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Caffeina - Il presidente dell’Anac Raffaele Cantone sul palco con Enrico Carloni, per presentare il loro ultimo libro

“Il conflitto di interessi è l’anticamera della corruzione”

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Raffaele Cantone

Raffaele Cantone

Raffaele Cantone

Raffaele Cantone

Caffeina - Raffaele Cantone

Caffeina – Raffaele Cantone

Caffeina - Raffaele Cantone

Caffeina – Raffaele Cantone

Caffeina - Enrico Carloni

Caffeina – Enrico Carloni

Raffaele Cantone

Raffaele Cantone

Caffeina - Raffaele Cantone

Caffeina – Raffaele Cantone

Viterbo – “Controlli non è una cattiva parola. Semmai tangenti. Furto. Corruzione. Ma i controlli, quando si fanno, devono essere a regola d’arte”. Dal palco di Caffeina Raffaele Cantone parla di ciò che sa fare meglio: prevenzione.

È l’oggetto del suo ultimo libro, presentato ieri a Viterbo: “Corruzione e anti corruzione, dieci lezioni”, scritto a quattro mani con Enrico Carloni, professore di Diritto amministrativo all’Università di Perugia e collaboratore dell’Autorità nazionale anticorruzione che Cantone dirige dal 2014.
Prevenire è davvero meglio che curare, spiegano gli autori. “La repressione, quindi l’intervento a reato commesso, può individuare solo un numero limitato di casi. La stragrande maggioranza resta sommersa”, ha spiegato il numero uno di Anac.

I piani di prevenzione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni possono dare una grossa mano. Purché siano ben fatti. “Nel caso dell’azienda ospedaliera di Perugia, per esempio, non lo erano”, ha commentato Carloni, che conosce bene la realtà umbra, travolta dall’inchiesta sulle assunzioni in ambito sanitario che ha costretto alle dimissioni la presidente della Regione Catiuscia Marini. “Se il piano di prevenzione è fatto male diventa inutile. Quindi solo tanta carta straccia”, concordano gli autori delle “Dieci lezioni”.

E strappano perfino risate al pubblico, tra un tecnicismo e l’altro, quando raccontano degli strafalcioni in cui si sono imbattuti con i tentativi delle pubbliche amministrazioni di stare al passo con Anac: “Comuni che copiano e incollano piani di prevenzione corruzione da altri comuni. Che alla fine, se sono fatti bene, non c’è nulla di male… ma a volte non tolgono nemmeno il nome del comune da cui avevano copiato!”. Oppure il caso dell’ospedale di Caserta, che riprende il piano prevenzione corruzione di Cuneo. “Ma questo non ha impedito al cognato del boss Zagaria, clan dei Casalesi, di insediarsi in pianta stabile dentro l’ospedale con un suo ufficio – racconta Cantone – anche se non ci lavorava. E da qui riceveva gente, discuteva di appalti, stabiliva addirittura chi faceva gli interventi chirurgici”.
A Roma la rotazione dei vigili urbani è stata fatta grazie al piano prevenzione corruzione. “Una cometa di Halley – secondo Cantone -. Abbiamo visto cose che voi umani… Tipo un vigile che lavorava allo stesso civico da 27 anni. Sarà stato pure onestissimo, ma in quella zona conosceva anche le pietre. E questo non risponde a quell’imparzialità necessaria per i funzionari dello Stato”.

I rischi più grossi si annidano sul conflitto di interessi. “È la vera anticamera della corruzione. In genere si pensa sempre all’ex presidente del Milan, quando se ne parla – sorride malizioso – ma in Italia abbiamo una quantità enorme di conflitti di interessi. E vanno sterilizzati. Una legge ad hoc è la prima cosa che si dovrebbe pretendere da un paese serio. Poi stiamo ancora aspettando la legge sulle lobby e chissà per quanto l’aspetteremo… All’Anac ci siamo dati una disciplina di massima: quando un portatore di interessi viene a parlare con l’autorità, l’agenda diventa pubblica. Da quel momento gli appuntamenti si sono ridotti a zero”.

Nessuno, in pratica, vuole passare per spione facendo sapere di essere andato a parlare con l’Anac.
Giacomo Barelli, che modera l’incontro, chiede se sul terreno giustizia i 5 stelle stanno facendo bene. Cantone li promuove a metà, tra “istituti strani, come la causa di non punibilità per chi denuncia” e novità “apprezzabili, come il trojan, utile quando si tratta di corruzione”.

E ironizza: “L’Anac è in un palazzo bellissimo, ma non ha il balcone. Non mi sono mai affacciato, insomma, a dire che ‘abbiamo vinto la corruzione’. Credo che, però, un po’ di rigore in più fosse necessario, al netto della terribile dicitura di ‘Spazzacorrotti’: io spazzo la spazzatura, non le persone. Dai dati degli anni precedenti, risulta che il 50% dei processi per corruzione si era chiuso con la sospensione condizionale della pena. Ora, a me non piace mettere in carcere le persone e buttare via la chiave, ma nemmeno punire reati gravi come bagatellari”.

Sullo stesso palco di Caffeina, Alessandro Sallusti ha parlato di “tangenti inevitabili” in caso di grandi appalti e grandi eventi, come le prossime olimpiadi invernali. Una resa che fa insorgere il presidente dell’Anac: “Perché dev’essere necessariamente così? Io mi indigno all’idea che ‘un po’ di corruzione è fisiologica’. Sono soldi nostri. Non esiste che io debba trovare il modo di convivere con l’illegalità”.


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27 giugno, 2019

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