piazza Fontana Grande

– Piazza San Lorenzo

– Palazzo dei papi

– Sacrario

– Piazza San Faustino 

Fuori le mura

– Fontana a sfera Murialdo

– Fontana Caduti del mare piazza Vittorio Veneto

Frazioni

– Bagnaia

– San Martino – La fontana a fuso

– San Martino – La fontana di via Cadorna

– San Martino – La fontana di piazza Mariano Buratti


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15 aprile, 2019

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