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Tribunale - Ma al processo si contraddice e l'imputato viene assolto - "Non è attendibile", hanno detto sia l'accusa, sia la difesa

Pizzaiolo in crisi si dice vittima dell’usura e denuncia lo strozzino…

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Viterbo – (sil.co.) – Pizzaiolo in crisi si dice vittima dell’usura e denuncia lo strozzino, il titolare di una “finanziaria” di Viterbo.  Ma al processo si contraddice e l’imputato viene assolto. “Non è attendibile”, hanno detto sia l’accusa, sia la difesa.

La vicenda si è svolta tra il 2013 e il 2014 tra Viterbo e Tuscania, dove la presunta vittima aveva preso in gestione un ristorante dopo avere avuto per anni una pizzeria nel capoluogo.

Tutto è nato da un assegno dell’importo di mille euro, datato 5 ottobre 2013, poi risultato scoperto, tratto da un libretto della banca di Viterbo intestato alla presunta vittima e dato in pagamento da una terza persona per una prestazione professionale a un’agenzia di pratiche auto di Roma.

Sarebbe stato uno degli assegni, poi denunciati come rubati, fatti dal pizzaiolo a garanzia di un prestito ottenuto da una “finanziaria” di Viterbo, grazie all’intermediazione di un collega, titolare a sua volta di una nota pizzeria nel capoluogo.

“Ero protestato, per cui avevamo preso un’altra strada, dotto'”, ha detto la presunta vittima al pm Stefano D’Arma, durante il processo che si è chiuso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. 

“Il pizzaiolo di Viterbo mi ha portato alla finanziaria, dove ci siamo messi d’accordo per un prestito di 4mila euro in cambio di 6500 euro da restituire in sei mesi, con 2500 euro di interessi. All’inizio gli interessi erano del 10%, dovevo dargli 400 euro al mese. Poi li hanno aumentati e mi hanno chiesto 800 euro al mese di interessi. Era il pizzaiolo a dire quanto dovevo dare. A volte mi diceva mille, altre 1500 euro. Siamo arrivati a interessi del 20% e poi del 40%. A quel punto ho smesso di pagare”, ha spiegato ieri la presunta vittima in aula. 

“Era un periodo di crisi, io e la mia compagna ci siamo trovati a dover fronteggiare delle difficoltà economiche impreviste. Poi però le cose sono migliorate e abbiamo ripreso a lavorare bene. Abbiamo dato via la licenza nel 2015, ma solo perché abbiamo deciso di smettere, cedendola al proprietario del locale di Tuscania al posto degli ultimi affitti da pagare”, ha sottolineato.

Al termine sia il pm D’Arma, sia l’avvocato Giuliano Migliorati, sostituto del difensore Giuseppe Picchiarelli, hanno chiesto l’assoluzione. “La vittima non è attendibile”, hanno concluso entrambi. E il collegio ha dato loro ragione. 


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22 maggio, 2019

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