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Vignanello - L'opera verrà presentata mercoledì a Roma

Don Roberto Baglioni coautore di un libro sul Concilio Vaticano II

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Don Roberto Baglioni

Don Roberto Baglioni

Vignanello – Riceviamo e pubblichiamo – “Roma, il Lazio e il Concilio Vaticano II”, incontro con gli autori e gli editori. Mercoledì 12 giugno alle 17 nel palazzo del vicariato di Roma.

Dal progetto alla realizzazione di una vera e propria “mise en commun” in un’opera di alto pregio storico, ecclesiologico e teologico che si identifica con il titolo di “Roma, il Lazio e il Vaticano II  Preparazione, contributi, recezione”, Studium edizioni, presentazione del cardinal Angelo De Donatis, progetto di Pasquale Bua.

Il volume, uscito di recente nel mese di aprile, sarà presentato a Roma nel palazzo del Vicariato con le sue 778 pagine, frutto di ricerca negli archivi diocesani, in un’azione di recupero delle fonti documentate e delle testimonianze comprovate, che conferiscono all’intero testo una consistenza di valore storico e anche scientifico.

L’idea iniziale di Pasquale Bua nel suo significato germinale si concretizza in una raccolta di studi grazie al contributo di ben 21 coautori laici ed ecclesiastici, che hanno apportato notizie opportunamente documentate, informando sull’annuncio, sulla preparazione e sulla celebrazione del Concilio ecumenico,  delineando la storia ecclesiale, il cammino delle comunità cristiane locali a 50 anni dalla sua conclusione. Informazioni e contributi dedicati alla diocesi di Roma, alle diocesi suburbicarie e alle altre diocesi del Lazio, saggiamente modulati in settori specificatamente territoriali nell’ambito delle circoscrizioni di giurisdizione spirituale e di governo ecclesiastico dei vari vescovi degli anni del Concilio.

In questo imponente lavoro di singolare letteratura della chiesa, si viene a contatto, leggendolo anche con la graduale e profonda trasformazione antropologica-sociale contemporanea, che trova il suo confronto con le testimonianze e le documentazioni autentiche elaborate dai 21 studiosi. L’opera sviluppa la relazione delle chiese del Lazio e il Vaticano II.

Il presbitero della diocesi di Latina, direttore dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali e docente incaricato di teologia dogmatica all’istituto teologico Leoniano di Anagni (Frosinone), Pasquale Bua, ha raccolto il consenso alla collaborazione di venti autori tra cui un comitato scientifico composto da professori e teologi come Cappelletti, Tagliaferri, Tangorra e Vitali.

La struttura della pubblicazione si articola in una introduzione e in tre parti. Nell’ambito della terza parte possiamo gustare lo splendido lavoro di approfondimento e ricerca-azione di don Roberto Baglioni, parroco di Vignanello e docente all’Issr Alberto Trocchi di Nepi, accademicamente collegato alla Pontificia università lateranense. Don Roberto Baglioni si pone l’obiettivo non tanto di approfondire determinate conoscenze teoriche del Concilio, quanto di riscoprire e far conoscere, analizzandole le dinamiche interne alla diocesi di Civita Castellana riguardo la pratica e reale risposta relativa al campo dell’esperienza conciliare, da parte dei vescovi presenti in quel periodo, in ambito ecclesiastico e comunitario.

Civita Castellana, una diocesi non suburbicaria, ma immediatamente soggetta alla sede apostolica. L’impegno profuso da don Roberto Baglioni è sostenuto dal suo amore per la ricerca e per la chiesa locale. Una passione che lo induce a dichiarare che anche in questa chiamata a collaborare, come coautore, ritroviamo un “fil rouge” con lo stesso grande interesse che aveva impiegato nella ricerca per la sua tesi di dottorato sul Concilio tra gli scaffali della Gregoriana. Un desiderio “antico”, il suo. Responsabile nella scelta oculatamente elaborata, Baglioni si interroga sull’opportunità di rendere noto, focalizzandolo, il contributo dei vescovi di Civita Castellana, nelle persone di Marcello Rosina, che parlava sempre del Concilio e di Roberto Massimiliani, che con il suo intervento, ha voluto evidenziare, in Concilio, l’importanza delle diocesi più piccole di fronte a 4200 vescovi, in una sorta di opposizione convincente e avveduta alla proposta di allora di accorpare le piccole diocesi. Successivamente gli eredi di questo evento saranno Divo Zadi e Romano Rossi dei quali il teologo Baglioni trasmette la personalità pastorale in relazione alle innovazioni straordinarie del Concilio Vaticano II.

