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Tribunale - Gestione personalistica dell'Ater - Contro l'ex direttore generale torna a testimoniare l'ingegnere assunto e licenziato in tre giorni - "Ogni cosa passava da lui", ha detto l'uomo, sentito come parte offesa

“Ugo Gigli sceglieva perfino le ditte cui affidare direttamente i lavori”

di Silvana Cortignani
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Ugo Gigli

Ugo Gigli

L'avvocato di Mauro Rotelli, Roberto Massatani

L’avvocato di Mauro Rotelli, Roberto Massatani

Viterbo – “Ugo Gigli sceglieva perfino le ditte cui affidare direttamente i lavori”. Ha testimoniato due volte in un mese contro Ugo Gigli uno dei grandi accusatori dell’ex direttore generale dell’Ater. E’ l’ingegnere Giuseppe Tubolino, quello convinto alle dimissioni lampo nel giro di tre giorni, rimasto in carica presso la sede viterbese dell’azienda delle case popolari solo dal 9 all’11 luglio 2012.

Il 17 aprile è stato sentito davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, nell’ambito del processo al centro del quale c’è il presunto mobbing all’ingegnere Angela Birindelli, presunta vittima “politica” di Gigli al suo rientro all’Ater dopo l’esperienza da assessore regionale all’agricoltura per il Popolo delle libertà nella giunta del governatore Renata Polverini. 

Ieri è stato il primo testimone, sentito nelle vesti di parte offesa dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, nell’ambito del processo per truffa, abuso d’ufficio, falso e violenza privata in cui sono imputati, a vario titolo, l’ex dirigente 79enne e le dipendenti Antonella Zei e Simona Laureti. In entrambi i procedimenti Gigli è difeso dall’avvocato Roberto Massatani. 

Il processo a Gigli e alle due dipendenti è entrato nel vivo con Tubolino che, interrogato dal pm Michele Adragna, ha ripercorso la sua tre giorni da funzionario in via Garbini. 

L’ex direttore generale, secondo l’accusa, avrebbe gestito l’azienda pubblica come un bene privato, procurando vantaggi economici a sé, a una cerchia di dipendenti, a parenti e amici.  Otto i capi di imputazione contestati.

Per rendere l’idea di quanto secondo lui fosse personalistica la gestione delle case popolari, Tubolino, entrato in quanto vincitore di concorso, ha parlato degli affidamenti diretti alle ditte “amiche”.

“Gigli mi fece vedere un foglietto, dove c’erano scritte un elenco di ditte cui venivano affidati i lavori di manutenzione sotto la soglia dei 40mila euro. Ebbene, me ne indicò una in particolare e mi disse che quella era l’impresa che da anni lavorava di più. Io rimasi stupito perché, seppure legittimo e previsto dal regolamento, lui non avrebbe potuto avere parola, perché la scelta spettava al tecnico responsabile del procedimento, non al direttore generale. Pensai che non veniva nemmeno rispettato il principio di rotazione e poi mi dissi che se un’impresa riceveva ripetuti affidamenti, non andava bene”, ha spiegato il testimone.

“Non dico che fosse illegittimo, ma che ogni cosa passava da lui, anche ciò che non avrebbe dovuto”, ha concluso l’ingegnere, sollecitato dal difensore Massatani a spiegare a cosa volesse alludere parlando degli affidamenti diretti. 

Per il resto ha ribadito davanti a una diversa terna giudicante quanto detto il 17 aprile (“Facevo troppe domande e Ugo Gigli mi “suggerì” di dimettermi dopo appena tre giorni”).

Assunto il 9 luglio 2012, l’11 luglio Giuseppe Tubolino sarebbe stato spinto dallo stesso Gigli alle dimissioni. “Non mi ha minacciato espressamente, anzi me lo ha suggerito gentilmente, dicendo che avevo commesso dei fatti gravi e che sei mesi di prova, durante i quali poteva succedere di tutto, erano lunghi”, ha esordito il teste. 

“Dopo appena due giorni, non c’era fiducia nel mio operato. Qualunque cosa io facessi o dicessi veniva riportata a Gigli e per lui era un’ingerenza. Il primo giorno avevo chiesto del patrimonio immobiliare, il secondo giorno mi convocò per dirmi che sarebbe stato lui a dire quando. Lo stesso giorno, davanti al distributore del caffè, chiesi ingenuamente a una dipendente come fosse la situazione delle morosità. Non ero ancora giunto nel mio ufficio, che Gigli già lo aveva saputo”, ha proseguito.

“Il terzo giorno mi ha convocato, dicendo che facevo troppe domande, che il personale era in subbuglio, che io ero abituato a Roma e mi suggerì le dimissioni. Penso avesse una gestione molto personalistica dell’azienda. E comunque c’era un clima in cui non potevo lavorare serenamente, per cui mi dimisi”, ha concluso Tubolino.

L’avvocato Massatani gli ha fatto notare, anche ieri come un mese fa, che, nonostante l’input alle dimissioni, un anno dopo, nel 2013, l’ingegnere aveva contattato Gigli per sapere se ci fosse un posto a  chiamata diretta, visto che nel frattempo le Ater del Lazio erano state commissariate e sarebbe stato possibile. 

L0udienza fiume è proseguita con altri quattro testimoni: l’allora presidente dell’Ater Maria Gabriela Grassini e i dipendenti Alvaro Ricci, Valentina Fraticelli e Giulia Arcangeli. 

Solo l’Ater si è costituito parte civile nel processo, mentre compaiono solo come parti offese l’Inps e l’ingegnere sentito ieri. 

Silvana Cortignani

 

 

 

 

 


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22 maggio, 2019

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