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Tarquinia - L'evento fa parte del festival Obiettivamente - Appuntamento dal 15 al 22 giugno alla sala Lawrence

Carlo Panza presenta la mostra fotografica “La serra”

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Carlo Panza

Carlo Panza

Tarquinia – Riceviamo e pubblichiamo – Prosegue il programma culturale del festival fotografico Obiettivamente realizzato dalle associazioni Dotraw – associazione culturale di fotografia e cinema e Viva Tarquinia con il primo degli appuntamenti estivi che caratterizzeranno i mesi di giugno e luglio.

È il turno di Carlo Panza, il recente protagonista di “Storie”, l’appuntamento che porta la foto filosofia sul palco del confronto, che esporrà “La serra – Un mondo chiuso fra barriere trasparenti”.

“Inizio a fotografare a metà degli anni ottanta – racconta Carlo Panza, membro del Collettivo 42 di Viterbo e presidente del Magazzino 120 – rivolgendo il mio interesse inizialmente al paesaggio urbano, allo still-life e al ritratto per poi indirizzarmi in maniera prevalente, nel 2000, verso la fotografia di paesaggio, sia come rappresentazione del territorio sia come ricerca personale. È la passione che guida la mano e il cuore nel rendere lo scatto, sia che lo abbia in mente o che mi si presenti davanti così, senza avvisare, forte e chiaro. La passione ti nutre, ti alimenta, ti porta ad essere sempre irrequieto, voglioso di andare oltre. È questo andare oltre che mi porta a voler rappresentare il ‘visibile’ in virtù del ‘visto’, il pensiero attraverso la metafora, dove il ‘visto’ è la realtà delle cose e il ‘visibile’ la loro metafora”.


La sinossi dell’opera in esposizione

“La serra come luogo di costrizione, di reclusione. Un mondo chiuso, confinato tra barriere trasparenti. La natura veicolata dall’uomo o (ecco la visione) interpretata dalla sua arrogante presunzione. La natura però è forte e determinata, forte nel rigenerarsi tra superfici e interstizi sfuggiti alla sorveglianza dell’uomo, determinata nel riconquistare il suo spazio, il suo essere.

L’incontro di due mondi con differenti esigenze genera nuove forme espressive, una natura contaminata produce aberrazioni, ed ecco quindi la serra diventa museo: bassorilievi di uccelli in voli predatori e farfalle in caotiche danze di morte, paesaggi fiamminghi e quadri d’arte contemporanea, installazioni, decomposizioni … e lui, Attila, grottescamente reinterpretato”.
 

Michele Furci

 “La serra come metafora della natura, che ha subìto e sta subendo delle forzature. Questa è una mia personale visione del paesaggio, filtrata dalla consapevole deriva intrapresa dall’uomo riguardo al suo rapporto con la natura”. 
 

Carlo Panza

Associazione culturale di fotografia e cinema


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10 giugno, 2019

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