Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Omicidio a Mammagialla - Interviene il garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia

“La violenza in carcere non si risolve con la riapertura dei manicomi criminali”

Condividi la notizia:

Stefano Anastasia

Stefano Anastasia

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – “L’omicidio di Viterbo deve far riflettere sulla condizione dei malati psichiatrici in carcere”. Lo scrive il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, sull’Huffington Post. Nel blog che cura per la versione italiana del giornale statunitense, Anastasia affronta l’omicidio a Mammagialla. “Nella notte tra sabato e domenica – spiega – un detenuto ha ucciso il suo compagno di stanza per futili motivi. L’aggressore è reo confesso: 34enne, viene arrestato a febbraio per l’aggressione violenta (è imputato di tentato omicidio) ai danni del suo anziano convivente. Dopo pochi giorni viene trasferito da Civitavecchia a Viterbo, dopo aver aggredito il compagno di stanza e, pare, un agente di polizia intervenuto a separarli. A Viterbo è dapprima in isolamento, in osservazione psichiatrica e seguito da una psicologa. Poi viene messo in stanza con la sua futura vittima, Giovanni”.

Giovanni Delfino, 61 anni, ucciso a colpi di sgabello dall’indiano Sing Khajan. “Giovanni – racconta Anastasia – è un maturo e pacifico homeless viterbese, arrestato in esecuzione di una pena per resistenza a pubblico ufficiale: fatto avvenuto nel 2011, otto anni fa. Se avesse avuto un domicilio, probabilmente non sarebbe stato in carcere. Ma il carcere, a dispetto del suo sovraffollamento e della sofferenza che induce sui suoi ospiti, continua a essere frequentemente il domicilio coatto di persone che disturbano la quiete pubblica, il decoro urbano o l’idea che di essi hanno alcuni benpensanti. Il primo pensiero, quindi, non può che essere per lui, per Giovanni, per la vittima”.

Il Garante dei detenuti del Lazio, Anastasia , chiede: “Che ci faceva in carcere?”. E linka l’articolo di Tusciaweb “Aveva scelto lui di andare in carcere, per levarsi dalla strada e avere un tetto sulla testa”, in cui una volontaria della Croce Rossa di Viterbo ripercorre la vita di Giovanni Delfino. “Era proprio necessario – chiede Anastasia – che vi fosse costretto per un reato da niente a tanti anni dal fatto? Poi certo ci sono le responsabilità personali. Quelle penali sembrano chiare, anche se si dovrà valutare la capacità di intendere e di volere dell’omicida, per configurarne la pena o la misura di sicurezza. Su quelle amministrative (perché Giovanni fosse in stanza con un detenuto che aveva già mostrato comportamenti aggressivi nei confronti dei conviventi), l’amministrazione penitenziaria sta svolgendo gli accertamenti del caso. Come sempre, però, una tragedia di queste proporzioni deve indurre riflessioni anche sulle politiche e sulle misure necessarie a prevenire simili episodi”.

Sull’omicida Sing Khajan, Anastasia scrive: “L’autore del reato vi si trovava (a Mammagialla, ndr) per “ordine e sicurezza”: possibile che questo carcere debba essere condannato a ospitare detenuti che altrove abbiano tenuti comportamenti irregolari, se non proprio delittuosi? Per quale ragione si pensa che quello sia il posto giusto per loro? Perché lì la disciplina è più ferrea che altrove? Ma così siamo di fronte a una profezia che si autoavvera: il carcere di Viterbo è considerato un istituto punitivo, vi si mandano gli “irregolari”, gli “irregolari” si comportano irregolarmente, l’istituto tiene fede alla sua nomea e fioccano gli eventi critici. È possibile mettere fine a questo circolo vizioso, per esempio fermando i trasferimenti a Viterbo per “ordine e sicurezza” e incentivando iniziative e attività finalizzate al sostegno e al reinserimento sociale dei detenuti? Per esempio, ma è solo un esempio, positivo e parzialmente negativo allo stesso tempo, la direzione regionale della formazione, d’accordo con il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, ha programmato tre corsi di formazione professionale per 55 detenuti: due di essi stanno per partire, uno, invece, è stato trasferito a Rebibbia per mancanza di adesioni tra i detenuti”.

