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Viterbo - Giovanni Ciacci parla del suo ultimo libro "La Contessa", romanzo ispirato alla vita di Giò Stajano, che presenterà domani, 29 giugno alle 22,30 a Caffeina, sul palco di piazza del Comune

“Non bisogna avere paura di essere liberi”

di Paola Pierdomenico

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Giovanni Ciacci col suo ultimo libro "La Contessa"

Giovanni Ciacci col suo ultimo libro “La Contessa”

Giovanni Ciacci con Tiziana Governatori

Giovanni Ciacci con Tiziana Governatori

Giovanni Ciacci

Giovanni Ciacci

Giovanni Ciacci col suo ultimo libro "La Contessa"

Giovanni Ciacci col suo ultimo libro “La Contessa”

Viterbo – “Ho voluto raccontare una storia sulla libertà”. Giovanni Ciacci spiega il senso del suo ultimo libro “La Contessa”, romanzo ispirato alla vita di Giò Stajano.

Domani, 29 giugno alle 22,30, ne parlerà a piazza del Comune ospite del festival Caffeina. Libertà sempre e comunque. In ogni sua forma. E Ciacci, istrionico e brillante personaggio televisivo, costumista e scrittore, ne è diventato un simbolo. 

Come nasce l’idea del libro?
“Tempo fa – dice Ciacci – quando ho iniziato a studiare il caso e a leggere libri sulla vicenda. Mi sono appassionato al punto che ho deciso io di farci un libro e di raccontare la mia versione. Una versione molto romanzata e non solo storica, perché non sono uno storico e non voglio fare il biografo. Per quello, ci sono altre persone che lo fanno benissimo.

Ho voluto raccontare una storia che parla di libertà e, forse, è anche il periodo giusto per farlo. Ce n’è sempre bisogno visto come stanno andando oggi le cose”.

Appunto, cosa vuol dire oggi essere liberi?
“Essere liberi è difficile, però dobbiamo riuscirci, perché essere liberi vuol dire tante cose… vuol dire far riuscire ad approdare una nave, invitare al Pride chiunque senza polemiche; vuol dire non stare da nessuna parte politica ma pensare con la propria testa. La libertà è tanta roba”.

E’ anche poter esprimere la propria natura senza paure.
“Quello è fondamentale, ma su questo sono già stati fatti passi da gigante. Il mio è un discorso più generale e cioè di non aver paura di essere liberi”.

Come avrebbe vissuto Gio’ Stajano i giorni nostri?
“Sarebbe stato tutto molto più facile, l’epoca della Dolce vita doveva essere bellissima, ma, diciamoci la verità, il mondo Lgbt stava nascosto e non esistevano locali, feste o associazioni. A 50 anni da quello che è successo nel famoso bar che prese fuoco e dove morirono tanti ragazzi omosessuali, sono stati fatti passi da gigante. Ma non è mai abbastanza”.

Come ha saputo equilibrare realtà e finzione e alternare la narrazione al maschile da quella al femminile.
“E’ stata una mia scelta stilistica, perché nel momento in cui una persona fa una transizione, va definita per il genere che è diventata. Quindi, avrei dovuto parlare della vita di Stajano tutta al femminile. Però – spiega – questo libro non l’ho fatto per un pubblico omosessuale o per un gruppo lgbt.

Non a caso, è venduto nei supermercati e nei centri commerciali, proprio perché deve essere alla portata di tutti. Ho fatto dunque questa distinzione perché volevo far capire più facilmente un percorso ed ecco perché ho parlato al maschile nella prima parte e al femminile nella seconda. E’ un errore voluto per facilitare il lettore”.

Un’intuizione azzeccata, visto che il libro è un successo ed è diventato un tascabile. Si parla anche di progetti per la tv e il teatro.
“Non posso stare dietro a tutti i bambini che faccio, come un bravo genitore li cresco, li faccio andare avanti e poi devono essere loro a spiccare il volo. Anche perché appena vendi i diritti, come ho fatto io per il libro, poi sono di chi li acquista. So che in ballo ci sono delle cose. Sono molto contento che diventerà un’edizione tascabile, mai nella vita averei pensato di riuscire a farla. Del teatro, so che il produttore l’aveva data in mano a Lucia Poli, ma non saprei se per un riadattamento o per un’opera teatrale. Sono proiettato ai prossimi libri”.

Quali progetti per il futuro?
“Ho già iniziato a scrivere quello che uscirà il 31 ottobre e sto iniziando a gettare le basi di quello del 2020. Ti rivelo una cosa, e cioè che inizio a scrivere sempre a Viterbo, quindi sto aspettando di andare in vacanza per chiudere il libro di favole per bambini e per aprire l’altro dal titolo “Roma in ginocchio”. Contenuto top secret”.

Per la stesura del libro c’è stato un grande lavoro sulle fonti.
“La mia fonte più grande è stata Willy Vaira che è il biografo ufficiale e grazie al quale sono riuscito a leggere e a prendere possesso delle nozioni attraverso il materiale che mi ha fornito. Per ringraziarlo, mi sembrava il minimo fargli fare qualcosa sul libro. Gio’ Stajano è stato un pretesto per far conoscere una storia, una delle tante piccole storie che hanno fatto grande il nostro paese e la libertà del nostro paese”.

E’ un personaggio televisivo molto amato. Dopo l’addio a ‘Detto fatto’ su Rai 2 sbarcherà a Mediaset, ma dove la vedremo?
“Il mio programma – conclude Ciacci – sarà più misterioso del matrimonio di Pamela Prati. Altro che Mark Caltagirone…”.

Paola Pierdomenico


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28 giugno, 2019

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