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L'irriverente

Caso Fusco? E chi se ne frega…

di Renzo Trappolini

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Fa caldo e Tusciaweb apre con lo scoppio di un caso Fusco, il senatore eletto a Guidonia che azzera le cariche nella Lega di Viterbo. Viene da dire chi se ne frega, rispondendosi: è la democrazia, bellezza.

Per restare nei dintorni dei Palazzi e con l’occhio alle pagine di Tusciaweb, via vai di eletti in un partito che se ne vanno in un altro. Un cambio di sedia senza uscire dal palazzo.

Chi se ne frega, è la democrazia e, allora, va bene pure il talamo nuziale a giustificare la nomina ad assessore del coivigiacente con l’eletto. Chi se ne frega, è democrazia.

Il caldo aumenta e la tv racconta di deputati che non c’entrano niente con la magistratura, i quali dopocena discutono con i giudici dove mandare a giudicare o essere giudicati. Alla faccia di Montesquieu e della separazione tra il potere legislativo ( i deputati, si fa per dire) e l’ordine giudiziario (a quel che si legge, ordine – almeno al vertice – si fa per dire). Ma è democrazia e allora chi se ne frega.

Striscia la notizia, tribunale del popolo, segnala che la Cassia bis è una discarica alle autorità, agli enti, alle aziende pubbliche. Che non rispondono. E’ democrazia e chi se ne frega. D’altronde, i governanti hanno sospeso per una mesata il contratto di governo per giocare a chi prende più voti e a chi oscura di più l’opposizione. Ora, passato il 26 maggio, tutto come niente fosse. E’democrazia, chi se ne frega.

La capitale d’Italia puzza monnezza ovunque, le stazioni centrali della metropolitana sono chiuse e gli autobus co’ sto caldo non passano. Colpa di chi, eletto prima, ha male amministrato ed è la democrazia, bellezza. Ci vorrebbe l’esercito, dicono molti romani.

Giampaolo Pansa, scrittore e giornalista che dal 46 racconta l’Italia, gli italiani e chi ci comanda, dedicando a questi ultimi una rubrica che chiama il Bestiario, dice da tempo che l’unica alternativa è un governo di tecnici. Ma non alla Monti, perché ad aiutarlo dovrebbero essere i militari. Boh! Anche questo accade in democrazia.

Un amico del direttore Galeotti e mio ci ha scritto sconfortato che siamo in cortocircuito istituzionale. Un colpo di stato fatto con la democrazia?

“Ma che colpo – cantava il povero Stefano Rosso – se lo Stato qui non c’è!”. Un corto circuito, però, democratico – a vedere da che parte stanno le classi dirigenti e dove sta il popolo che paga le tasse – quello sì che c’è. Mancano però i Cincinnati. E allora, molto italianamente, chi se ne frega.

Renzo Trappolini


 – Fusco commissaria la Lega nella Tuscia e scoppia il caso


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24 giugno, 2019

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