In tutti questi elementi raccolti scopriamo una teologia, che deve essere presente per facilitare l’annuncio del vangelo in diocesi non troppo grandi. Pian piano dagli archivi emerge, sia al livello nazionale, sia al livello locale, che l’interesse per il Concilio subisce una parabola discendente: si comincia a parlarne sempre meno, venendo a mancare l’entusiasmo e anche i documenti dello stesso probabilmente non sembrano essere più tra i testi centrali di riferimento.

Il lavoro di archivio mette in luce una forte componente storica sulla nostra attuale diocesi che appare il frutto della convergenza di 5 storiche vecchie diocesi. L’operazione di ricerca ha avuto luogo sia nell’archivio storico di Nepi, sia nell’archivio corrente di Civita Castellana tra documenti non sempre facili da assemblare.

L’interesse per la vita della chiesa ha incoraggiato il coautore a dedicare con slancio, realizzando delle interviste informali a sacerdoti, che hanno vissuto gli anni conciliari, trovando riscontro con gli scritti  negli archivi. Uno tra gli altri, don Mariano Chiricozzi, che riferisce di Marcello Rosina, laconicamente, come di colui che parla e scrive tantissimo sul Concilio. Da una verifica delle lettere pastorali e dei documenti, effettivamente, traspare che il vescovo era animato dalla spinta di rinnovamento conciliare reale e non fine a se stesso.

Con questa raccolta di grande valore, la chiesa ritorna alle sorgenti, dialoga con il mondo, scopre la sua autentica identità, la dimensione di mistero, la collaborazione. Il Concilio rappresenta tantissime sfaccettature del percorso ecclesiale e comunitario, non prescindendo dalla partecipazione diretta dei soggetti all’interno della chiesa stessa. Il libro può assumere il significato storico, ecclesiologico e teologico anche se Roberto Baglioni non ha analizzato propriamente la storia e la teologia che sta dentro la storia della diocesi di Civita Castellana, ma di due vescovi che guidavano accorpamenti di ex diocesi. Infatti sulla carta, Civita Castellana, Orte e Gallese anticamente erano guidate da un vescovo e così Nepi e Sutri, rimanendo distinte fino al Concilio. L’annuncio al Concilio è stato la scintilla che ha innescato un susseguirsi di contributi e reazioni dei vescovi, rispondendo a Roma con lettere, argomenti, iniziative pastorali, preghiera e celebrazione.

Don Baglioni è ecclesiologo, pertanto la sua materia è la teologia della chiesa. La ama, la vive, la studia, la insegna e la guida nella sua parrocchia. Tutto si inquadra in un lavoro di ecclesiologia, poiché quando parliamo del Concilio, parliamo di Dio, della liturgia, della rivelazione, del rapporto della chiesa con il mondo. Del Concilio dissero che doveva essere soprattutto ecclesiologico: di fatto così fu perché ha parlato della chiesa grazie alla “lumen gentium”, del rapporto col mondo grazie alla “gaudium et spes”, ma ha parlato anzitutto di Dio, come scrisse Ratzinger.

Il vissuto del Concilio elaborato in tutto il volume, ha fatto sì che, in poche pagine per ogni saggio, la complessità della realtà locale e la complessità dell’edificio teologico del Concilio rappresentassero la sfida più grande dell’operare nella ricerca-azione e nella diffusione delle varie realtà diocesane. Lo spirito di servizio alla Chiesa, infatti, per don Roberto Baglioni ha prevalso, allo scopo di scoprire le nostre radici, capire da dove veniamo, quale fosse il lavoro svolto dalle parrocchie e dai vescovi. L’interesse ecclesiale, locale, il servizio reso alla diocesi, pertanto, meritano la nostra attenzione.

Maria Cristina Bigarelli
Associazione artistica Ivna


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8 giugno, 2019

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