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Tribunale - Nepi - E' imputato di maltrattamenti in concorso con le titolari della casa alloggio di Settevene arrestate nell'operazione Barbarie

Botte e sevizie ai nonni nell’ospizio lager, a processo medico geriatra

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Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo Nepi - Un anziano schiaffeggiato

Casa di riposo Nepi – Un anziano schiaffeggiato

Nepi – Anziani picchiati e maltrattati, nel vivo il processo al geriatra dell’ospizio lager cui furono posti i sigilli sei ani fa in seguito all’operazione “Barbarie”.

Parti civili cinque familiari delle presunte vittime.

Imputato un medico romano di 73 anni, rinviato a giudizio il 30 maggio 2017 dal gip Savina Poli nell’ambito dell’inchiesta che ha fatto seguito  al sequestro della casa alloggio “Serena senectus” di Settevene e all’arresto, nell’autunno del 2013, di due donne, madre e figlia, di 76 e 57 anni, finite ai domiciliari per maltrattamenti agli anziani.

E’ accusato di maltrattamenti in concorso, omessa custodia e altri reati connessi alla sua attività.

Nei filmati delle telecamere nascoste si vedono i dieci anziani ospiti, quattro dei quali non autosufficienti, presi a schiaffi e pugni, insultati o legati mani e piedi alla tavola durante i pasti. 

Il giorno del blitz, furono trasferiti a Faleria con tre ambulanze, un pulmino, tre infermieri e un assistente sociale. La “Serena senectus” era finita nel mirino degli investigatori, dopo la segnalazione di un collaboratore, per la mancanza dei requisiti a lavorare come Rsa.

Madre e figlia, la titolare Rosalia Ceci e l’assistente Michelina Miseria, hanno patteggiato, sempre nell’udienza del 30 maggio 2017, rispettivamente un anno e mezzo e un anno, dieci mesi e dieci giorni di reclusione. Per il dottore, indagato successivamente all’inchiesta, il processo è entrato nel vivo martedì davanti al giudice Gaetano Mautone. 

Nel corso dell’udienza di martedì c’è stata la prima sfilata di testimoni, una decina, tra cui diversi familiari degli ospiti della struttura, situata nel territorio del comune di Nepi, ma frequentata da molti anziani della capitale. 

Nel 2015 furono riesumati i corpi di quattro presunte vittime, in seguito alla perizia super partes disposta dal tribunale in sede di incidente probatorio. Non una frattura. Non un’ecchimosi. Non una cicatrice. L’obiettivo era stabilire se ci fosse un nesso di causalità tra i maltrattamenti filmati dai carabinieri con delle microcamere nascoste e le morti sospette.

“Non è emerso alcun nesso tra la morte degli anziani ospiti e i maltrattamenti, che, documentati dai filmati, sappiamo esserci stati. Il mio assistito, dal canto suo, ha prescritto trattamenti terapeutici conformi e non è vero che non abbia trattato in maniera adeguata le piaghe da decubito, come si legge nell’informativa del Nas”, sottolinea il difensore Marco Russo.

Il geriatra, come hanno confermato i testimoni, non sarebbe stato il responsabile sanitario della struttura. “Si recava da una a tre volte la settimana presso la casa alloggio di Settevene, secondo necessità, soltanto per seguire i suoi pazienti e riferirne le condizioni di salute ai familiari, come avrebbe fatto se fossero stati in casa propria, consigliando, se il caso, il ricovero in ospedale. Non ha alcuna responsabilità dell’aggravamento delle piaghe da decubito, per la cura delle quali dava precise indicazioni alle titolari”, dice il legale. 

Altermine dell’udienza, il processo è stato rinviato al 10 dicembre per sentire altri dodici testimoni. 

Silvana Cortignani


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9 maggio, 2019

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