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Tribunale - Viterbo - In azione la finanza durante i controlli di fine anno - Nel mirino 'picchi' e 'gazze cantanti'

Fuochi d’artificio sospetti, alla sbarra gli importatori viterbesi

di Maurizia Marcoaldi

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Partita anomala di fuochi d’artificio, a processo gli importatori.

“Gazze cantanti” e altre tipologie di fuochi pirotecnici con presunte irregolarità sono stati rinvenuti sotto capodanno dalla guardia di finanza in un negozio cinese a Siena.

E’ partita così l’indagine che, a fine 2016, ha finito per interessare una ditta importatrice, con sede a Pomezia e deposito sulla strada Vetrallese a Viterbo.

L’altro giorno, davanti al giudice Giacomo Autizi, come imputati sono comparsi l’amministratore della società e il responsabile dello stabilimento. A difenderli l’avvocato Giuliano Migliorati.

Un testimone è stato ascoltato in aula. A deporre il luogotenente della guardia di finanza di Siena che trovò, con altri colleghi, la merce sospetta durante la serie di controlli attuati in diversi esercizi commerciali del capoluogo toscano nel periodo delle festività di fine anno.

“Abbiamo individuato una ditta cinese che aveva in vendita diversi prodotti – ha raccontato – e tra questi due tipologie in particolare, che conoscevamo già, in quanto erano state oggetto di indagine l’anno precedente, nel 2015, dal nome di Picchio e Gazza cantante. Avevamo quindi sentore di una loro possibile irregolarità. C’erano inoltre discrepanze tra le informazioni dell’etichetta dell’importatore e quanto scritto sul sito dell’importatore in merito alla stessa tipologia di prodotto. Leggendo l’etichetta la massa attiva non era quella prevista per la categoria di appartenenza del pirotecnico”. 

Il militare ha quindi spiegato al giudice: “Nell’etichetta la massa attiva indicata era di 1,80 grammi, mentre nella tabella sul sito era di 1,50 grammi”.

Il finanziere ha poi aggiunto: “Per massa attiva si intende l’insieme dei materiali esplodenti che fanno parte della catena di accensione di un fuoco d’artificio”.

Per questa discrepanza il teste ha poi chiarito: “Abbiamo così chiesto di fare una valutazione a un consulente. Sulla base delle irregolarità del tecnico abbiamo disposto il sequestro”.

La guardia di finanza ha poi rintracciato la ditta importatrice ed ha controllato il suo deposito di Viterbo. “Abbiamo così disposto un decreto di sequestro per la merce interessata – ha concluso – e chiesto il ritiro di quella tipologia di prodotti che era già in circolazione sul mercato”. 

Al termine della testimonianza il giudice ha rinviato l’udienza al 23 gennaio 2020, data in cui verrà probabilmente sentito il consulente che ha fatto la valutazione sul materiale. Da chiarire cosa si intenda in modo specifico con massa attiva del prodotto.

Maurizia Marcoaldi


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24 giugno, 2019

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