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Stupro al pub di CasaPound, interrogatorio protetto per cristallizzare le parole della vittima

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Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi [3]

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

L'avvocato Franco Taurchini [4]

L’avvocato Franco Taurchini

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo [5]

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

Viterbo – “T’ammazzo, hai capito? Fa piano co’ sti denti, stronza”. E’ uno dei passaggi più crudi e drammatici del video girato, mentre la stupravano ripetutamente a turno, da Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi, i due militanti di CasaPound di 21 e 19 anni che la notte tra l’11 e il 12 aprile hanno trascinato una 36enne viterbese sotto l’effetto di alcol e ansiolitici nel seminterrato del pub Old Manners Tavern di piazza Sallupara con l’intento di violentarla. 

Via libera all’incidente probatorio. La vittima, che dell’esistenza del video esibito come un trofeo ha saputo solo dopo la denuncia, lunedì 20 maggio sarà interrogata in forma protetta, a porte chiuse e con tutte le garanzie del caso, in sede di incidente probatorio, in modo da cristallizzare la sua versione della serata. Il gip Rita Cialoni ha accolto la richiesta del pm Michele Adragna, dando il via libera all’udienza che, in casi come questo, serve a raccogliere una volta per tutte le prove evitando così alla parte offesa, donne vittime di violenza o minori, di dover testimoniare in aula durante il processo.

Black out dopo le sevizie. Di quella notte, al momento della querela, la donna ricordava solo di avere detto no e ancora no agli approcci sessuali della coppia, stordita dopo avere bevuto un amaro che ritiene potesse essere stato “drogato”, fino al cazzotto ricevuto in piena faccia quando ha fatto un ultimo tentativo di ribellarsi, sentendosi rispondere: “Dai, non fare così, divertiamoci un po’”. Quando è stramazzata sul pavimento, Chiricozzi e Licci si sono accertati davanti alla telecamera dello smartphone che fosse priva di sensi, alzandole un braccio e facendolo cadere. Poi l’hanno spogliata e hanno dato il via all’orrore.

Il video-trofeo. Un black out quello dell 36enne che, senza la prova schiacciante di quel video di sette minuti fatto girare anche sulla chat del Blocco Studentesco, avrebbe forse pregiudicato la sua posizione. “Senza le riprese, la mia assistita, nonostante il referto del pronto soccorso e le botte prese, avrebbe rischiato di non essere creduta”, ha ripetuto più volte in questi giorni il difensore Franco Taurchini. Invece il video c’era ed è stato decisivo per la misura di custodia cautelare in carcere, scattata lo scorso 29 aprile e seguita da un interrogatorio di garanzia durante il quale i due ventenni, difesi dagli avvocati Domenico Gorziglia, Marco Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate, hanno detto che era consenziente.

“Zitta, troia”. Raccapriccianti i dettagli delle riprese di Licci e Chiricozzi mentre sbattono la donna per terra in tutte le posizioni. Raccapriccianti, secondo l’ordinanza di arresto per violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate dallo stato di minorata difesa del gip Cialoni, anche le frasi rivolte alla vittima esanime, che con un filo di voce li implora di smettere. Ai lamenti rispondono: “Zitta, troia”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Video: Gli avvocati:  “Per i ragazzi il rapporto era consensuale” [6] – Il procuratore capo Auriemma: “Solidi elementi di prova” [7] – Violenza di gruppo, l’arresto dei due giovani [8]  – Violenza di gruppo, l’arresto dei due giovani [8]


 


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