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Viterbo - L'economista Fabio Calenda racconta il suo ultimo libro "I soldi sono tutto" a Caffeina

“E’ la storia di un eroe del nostro tempo che pensa di poter comprare un riscatto sociale”

di Paola Pierdomenico
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Viterbo - Fabio Calenda presenta "I soldi sono tutto" a Caffeina

Viterbo – Fabio Calenda presenta “I soldi sono tutto” a Caffeina

Viterbo – Di finanza, l’economista Fabio Calenda si occupa da sempre. Anni fa venne coinvolto nella truffa di Gianfranco Lande, il cosiddetto ‘Madoff’ dei Parioli, condannato per un raggiro di milioni di euro ai danni dei risparmiatori della Roma bene e non. Ed è questo lo spunto da cui parte la narrazione del libro “I soldi sono tutti” che Calenda ha presentato ospite al festival Caffeina a Viterbo. In questo ambiente ricostruisce con tratti romanzeschi la vicenda. Per raccontare uno “schema Ponzi” che durava almeno da 15 anni.

“Mi sono sentito un imbecille – ha ammesso l’autore nel ricordare la vicenda -. La vergogna per esserci cascato è stata peggiore del fatto di aver perso i soldi. Scrivere questo libro ha avuto un effetto catartico, è stato utile a liberarmi. Non è però autobiografico, perché il protagonista non mi sta simpatico e non condivido i suoi miti, e non ho lo stesso deserto affettivo alle spalle. Non mi importa nulla dei circoli belli e della gente che conta. Sono solo stato attratto da un guadagno che si prosepttava scontato e ho puntato sulle persone sbagliate”.

Il libro è inquadrato in un periodo di tempo preciso: dal novembre 2006 al dicembre 2009. Nel mezzo, c’è il 2008, l’annus Horribilis della finanza. “E’ la storia di un uomo – ha detto Calenda -, un eroe del nostro tempo. Gianni Alecci è un 55enne che ha avuto una vita abbastanza difficile, perché ha sposato una donna ricca, è stressato sul lavoro con un capo 30enne che lo sfrutta, ha un rapporto pessimo coi figli e un’amante che gli crea problemi perché anche lei è in cerca di un posto al sole. Ha tutta una serie di motivi per essere frustrato e tutto ciò comprime il buono che c’è in lui che rimane intrappolato. E’ un personaggio gretto, l’ho fatto volutamente così ma poi nel corso della narrazione si evolve”.

Al centro della vicenda ci sono i soldi. “Non sono solo lo strumento per acquistare abiti, macchine o viaggi. Per Alecci, i soldi sono lo strumento in grado di aprire la porta di quella vita a cui aveva sempre aspirato. Pensa coi soldi di poter comprare un riscatto sociale per uscire dalle frustrazioni familiari e professionali”.

Nel libro sono presenti tecnicismi legati all’economia, termini di origine greca e sono tirati in ballo tre autori Omero, Dante e Guicciardini: “Omero – spiega Calenda – è quello che ha inventato il “quem deus vult perdere, prius dementat” e cioè che se ne vada in malora, il sapiente Zeus che gli ha tolto il senno e Alecci, in un certo senso, perde il senno. I versi di Dante esprimono il senso della catastrofe e di un uomo che ha perso tutto. Guicciardini spiega il perché e dice, nella sua visione di buon fiorentino, i meccanismi per cui si perdono i soldi”.

Anche il rapporto del personaggio con le donne è particolare. “Con la moglie le cose non vanno bene, la sua amante giovanissima non gli dà pace vera perché mette in crisi una verità in declino e dall’altra lo stressa con la sua continua ricerca di un posto al sole. Nella scalata sociale, incontrerà altre donne e in particolare una che lo tratterà come un oggetto”.

E’ approfondita la psicologia del protagonista per far comprendere gli esiti dell’azione: “I campanelli di allarme compaiono nel corso del romanzo, ma Alecci è talmente preso da un meccanismo di fiducia e di falsa coscienza tali da non attribuigli importanza. Li rifiuta. Ed è quello che capita a chi cade in questo tipo di truffe.

Nello scrivere, mi è capitato tra la mani il libro di Kahneman sulle decisioni a due velocità ed è stato utile a farmi capire perché io e tanta gente siamo caduti in trappole analoghe. Lui dice infatti che ragioniamo secondo un ‘sistema uno’ che è un percorso cerebrale più intuitivo e un ‘sistema due’ che è, invece, riflessivo. Quando si mette in sordina quest’ultimo, ragioniamo per stereotipi, e si arriva a credere a sicurezze che sono fasulle, perché danno per acquisiti certi processi mentali che sono congeniali per un dato momento ma che poi non hanno riscontro nelle scelte finanziarie. “.

Ed è quella che Calenda ha spiegato come la truffa alla Madoff. “Il ‘truffatore’ compare come una persona estremamente competente, autorevole, che spiega con calma, pacata, che non corre dietro ai clienti per estorcergli i soldi e che si fa cercare. Come faceva Madoff il cui successo è dipeso proprio dall’immagine di marca. Tant’è che ha truffato gente che sta sul mercato ogni giorno. Il meccanismo psicologico si basa proprio sulle cose che uno vuole vedere. Fattori che spostano da un’analisi oggettiva delle possibilità che lui possa perdere tutto. Alecci si sente un vincente, ma in realtà è solo un’impressione”.

In conclusione, Calenda ha spiegato come “il libro segua anche la struttura della tragedia greca, la ‘hybris’ che si gonfia fino all’esplodere della catastrofe. La superbia di Alecci non è una superbia pienamente consapevole, perché per metà dipende dall’essere arrivato alla conoscenza e per l’altra di sentirsi fortunato per gli incontri che ha fatto che gli hanno fatto acquisire autostima”. 

Paola Pierdomenico


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26 giugno, 2019

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