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Commerciante assassinato nel suo negozio di via San Luca - Michael Aaron Pang si è accorto degli scatti ed è nata la discussione finita in tragedia - Il 22enne fermato per l'omicidio ha provato a cancellare le immagini, non c'è riuscito e si è disfatto del cellulare

Fedeli insospettito fotografò il ragazzo che lo avrebbe ucciso

di Raffaele Strocchia

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Viterbo – Quel cliente lo aveva insospettito. A tal punto che Norveo Fedeli, il commerciante di 74 anni ucciso nel suo negozio di via San Luca, lo aveva fotografato di nascosto con lo smartphone e aveva mostrato gli scatti al figlio Pierluigi. Sarebbe stato lui, sentito dagli investigatori, il primo a ricondurre il volto del ragazzo immortalato dalle telecamere di sorveglianza a quello visto nelle immagini catturate dal padre. “I familiari della vittima ci hanno subito dato informazioni importanti – sottolinea il capo della squadra mobile Gian Fabrizio Moschini -. Hanno parlato di un giovane cliente che, stando a quanto Fedeli gli aveva raccontato, negli ultimi giorni era entrato diverse volte nella boutique con un comportamento strano”. L’ultima venerdì, intorno all’ora di pranzo e a qualche minuto dalla chiusura. La prima, invece, il 30 aprile. Il 2 maggio la seconda. Michael Aaron Pang, il 22enne nato in Corea del Sud ma con passaporto statunitense, fermato sabato per omicidio e rapina, avrebbe provato a comprare 600 euro di vestiti senza però riuscirsi. La carta di credito, a lui intestata, è stata rifiutata per inadempienza sul conto corrente aperto in una banca americana.

Omicidio Fedeli - Michael Aaron Pang

È molto probabile che Pang si sia accorto che Fedeli lo aveva fotografato. E potrebbe essere stata proprio questa (insieme alla pretesa di non pagare la merce) la causa della discussione che è poi finita in tragedia, con il 22enne che avrebbe colpito con uno sgabello di ferro il commerciante alla testa. “Un’aggressione violenta e improvvisa”, l’ha definita il procuratore Paolo Auriemma. Trascinato il corpo, lasciando una lunga scia rossa sul pavimento della jeanseria, dal bancone a un appendiabiti mobile dietro al quale è stato nascosto e lasciato in una pozza di sangue, il 22enne, dopo essersi coperto la t-shirt e la scarpa sinistra sporche di sangue con una giacca e una busta, si sarebbe appropriato della merce, del portafoglio e del cellulare della vittima. Mentre, come ricostruito dal comandante del nucleo operativo dei carabinieri Guglielmo Trombetta, il “portafoglio, con i soldi e i documenti di Fedeli, era nella stanza del giovane”, il telefonino è stato ritrovato in una stradina vicina a via San Luca. Sporco di sangue, è stato “lanciato” nel foro d’aerazione di una cantina. Pang avrebbe provato a cancellare le foto che il 74enne gli aveva fatto, senza però riuscirci. Lo smartphone era protetto da un codice d’accesso e così il ragazzo se ne è disfatto. Quando gli investigatori hanno recuperato il cellulare, le immagini con il volto del 22enne erano ancora al suo interno.



Rintracciato a meno di 24 ore dall’omicidio a Capodimonte, dove era ospite di una tedesca amica di famiglia, il giovane questa mattina comparirà davanti al gip che dovrà convalidare il fermo e, in caso, applicare una misura di custodia cautelare. Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del pm, è pronto a farsi interrogare dal giudice e a raccontare cosa è successo venerdì nel negozio di Fedeli e perché sia scappato invece che costituirsi. Partito da solo da Overland Park, comune nello stato americano del Kansas, è in Italia da fine febbraio. “Regolarmente, con un visto turistico – afferma l’avvocato Remigio Sicilia, che lo difende insieme alla legale Lilia Ladi -. A Viterbo era intenzionato ad aprire un’attività nella stessa zona della boutique della vittima”. Negli Stati Uniti, a luglio 2014, quando aveva 17 anni, Pang è stato condannato a nove mesi di libertà vigilata, poi ridotti a sette, per possesso e consumo di alcolici da parte di minore.

Viterbo - Omicidio in via San Luca - I funerali di Norveo Fedeli

Ieri, nella basilica di san Francesco, i funerali di Fedeli. C’era l’intera città: dalle istituzioni alle organizzazioni sindacali, professionali e di categoria. Tutta Viterbo si è stretta intorno alla famiglia del 74enne. Alla moglie Maria Chiara, ai figli Pierluigi e Nathalia, ai nipoti. Gli occhi stravolti dalle lacrime e il cuore spezzato da un dolore lancinante ma composto. Pacate ma ferme le parole del vescovo Lino Fumagalli. “Basta con la violenza, la ferocia che c’è stata deve ricordarci che siamo comunità”. Un’omelia che è suonata come un appello. Ieri era lutto cittadino: bandiere abbrunate e saracinesche abbassate in memoria di Norveo. “Ci ha lasciati un uomo buono e un lavoratore onesto – ha ricordato il vescovo -. La sua perdita è una profonda ferita per tutti, soprattutto per i familiari. Al Signore chiediamo di aiutarci a costruire una città migliore, dove l’altro sia sempre un valore”. In serata il corteo silenzioso per le vie del centro. Per ricordare la vittima e per opporsi all’escalation di violenza. In piazza del Comune un minuto di silenzio, il più lungo che Viterbo abbia mai conosciuto. Migliaia di persone hanno attraversato la città fino al santuario di santa Rosa, passando per via San Luca. Sul sagrato della chiesa dedicata alla patrona, con dei lumi, è stato tracciato il nome di Viterbo. Per dare nuova luce alla speranza.

Raffaele Strocchia


Multimedia: Video: I funerali di Norveo Fedeli– Il fermo del presunto omicida – Omicidio Fedeli – La Procura: “Un ragazzo pericoloso che poteva scappare” – Omicidio in via San Luca – Commerciante ucciso a sprangate – Il sindaco: “Vittima trovata in un lago di sangue” 

Fotocronaca: Michael Aaron Pang – I funerali di Norveo Fedeli – La città saluta Norveo Fedeli – Omicidio Fedeli, il presunto killer prima e dopo il delitto – Omicidio Fedeli, i media Usa – Omicidio in via S. Luca, il fermato viene portato in carcere – Il fermo del presunto omicida di Norveo Fedeli – Negoziante ucciso a sprangate – Negoziante trovato morto in via San Luca – Omicidio in via San Luca – 

Videointervista: Parla la prima donna entrata nel negozio


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 maggio, 2019

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