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Cronaca - L'inchiesta aperta nel 2014 dalla procura di Viterbo - Tra gli indagati anche un viterbese - Il militare dell'Arma: "Potrebbe essere una ritorsione"

Caso Cucchi, il carabiniere testimone rischia il processo per droga e spaccio

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Riccardo Casamassima

Riccardo Casamassima

Viterbo – Detenzione di droga ai fini di spaccio, la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per Riccardo Casamassima. Lo riporta il FattoQuotidiano.it. Casamassima è il carabiniere diventato testimone chiave nel processo per omicidio preterintenzionale dopo la morte di Stefano Cucchi e che è pronto a costituirsi parte civile nel procedimento aperto sui depistaggi organizzati dai suoi stessi colleghi per insabbiare il pestaggio subito in caserma dal geometra 31enne la notte del suo arresto, quella tra il 15 e il 16 ottobre del 2009. Cucchi morì sei giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini di Roma. Casamassima, con le sue dichiarazioni su quanto aveva appreso da alcuni colleghi, nel 2016 ha fatto riaprire il caso.

“Una richiesta di rinvio a giudizio per detenzione di droga ai fini di spaccio arrivata a cinque anni dalla perquisizione – scrive il FattoQuotidiano.it -. Che, secondo la difesa, ebbe esito negativo. La richiesta di processo, firmata dal pm Giuseppe Bianco, coinvolge altre quattro persone. Tra cui la compagna di Casamassima, anche lei carabiniere e testimone del caso Cucchi, Maria Rosati. Secondo quanto si legge nel capo d’imputazione, Casamassima e la compagna , “in concorso tra loro, detenevano nella loro casa a Roma quantitativi non determinati di sostanza stupefacente di tipo cocaina”.

L’indagine è scattata a Viterbo nel 2014 e vede indagate anche tre persone con precedenti: un viterbese, un tunisino e una donna di Roma, accusati a vario titolo anche di altri reati, come estorsione e possesso d’arma da fuoco. L’inchiesta, aperta dalla procura di Viterbo, è poi passata per competenza territoriale a Roma. Nel maggio 2017 è stata disposta la chiusura delle indagini.

“Nessuna sostanza stupefacente è stata trovata nella casa di Riccardo Casamassima o della sua compagna – commenta la legale di Casamassima, l’avvocato Serena Gasperini -. La perquisizione domiciliare del 2014 ha avuto esito negativo. Questo rinvio a giudizio è un attacco strategico e un’intimidazione per screditare Casamassima, teste chiave al processo Cucchi. L’episodio della richiesta di rinvio a giudizio è devastante perché si colloca in un periodo importante, visto che il prossimo 21 maggio Casamassima si costituirà nel processo dove ci sono carabinieri e ufficiali imputati nell’inchiesta sui depistaggi. Per quel giorno, infatti, è prevista l’udienza preliminare. È insolito che le indagini in cui ora è indagato Casamassima siano state svolte da colleghi dell’Arma. Quando è indagato un carabiniere in genere interviene la polizia e viceversa, per garantire una sorta di distanza. Nel 2014, quando avvenne la perquisizione, si sapeva già che Casamassima avrebbe parlato”. E l’inchiesta che lo vede coinvolto “è cominciata a Viterbo, con un procedimento del marzo 2014 nato nei confronti di altri soggetti, uno dei quali avrebbe avuto contatti con la compagna del carabiniere. Ma nessun procedimento era partito a carico dei due”, conclude l’avvocato Gasperini.

Casamassima ha aggiunto: “Non è la prima volta che vengono fatti dei tentativi per delegittimarmi. Infatti ci sono anche altri procedimenti penali a mio carico e lo dimostra anche il fatto che il 21 sono parte offesa nel processo Cucchi. Mi aspettavo mi potessero fare qualcosa, certo non mi aspettavo una cosa del genere. In queste ore stanno dando delle informazioni totalmente false e sbagliate. Mi è stata fatta una perquisizione nel 2014 a casa, dalla squadra mobile e dal reparto operativo dei carabinieri inerente uno dei procedimenti penali a mio carico che non c’entrano niente con la droga. Non mi è stata trovata droga né elementi riconducibili allo spaccio. Ci sono state dichiarazioni di una persona che ha affermato questo. Non c’è riscontro. Questa dichiarazione poi è arrivata subito dopo la testimonianza al processo Cucchi. Potrebbe essere legato a una cosa ritorsiva. Ma siamo abbastanza tranquilli perché non è la prima volta”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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16 maggio, 2019

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