Anastasia affronta quello che definisce “il problema dell’assistenza psichiatrica in carcere”. “Se è vero che l’omicida avesse e ha problemi di salute mentale, merita di avere cure e assistenza medica adeguata. In questi giorni già abbiamo sentito appelli alla controriforma: ‘Riaprire gli ospedali psichiatrici giudiziari’ ha detto qualcuno, come se la reclusione nel manicomio criminale possa risolvere il problema della convivenza con i malati di mente autori di reato, come se quarant’anni di riforma psichiatrica fossero passati invano. No, il problema non è tornare indietro, alle vite perdute nei manicomi in nome della nostra sicurezza e della nostra indifferenza. No, il problema è andare avanti nel solco di una riforma incompiuta che, prima o poi, dovrà affrontare il nodo della responsabilità penale dei malati di mente autori di reato, ma che intanto deve garantire la migliore e più qualificata assistenza psichiatrica anche in carcere per il tempo (speriamo breve, brevissimo), in cui imputati o condannati con problemi di salute mentale vi siano trattenuti. A Viterbo, anche a Viterbo, ci si sta lavorando, intanto con un potenziamento delle ore di presenza in carcere degli psichiatri, domani, speriamo, con l’attivazione di un’articolazione di salute mentale adeguata alle necessità terapeutiche dei suoi ospiti”.

Infine, “il problema delle alternative al carcere”. “Dalla riforma penitenziaria approvata in ottobre – conclude Anastasia -, il governo ha sciaguratamente escluso le alternative al carcere per i detenuti con problemi di salute mentale e finanche la sospensione pena per le condizioni di incompatibilità. La Corte costituzionale si pronuncerà a breve su questo ultimo punto, togliendo – spero – le castagne dal fuoco a un legislatore cieco e inconsapevole. Ma resterà il problema della riduzione del carcere a extrema ratio nel trattamento penale del malato di mente autore di reato, della previsione di adeguate ed efficaci alternative alla detenzione. Servono leggi, ma serve anche una diversa attenzione del territorio, delle sue politiche e dei suoi servizi, che sappiano prendere in carico e sostenere i malati di mente autori di reato sul presupposto che se la malattia può essere cronica, la colpevolezza non lo è: come per tutti può e deve estinguersi con la fine della pena, nella possibilità di una vita diversa”.


Condividi la notizia:
5 aprile, 2019

Omicidio a Mammagialla ... Gli articoli

  1. "Se la perizia dirà che l'assassino è un pazzo, vogliamo sapere perché stava in cella con Delfino"
  2. "L'assassino di nostro padre avrebbe dovuto trovarsi in cella d'isolamento"
  3. Uccise il compagno di cella a Mammagialla, collegio di periti per stabilire se è sano di mente
  4. Ucciso in carcere da un detenuto, denunciati direttore e comandante della penitenziaria
  5. "L'ho ammazzato perché non voleva darmi l'accendino"
  6. Omicidio a Mammagialla, manca l'interprete di punjabi stop al processo
  7. Omicidio a Mammagialla, davanti ai giudici il killer di Giovanni Delfino
  8. Detenuto viterbese ucciso a Mammagialla, giudizio immediato per l'omicida
  9. Uccise il compagno di cella, trasferito a Rebibbia in attesa del processo
  10. "Omicidio a Mammagialla, quella sera solo due agenti per 300 detenuti"
  11. "Giovanni è chiamato alla vita che non muore"
  12. "E' partita la caccia alle streghe contro la penitenziaria"
  13. Convalidato l'arresto dell'omicida, domani i funerali di Giovanni Delfino
  14. "Aveva scelto lui di andare in carcere, per levarsi dalla strada e avere un tetto sulla testa"
  15. Tentò di uccidere il convivente a coltellate
  16. "Stavamo litigando su cosa guardare in tv e l'ho ucciso"
  17. "Va ricostruita la dinamica per valutare eventuali responsabilità del personale"
  18. "L'ho colpito con lo sgabello e l'ho ucciso"
  19. "Omicidio a Mammagialla, basta detenuti psichiatrici in celle comuni"
  20. "Omicidio a Mammagialla, riaprite gli ospedali psichiatrici giudiziari"
  21. Detenuto colpisce con lo sgabello il compagno di cella e lo uccide

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR