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Per una cultura del rispetto contro ogni forma di violenza - C'è bisogno di un'educazione sentimentale permanente per prevenire le feroci aggressioni contro le donne

Non fiori ma uomini perbene

di Maria Elena Piferi

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Viterbo - Maria Elena Piferi dell'associazione Donna Olimpia

Viterbo – Maria Elena Piferi dell’associazione Donna Olimpia

Viterbo – Quando ho proposto a Carlo Galeotti di aprire su Tusciaweb uno spazio contro la violenza sulle donne, per continuare a parlare di rispetto al di là delle iniziative messe in campo dal progetto “Un pesce in una biglia” curato dall’associazione culturale Donna Olimpia, non avrei immaginato che di lì a poco due giovani ragazzi viterbesi sarebbero stati arrestati per un gravissimo episodio di violenza nei confronti di una donna.

Eppure ogni giorno leggiamo notizie di violenze, soprusi, omicidi, stupri e vessazioni, ma si tratta di reati il più delle volte commessi in luoghi e a danno di persone distanti da noi, fatti di cronaca quotidiana, numeri che implementano le statistiche, perciò tendiamo ad accantonarli perché non riguardano la nostra sfera intima e personale.

Sebbene siamo ormai consapevoli che il fenomeno della violenza sulle donne è in crescita, e riguarda tutti gli ambienti, senza distinzione di età e di condizione economica e sociale, le notizie apprese dai media ci appaiono sempre “eccezionali” e le azioni brutali commesse come frutto di menti malate e perverse. Invece no, succede spesso che a commettere reati siano persone sane di mente, con capacità intellettive normali.

Ma la mente, la ragione e l’intelligenza sono una cosa, il cuore, la coscienza e l’anima tutt’altro. E se in questi ultimi decenni l’intelletto umano ha fatto passi da gigante, mettendo a punto tecnologie d’innovazione fantascientifica, non altrettanto si può dire per il cuore, la parte dell’uomo dove albergano i sentimenti e le emozioni, che si è andata sempre più inaridendo.

In questi giorni che Viterbo si tinge dei colori del “San Pellegrino in fiore” che abbelliscono il centro storico, l’episodio di violenza brutale perpetrata ai danni di una donna da due giovani cresciuti all’ombra del peperino dei Cimini mi induce a ripescare quella frase letta tempo fa sui social, nel giorno dedicato alla festa delle donne: “Non fiori ma uomini perbene”.

Una variazione dell’invito necrologico rivolto ai parenti ed amici del defunto che la dice lunga sulla necessità impellente di crescere ed educare uomini perbene, di cui c’è gran morìa.

In un periodo storico in cui non si fa altro che guardare agli importantissimi traguardi raggiunti nel campo dell’informatica e del virtuale, se il focus di “Un pesce in una biglia” vuole essere la diffusione della cultura del rispetto e dell’educazione sentimentale è perché i valori incentrati sulla dignità della persona sono andati persi, non sono più radicati nella coscienza di molti, tanti quanti sono quelli che giornalmente si macchiano di siffatti crimini.

Non sarà allora il caso di arrestare questa corsa al progresso per curare di più l’animo umano?

Essere uomini perbene implica una maturazione affettiva che si raggiunge attraverso un processo di armonizzazione e integrazione della dimensione biologica, sentimentale e spirituale. E a chi spetta il dovere di crescere uomini perbene se non a noi genitori e insegnanti?

Forse è il caso di dedicare più tempo, sia in casa che a scuola, al parlare, discutere e confrontarsi sulle emozioni, che si risolvono in una attrazione istintiva per l’altro; sui sentimenti, che consentono di attribuire all’altro un valore in quanto causa di emozioni piacevoli; e sulla dimensione spirituale, che si realizza in un progetto di condivisione dell’esistenza con l’altro.

Il che significa insegnare ad amare e rispettare gli altri, senza preconcetti e pregiudizi. E se parte dell’educazione di un figlio viene forgiata all’interno delle mura domestiche, tanto peso ha l’insegnamento scolastico, perché i ragazzi iniziano a formarsi una coscienza etica e civile proprio durante il lungo percorso dell’età scolare.

Di questo oggi c’è bisogno per arginare l’inarrestabile ondata di violenza, di cultura e di rispetto, per ritrovare l’essenza stessa dell’uomo, la sua anima, il sentimento d’amore che è di apertura verso gli altri, verso la natura e la vita in genere. Forse dovremmo ricordare più spesso come insegna Fromm che “amare” significa “essere capaci d’amare”.

Ma se l’amore è un’arte, e lo si impara come qualsiasi altra arte, allora il presupposto è che se non lo si possiede naturalmente come dono innato qualcuno dev’essere in grado di insegnarcelo, con l’esempio e le parole.

Perché se oggi gran parte dei giovani sembra non credere più all’amore, altri sono i valori che si fanno strada, lontani anni luce da visioni ottimistiche e positive ma altamente nichilisti e inneggianti alla violenza. Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis (Cicerone, De Oratore), ovvero “La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità”.

Come possono allora trovare posto oggi teorie negazioniste o terrapiattiste? Come si possono alzare agli onori della gloria personaggi che si sono resi responsabili di crimini inauditi ed insensati ed idolatrarli come eroi? Non è questo che ci ha insegnato la storia, eppure molti sono convinti del contrario. Allora la domanda è se i giovani conoscano davvero la storia.

Le conoscenze apprese a scuola, sui libri di testo e dagli insegnanti, sono sufficienti a dare loro un’idea obiettiva di come e perché si sono verificati certi episodi che hanno segnato la vita dei nostri nonni? Come è possibile, ad esempio, che continui a sopravvivere il mito del nazismo come fenomeno in qualche misura ineluttabile e fatale?

Lo storico americano William Sheridan Allen, nel suo saggio “The Nazi Seizure of Power. Experience of a Single German Town 1930-35”, pubblicato nel 1965, si propose di affrontare la questione nel tentativo di comprendere uno dei maggiori problemi politici e morali del ventesimo secolo: come è possibile che una democrazia civile abbia potuto precipitare in una dittatura nichilista? Per svelare la meccanica e dinamica quotidiana dell’ascesa del nazismo, Allen prese in esame un centro dell’antico regno dell’Hannover, Thalburg, tra il 1930 e il 1935, una cittadina d’origine medioevale di 10mila abitanti, ai piedi di colline boscose e non priva di attrazioni turistiche, ricostruendo giorno per giorno l’attività del partito nazista, l’inettitudine e il velleitarismo degli oppositori socialisti, le tendenze elettorali, il classismo e il nazionalismo della borghesia e le tappe di una inarrestabile violenza.

E’ una indagine illuminante che delinea una dettagliata strategia della sopraffazione, tale da giustificare nell’edizione Einaudi del ’68 il titolo italiano del volume in “Come si diventa nazisti. Storia di una piccola città 1930-1935”.

Una strategia che allarga il significato dell’esperienza vissuta a Thalburg ben oltre i confini di una città di provincia e di un determinato periodo storico, tanto che l’indagine di Allen termina con un ammonimento che induce a meditare: “le difficoltà e il destino di Thalburg saranno probabilmente condivise da altri uomini, in altre città, in circostanze simili. E il rimedio non verrà trovato facilmente”.

Le conoscenze formano il bagaglio culturale di ciascun individuo e contribuiscono alla sua maturazione intellettiva. Il cammino verso la maturazione intellettiva implica però un processo di comprensione e assimilazione delle conoscenze e dei meccanismi, intesi come cause e conseguenze, che hanno portato alla realizzazione di un determinato fatto ed evento storico.

Se le conoscenze sono inadeguate anche il processo è difettoso e carente, pertanto anche la capacità di comprendere la gravità delle azioni distruttive commesse da taluni viene meno. Terreno fertile, questo, per errate convinzioni e distorsioni della realtà concepite dagli ignoranti dei fatti storici o dagli abili manipolatori istruiti all’arte del male.

Oltre ad uno studio più approfondito della storia oggi c’è bisogno di rispolverare discipline “vecchie” come educazione civica e religione – intesa oggi nella nostra società multietnica necessariamente come dialogo interreligioso, come etica, morale e coscienza civile -, discipline che rappresentano momenti formativi, di dialogo e di riflessione indispensabili per la maturazione affettiva, che fortificano e possono aiutare ad orientarsi nei momenti di smarrimento interiore, ogni qualvolta non si riesca ad ordinare istinto, emozioni e sentimenti.

Perché allora non ripristinare con tutti i crismi quelle discipline che fino a qualche decennio fa godevano di un grande “rispetto” e che invece oggi sono state bandite per inseguire falsi modelli di istruzione che spesso fanno sorgere il dubbio che servano soltanto ad allevare menti non pensanti per meglio manovrarle e plagiarle?

Dovremmo estendere il “lifelong learning” alla sfera emotiva, prenderci cura dell’educazione sentimentale dell’individuo durante tutto l’arco della sua vita, dalla nascita alla morte, comunicando ed ascoltando di più, per migliorare complessivamente la sua istruzione e formazione “interiore”, cogliendo quei segnali che potrebbero portare a delinquere, a delle devianze dannose per se stessi e per gli altri, per poterli prevenire.

Promuovere una formazione in grado di diffondere i valori della democrazia e migliorare lo sviluppo e la crescita della persona, promuovere la coesione sociale e la cittadinanza attiva.

Solo una formazione permanente nel campo dell’educazione civica e sentimentale, condotta da una molteplicità di attori istituzionali e di soggetti sociali, può essere la strategia globale prioritaria per crescere uomini perbene, senza preclusioni di genere e di stratificazione sociale.

Nella learning society (o società della conoscenza) di oggi, una società in cui apprendere è la condizione fondamentale per vivere al suo interno e stare al passo con i cambiamenti della nostra epoca, emerge quindi la necessità di far fronte a situazioni sempre nuove, di essere in grado di rispondere alla domanda, in continua trasformazione, della società, di tenersi sempre aggiornati sulle nuove esigenze.

E le nuove esigenze di oggi sono quelle di un ritorno all’umanità, ai sentimenti puri e ai valori fondanti di una qualsiasi società che voglia definirsi civile.

Maria Elena Piferi

 


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2 maggio, 2019

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