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Viterbo - Violenza sessuale su minori - Il capo della squadra mobile Gian Fabrizio Moschini: "L'arrestato è una persona compulsiva, le indagini continuano" - Il questore Massimo Macera: "Un crimine meschino ed efferato, denunciate"

“Le bambine terrorizzate dopo essere state palpeggiate nelle parti intime”

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Viterbo - Polizia - Violenza sessuale su minori - Gian Fabrizio Moschini, Massimo Macera e Carmine Ingrosso

Viterbo – Polizia – Violenza sessuale su minori – Gian Fabrizio Moschini, Massimo Macera e Carmine Ingrosso

Viterbo - Polizia - Gian Fabrizio Moschini, capo della squadra mobile

Viterbo – Polizia – Gian Fabrizio Moschini, capo della squadra mobile

Viterbo - Polizia - Il questore Massimo Macera

Viterbo – Polizia – Il questore Massimo Macera

Viterbo – “Un crimine bieco, meschino ed efferato”. Il questore Massimo Macera non usa mezzi termini per definire quanto avrebbe commesso il 29enne pakistano arrestato ieri dai poliziotti della squadra mobile per violenza sessuale aggravata nei confronti di due bambine di 11 e 13 anni.

Stando alla ricostruzione degli investigatori, il 2 maggio l’uomo avrebbe prima avvicinato e poi palpeggiato nelle parti intime le minori. Gli episodi sarebbero avvenuti, a distanza di tre ore, nel centro storico di Viterbo, e il 29enne si sarebbe approcciato alle bambine chiedendo se nel palazzo in cui vivevano ci fossero degli appartamenti da affittare. Una mera “scusa” per iniziare, “in maniera repentina”, quelli che il capo della squadra mobile Gian Fabrizio Moschini ha definito “approcci sessuali avanzati”. “Non c’è stato uno stupro – spiega il dirigente della questura -, ma solo perché le bambine sono riuscite a divincolarsi. Terrorizzate, hanno urlato e attirato l’attenzione dei genitori a cui hanno raccontato di essere state palpeggiate nelle parti intime”.

Gli episodi sarebbero avvenuti a metà e nel tardo pomeriggio del 2 maggio, quando le minori erano da sole. Una sarebbe stata “puntata, seguita e avvicinata” in strada mentre tornava da scuola. L’altra era invece uscita dall’auto della mamma per passare a prendere un libro a casa: sarebbe stata molestata nell’androne del palazzo. Le vittime, di 11 e 13 anni, sono una italiana e l’altra residente a Viterbo ma originaria di un paese dell’Unione Europea. “Non si conoscono – sottolinea il capo della mobile Moschini -, ma nello stesso giorno i loro genitori sono venuti in questura a raccontare quanto successo alle loro figlie: e gli episodi erano simili”.

L’indagine, coordinata dalla pm Chiara Capezzuto, è partita proprio dalla denuncia di queste mamme e papà. “Ascoltati i genitori – riepiloga Moschini -, abbiamo sequestrato e analizzato i filmati delle telecamere di sorveglianza individuando delle immagini rilevanti. Il lavoro sui video è stato certosino: si è fondato sui dettagli, sull’abbigliamento e sulle peculiarità somatiche di un uomo immortalato a puntare, seguire e avvicinare una delle minori. Individuato il suo volto, è stato identificato grazie anche a degli appostamenti e pedinamenti”.

Gli investigatori, alla presenza di uno psicologo, hanno anche ascoltato in audizione protetta le due bambine. “Tra le altre cose – continua Moschini -, le è stato fatto vedere un fascicolo fotografico contenete pure il volto del sospettato. Ed entrambe lo hanno riconosciuto senza alcun indugio. È stato un momento toccante, anche perché le minori hanno rivissuto un momento bruttissimo”.

Con il racconto della 11enne e della 13enne in mano, la procura ha chiesto e ottenuto l’arresto del 29enne. Da ieri è nel carcere di Mammagialla, dopo che i poliziotti hanno bussato alla porta della sua abitazione nel centro storico e gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare del gip Francesco Rigato. “Originario del Pakistan – lo descrive Moschini -, è regolare sul territorio italiano ed è residente a Viterbo. Dipendente di un’azienda agricola, non ha precedenti significativi. Al momento gli vengono contestati solo questi due episodi, ma data la sua natura compulsiva non è escluso che possa averne commessi degli altri”.

“Denunciate”, è l’appello del questore Massimo Macera. “L’arresto di quest’uomo – continua – è stato possibile grazie alla collaborazione delle vittime. Chi si è macchiato di un crimine così bieco, meschino ed efferato è stato assicurato alla giustizia. Abbiamo bisogno di queste risposte, soprattutto in questo periodo, perché si è parlato molto dell’aumento, in minima percentuale, il 2,5%, dell’indice di criminalità nella provincia di Viterbo. I dati statistici, in una comparazione tra il primo trimestre del 2019 con quello del 2018, hanno fatto emergere un aumento dei reati. Ma i reati sono aumentati perché ci sono state più persone denunciate e arrestate”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero dell’Interno. “Ha ottenuto la protezione dichiarando di essere omosessuale, ma è stato arrestato per violenza sessuale su due ragazzine di nemmeno 14 anni – si legge in una nota del Viminale –. È la vicenda del pakistano finito in manette a Viterbo: è regolare sul territorio nazionale per decisione del tribunale di Firenze. L’ordinanza a favore del pakistano è del 5 aprile 2017: nel primo semestre di quell’anno il tribunale toscano aveva accolto l’87,5% dei ricorsi di chi non vuole lasciare l’Italia”.

“È il tribunale – riepiloga il ministero dell’Interno – in cui, ad agosto 2017, è stata istituita la sezione specializzata sull’immigrazione presieduta dalla dottoressa Luciana Breggia, relatrice della sentenza che ha escluso il Viminale dal giudizio sull’iscrizione anagrafica di un immigrato. La dottoressa Breggia è il magistrato che ha partecipato a dibattiti con le Ong, ha presentato un libro contro i respingimenti e i porti chiusi e in un dibattito sul tema ‘Migranti alla frontiera dei diritti. Una questione storica-giuridica-culturale’ dell’8 aprile 2019 ha sostenuto che ‘nessuno è clandestino sulla terra’”.

“La commissione territoriale aveva respinto la richiesta di asilo del pakistano, ma l’immigrato aveva fatto ricorso. Tenuto conto della gravità dei fatti, grazie al Decreto sicurezza – conclude il Viminale – verrà richiesta alla commissione nazionale la revoca del permesso che comunque scade il 24 luglio 2019. Fatte salve le esigenze cautelari, il pakistano potrà essere espulso”.


Video: La polizia: “Bambine avvicinate e palpeggiate”

Articoli: Violenza sessuale su due bambine, il Viminale ad alzo zero contro i magistrati – Le bambine di 11 e 13 anni avvicinate per strada e molestate – Violenza sessuale su due bambine, arrestato


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2 giugno, 2019

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