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Giallo di Ronciglione - "Andrea indagato anche per lesioni alla nonna" lo svela Chi l'ha visto? che è tornata a occuparsi della morte di Maria Sestina Arcuri - Lo zio del 30enne: "Aveva bevuto e non si è accorto che la fidanzata stava male, non è un killer ma un poveretto" -

Il figlio di 5 anni di Landolfi: “Ho visto papà buttare Sestina dalle scale”

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Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi

Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi con il figlio minorenne

Andrea Landolfi con il figlio minorenne

Ronciglione – Giallo di Ronciglione. “Andrea Landolfi – riporta Chi l’ha visto? – è indagato non solo per omicidio aggravato e omissione di soccorso, ma anche per lesioni aggravate. Però non ai danni della fidanzata Sestina Arcuri, ma di sua nonna”. Mirella Iezzi, 80 anni, proprietaria dell’appartamento di via Papirio Serangeli in cui il nipote di 30 anni e la fidanzata di 26 stavano trascorrendo il primo fine settimana di febbraio. Quello della tragedia, perché il 5 febbraio Maria Sestina muore.

“Secondo la procura di Viterbo – ricostruisce la giornalista della trasmissione di Rai 3, Paola Grauso – Andrea Landolfi, subito dopo la caduta dalla scala che è costata la vita a Sestina, avrebbe colpito la donna di 80 anni incrinandole tre costole. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la nonna quella notte (quella tra il 3 e il 4 febbraio, ndr) esce di casa alle 2 da sola e sconvolta, e si reca al pronto soccorso di Ronciglione. Al presidio medico, non potendo fare molto per lei, le dicono di rivolgersi a un vero ospedale. Allora chiama una figlia, ed è il genero che la va a recuperare alle 3 di notte mentre vaga per le vie del centro di Ronciglione. Il genero aveva detto che la suocera era spaventata e che l’aveva portata a casa sua per poi accompagnarla, la mattina dopo, al San Filippo Neri”.

A Chi l’ha visto? il genero di nonna Mirella racconta: “Quando è salita in auto mi ha detto che si sentiva male perché due, tre giorni prima era caduta mentre tornava con la spesa e aveva sbattuto il fianco a una ringhiera. La sera della caduta dalle scale di Sestina con Andrea lei è corsa per tirare su Sestina, e Andrea, per spostarla, le ha toccato proprio la parte che le faceva male. Per spostarla, le ha dato una botta col dorso della mano nella parte che le faceva male e ha acuito il dolore. Non un colpo voluto, ma come se l’avesse spostata violen… No violentemente, ma bruscamente”.

Il racconto del genero prosegue: “La signora Mirella era tranquilla nei confronti di Sestina. Non aveva il comportamento di chi aveva visto buttare di sotto una ragazza. Era molto arrabbiata per il comportamento di loro due che erano alterati perché avevano bevuto. Era spaventata dall’atteggiamento del nipote quando beve, come è stato altre volte. Se io avessi saputo che la ragazza stava male, quando alle 3,05 ho preso mia suocera, sarei andato a casa a vedere la situazione e avrei chiamato l’ambulanza. Ma a me ha detto che stavano bene. Quindi io che andavo a vedere, due ubriachi? Non me ne frega niente. Più tardi Andrea ha telefonato perché Sestina vomitava. Ho pensato che fosse ubriaca come lui, ma poi ha detto che vomitava anche sangue e gli ho detto di chiamare immediatamente l’ambulanza”.

A medici e carabinieri Landolfi ha sempre raccontato che Sestina è scivolata insieme a lui dalle scale che portano alla mansarda. Una caduta accidentale, secondo il 30enne, dopo la quale la fidanzata avrebbe sbattuto la testa sul caminetto in pietra posto nel salone. Stando sempre alla versione del ragazzo, Sestina si sarebbe poi alzata andando a dormire. Il racconto è stato confermato anche da sua nonna, in casa al momento della tragedia.

La caduta avviene alle 2 di notte, ma Landolfi chiama il 118 solo alle 5,56 del 4 febbraio. “Con molto ritardo – sostiene lo zio – perché aveva bevuto. Se non avesse bevuto, aveva i riflessi normali per accorgersi che Sestina non stava bene. È stato un pessimo incidente dove disgraziatamente una ragazza ha perso la vita. Per me una punizione dovrà esserci, ma da qua a un omicidio volontario ce ne vuole”. La procura di Viterbo, pm Franco Pacifici, ha indagato Landolfi per omicidio e omissione di soccorso.

La giornalista Grauso, afferma: “Agli atti c’è un’altra importante testimonianza di quella notte. In casa al momento della caduta c’era anche il figlio minore di Andrea che, ascoltato alla presenza di una psicologa, ha detto di aver visto il padre gettare Sestina dalle scale”. Lo zio di Landolfi, nonché il genero di Mirella Iezzi, ribatte: “In tutta la dichiarazione c’è la madre che imbocca il bambino dicendogli come erano andate le cose. Se Andrea non l’hanno arrestato dopo quella dichiarazione, vuol dire che non conta nulla. Il pm palesemente lo vuole mettere in galera. Sta a Viterbo, questo è un caso importante e logicamente lo vuole chiudere in un modo. Non può essere stato un incidente…”.

Il pubblico ministero Pacifici, con i risultati dell’autopsia in mano (per i medici legali Mauro Bacci e Massimo Lancia c’è “incompatibilità tra le lesioni riportate” da Sestina “e un rotolamento sui gradini della scala”, e parlano di una “caduta libera in accelerazione dall’alto verso il basso e di un impatto con una superficie liscia e piana”), ha chiesto l’arresto in carcere per Landolfi. Ma il gip Francesco Rigato l’ha rigettata. Il pm però, convinto dell’impianto accusatorio, si è appellato al Riesame. Il tribunale capitolino ha fissato per lunedì prossimo l’udienza. “Perché deve continuare a infierire? – chiede lo zio di Landolfi riferendosi al pm Pacifici -. Lo hanno fatto passare come un killer quando, per me, è un poveretto. Un ragazzo che ha mille problemi”.


Multimedia: Fotocronaca: Il sopralluogo dei Ris – I Ris di nuovo nella casa della tragedia – I Ris nella casa della tragedia – Video1 – Video2

 – Landolfi al 118: “Stavamo giocando e siamo caduti dalle scale, ma la botta più forte l’ho presa io…”


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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24 maggio, 2019

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