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Madonna Liberatrice, facchini di S. Rosa per la seconda volta al trasporto della macchina

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I facchini di santa Rosa portano la macchina della Madonna liberatrice [4]

I facchini di santa Rosa portano la macchina della Madonna liberatrice

Viterbo – (s. c.) – Riceviamo e pubblichiamo – In ossequio alla tradizione, Viterbo tributerà domenica prossima 26 maggio, solenni onoranze alla Madonna Liberatrice, da sette secoli sua protettrice della città.

La tradizionale processione muoverà alle 18 da piazza del Comune per concludersi nella chiesa della Santissima Trinità con il discorso celebrativo e la benedizione del vescovo.

L’immagine della Vergine, trasportata dai “Fedelissimi della Liberatrice” su un’artistica macchina barocca del 17esimo secolo, verrà scortata dai cavalieri Costantiniani di san Giorgio e accompagnata dal capitolo della cattedrale, dal clero, dai religiosi, dalla fraternità agostiniana secolare, dalle confraternite e associazioni laicali, dai volontari dell’Ordine di Malta e dai fedeli.

Per la seconda volta sarà presente anche una rappresentanza del sodalizio dei facchini di Santa Rosa.

Il culto verso la Liberatrice rappresenta senz’altro la più antica devozione mariana dei viterbesi, poiché è da circa settecento anni che essi invocano sotto questo titolo la Madre di Dio nella chiesa della santissima Trinità, officiata dai padri agostiniani.

Essa cominciò ad essere venerata con culto solenne il 28 maggio 1320, a seguito della protezione accordata dalla Vergine alla città dei papi, funestata da violente calamità naturali e da gravi discordie civili: come è riferito dalle cronache del tempo, i viterbesi ritrovarono la pace ai piedi dell’immagine della Madonna, da quel momento proclamata loro Liberatrice.

Per solennizzare tale consacrazione, la magistratura, fece dono al santuario di una riproduzione in argento della città, L’interesse costante del comune di Viterbo per la sua Liberatrice è confermato dagli antichi statuti, e quello del 1344 stabiliva che la sua festa si celebrasse ogni anno, nel lunedì di Pentecoste.

Con la caduta dello stato della chiesa nel 1870, il corteo religioso venne interrotto dopo oltre cinque secoli e mezzo. Nel 1945, dopo le tragiche vicende della Seconda guerra mondiale, su iniziativa dell’arcivescovo – vescovo di Viterbo e Tuscania monsignor Adelchi Albanesi, venne ripresa la tradizionale processione con la partecipazione ufficiale delle autorità municipali.


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