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Bancarotta Hi-Real - Un raggiro da 16 milioni di euro - Tra le 117 vittime, gli eredi di un costruttore romano

Truffa “Costa Smeralda” in Nicaragua, stampate a Viterbo le false obbligazioni

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La copisteria coinvolta nell'inchiesta della procura di Milano

La copisteria coinvolta nell’inchiesta della procura di Milano

Viterbo – Costa Smeralda in Nicaragua, l’impianto turistico e gli impianti eolici, 117 clienti raggirati per una maxitruffa da 16 milioni di euro che sarebbe passata dalla copisteria del Paradiso per quanto riguarda la stampa.

Il progetto immobiliare in Nicaragua in realtà non sarebbe mai esistito e le obbligazioni emesse per finanziarlo sarebbero state stampate a Viterbo da Luca Fazi.

Ignaro, ha solo svolto dei lavori per un cliente abituale”, secondo i difensori Marco Valerio Mazzatosta e Pietro Porri, che lo assistono nel processo in corso a Milano.

Quello della Costa Smeralda in Nicaragua è il presunto raggiro che, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, sarebbe emerso quando la procura di Milano si è messa a indagare sulla bancarotta della Hi Real spa, il cui controllo è stato acquisito dalla Santa Marta poco prima di fallire.

A gennaio 2018, come si ricorderà, finì agli arresti anche Luca Fazi, titolare di una piccola copisteria viterbese, al quartiere Paradiso, nonché il faccendiere Franco Maria Mattioli, anche lui viterbese e cliente di Fazi, ritenuto dai pm lombardi il promotore di una associazione per delinquere finalizzata alla truffa, all’intestazione fittizia di beni, al riciclaggio, all’auto riciclaggio e appropriazioni indebite.

Sarebbe stato una truffa il progetto immobiliare per realizzare una Costa Smeralda in Nicaragua. Un complesso turistico di lusso svanito in fretta, del quale non è stata mai posata la prima pietra.

Ma per tenere in piedi il raggiro si sarebbe provato a riconvertirlo in impianti eolici di grande portata. Questa trasformazione, per essere plausibile agli occhi dei truffati, si sarebbe avvalsa anche della collaborazione dell’ambasciatore Alberto Boniver, secondo il Corriere.

In suo favore vengono rintracciati dalla finanza tre bonifici emessi da società controllate dal gruppo criminale.

Il paradosso, sempre secondo il quotidiano di via Solferino, si raggiunge quando le stesse obbligazioni false stampate su fogli A4 lucidi da Luca Fazi, il titolare della copisteria “Non solo copie” di Viterbo, scritte per metà in italiano e metà in spagnolo, vengono riciclate nei portafogli dei clienti ignari a garanzia dei loro ulteriori investimenti.

In totale sarebbero 117 i clienti truffati, tra cui gli eredi di un costruttore romano.

Il tutto col coinvolgimento di ambienti diplomatici di primo livello nel paese del Centro America e le connivenze emerse poi tra i manager di un importante istituto bancario, avvocati di grido, notai e broker internazionali.

Una storia che viaggia su un doppio binario giudiziario tra Roma e Milano.


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23 maggio, 2019

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