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Tribunale - Operazione Deja Vu - Due anni e mezzo a Giuseppe De Lucia e sei mesi in continuazione a Simone Girolami

Supercar col trucco da Marchetti, condannati un pugliese e il prestanome di Latina

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Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria

Viterbo – Operazione Déjà vu – Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria di via Mainella

Viterbo – Supercar col trucco da Marchetti, condannati un pugliese e il prestanome di Latina. La condanna più pesante, due anni e mezzo, a un pluripregiudicato di Foggia che l’imprenditore viterbese potrebbe non avere mai incontrato. L’uomo avrebbe sbrigato le pratiche all’agenzia delle entrate del capoluogo pugliese in cambio di una ricompensa. Ma Marchetti ha sempre negato di averlo mai incontrato. 

E’ sempre il seguito giudiziario dell’operazione Deja Vu, sfociata il 3 maggio 2017 in sei arresti, tra i quali quello di Elio Marchetti, accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere in concorso finalizzata all’evasione fiscale sulle vetture di grossa cilindrata importate dall’estero. 

Ieri la vicenda si è chiusa con due condanne per il pluripregiudicato Giuseppe De Lucia, titolare di una società di autotrasporti di Foggia e con precedenti, e per Simone Girolami, uno dei due fratelli di Latina titolari di presunte società cartiere.


Sono stati condannati dal gup Francesco Rigato a due anni e mezzo Giuseppe De Lucia e a sei mesi in continuazione Simone Girolami.


Entrambi sono fuori dal processo principale, in corso davanti al collegio per l’imprenditore Elio archetti e altri due imputati, avendo potuto accedere al rito alternativo dell’abbreviato, che ha permesso loro di beneficiare dello sconto di un terzo della pena.

Il pubblico ministreo Stefano D’Arma aveva chiesto una condanna a tre anni per Giuseppe De Lucia e a sei mesi per Simone Girolami. 

Al centro dell’inchiesta 92 veicoli, tutte supercar, tra le quali Mercedes, una Land Rover e una Jeep da 25mila euro.

Le vetture, comprate da due società cartiera di Latina, intestate a due fratelli che facevano tutt’altro nella vita (movimento terra e la gestione di una lavanderia), venivano in realtà scaricate direttamente a Viterbo, di notte, nel piazzale della concessionaria, intestata alla sorella di Elio Marchetti.

Marchetti aveva conosciuto Simone Girolami sulle piste di motociclismo, sport praticato da entrambi. 


La trasferta in Puglia di Elio Marchetti

Interessante la deposizione di un poliziotto della polstrada del capoluogo pugliese al processo davanti al collegio. L’agente ha raccontato come, nel corso di un’indagine per falso e riciclaggio di autovetture, abbiano scoperto un collegamento tra il titolare dell’agenzia di pratiche auto Domenico Sordo, il titolare della società di trasporti Giuseppe De Lucia e due viterbesi, giunti a Foggia la mattina del 19 marzo 2015 a bordo di una Mini Cooper bianca, con doppia targa, la sua e la targa prova. 

“Erano Elio Marchetti e un suo collaboratore – ha spiegato il testimone – erano diretti all’agenzia di pratiche auto, dove li abbiamo visti entrare verso le 9,50 con dei fascicolo in mano e da dove sono usciti verso le 11. A un certo punto, come ci aspettavamo accadesse, per via di alcune telefonate intercettate di Sordo, è arrivato anche De Lucia, a bordo di una Smart”.

La coppia è stata identificata quando è risalita in macchina e ha preso oltretutto anche una multa.

“Abbiamo pedinato i due viterbesi, fermandoli per un controllo e facendo loro anche un verbale per una trasgressione al codice della strada. Con l’occasione li abbiamo anche identificati ed erano Elio Marchetti e il suo collaboratore”, ha sottolineato l’agente, venuto apposta da Foggia. 

“Le pratiche per la nazionalizzazione, le facevamo presso l’agenzie delle entrate e la motorizzazione di Foggia, tramite un’agenzia di pratiche auto locale, perché giù bastavano un paio di settimane, mentre a Viterbo ci volevano due-tre mesi”, si è difeso in aula Elio Marchetti. 

Silvana Cortignani


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7 maggio, 2019

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