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L’Unitus studierà l’origine della vita nell’universo

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Viterbo - La presentazione del progetto "Vita nello spazio" [4]

Viterbo – La presentazione del progetto “Vita nello spazio”

Viterbo - La presentazione del progetto "Vita nello spazio" [5]

Viterbo – La presentazione del progetto “Vita nello spazio”

Viterbo - Alessandro Ruggieri e Silvano Onofri [6]

Viterbo – Alessandro Ruggieri e Silvano Onofri

Viterbo - Alessandro Ruggieri [7]

Viterbo – Alessandro Ruggieri

Viterbo - Silvano Onofri [8]

Viterbo – Silvano Onofri

Viterbo – L’università degli studi della Tuscia studierà l’origine della vita nell’universo. “Mettendo insieme per la prima volta – ha detto Silvano Onofri – i migliori scienziati italiani nei campi dell’astrofisica, astrochimica e astrobiologia che collaboreranno per i prossimi tre anni”.

Non solo, ma i ricercatori viterbesi prenderanno parte anche alle fasi che accompagneranno il primo tentativo dell’uomo di raggiungere Marte. Previsto per il 2030. Tra 11 anni.

Il progetto è stato presentato questa mattina a Viterbo nella sede dell’Unitus a Santa Maria in Gradi. Assieme a Onofri, professore del dipartimento di scienze ecologiche e biologiche, anche il rettore Alessandro Ruggieri. Tra i collaboratori, il docente Raffaele Saladino.

Il progetto, “Vita nello spazio” il titolo, ha vinto un bando dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) portando a casa 3 milioni e mezzo di euro. “Circa 850 mila euro verranno – ha proseguito Onofri – verranno investiti per formare una nuova generazione di scienziati”.

“L’origine della vita e la sua possibile esistenza al di fuori del nostro pianeta – ha commentato il rettore – sono temi di enorme interesse scientifico e costituiscono uno dei principali obiettivi della ricerca spaziale. Il progetto si propone di mettere in rete le migliori competenze del nostro Paese per realizzare una ricerca con ampia prospettiva e un obiettivo comune. Lo studio dell’origine della vita nell’universo”.

Al percorso di ricerca parteciperanno anche l’Istituto nazionale di astrofisica, il Cnr, la Normale di Pisa e le università di Padova, Roma, Tor Vergata, Perugia e Napoli.

“Il progetto – ha poi sottolineato Onofri – cercherà di dare risposte in tre distinti ambiti. Primo. Delineare i possibili scenari e le condizioni sulla Terra e altri corpi celesti, come Titano, per la formazione di molecole biologiche basilari che costituiscono i mattoni con cui si è generata la vita. Secondo. Indagare i limiti fisici entro i quali può esistere la vita terrestre in condizioni ambientali come quelle di Marte e delle lune ghiacciate di Saturno e Giove. Terzo. Indagare quali sono le stelle capaci di emettere la luce necessaria che serve per la fotosintesi dei microrganismi che hanno permesso la nascita della vita sul nostro pianeta”.

“Da bambino – ha concluso Ruggieri – volevo andare sulla Luna”. Adesso l’università della Tuscia ha invece la possibilità di sbarcare su Marte.

Daniele Camilli


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