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Cronaca - La segretaria Ust Cisl di Viterbo Elisa Durantini sulla 17enne olandese vittima di violenze che si è lasciata morire

“Il messaggio di Noa Pothoven non deve andare perso”

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Elisa Durantini - Segretaria provinciale Cisl Viterbo

Elisa Durantini – Segretaria provinciale Cisl Viterbo

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Noa Pothoven. Fino a una manciata di giorni fa questo nome non avrebbe detto niente a nessuno, e invece adesso lo leggiamo sulle pagine di tutte le maggiori testate giornalistiche, e c’è ovunque la foto di questa bella ragazza olandese di diciassette anni, bionda, dall’aria tranquilla, semplice, ma che ha deciso di lasciarsi morire.

C’è di più, in realtà già da molto tempo aveva chiesto al governo olandese la possibilità che le fosse concessa l’eutanasia, possibilità che le è stata rifiutata in quanto ritenuta troppo giovane per poter prendere una decisione così drastica a un’età così immatura.

Quindi, Noa ha deciso di lasciarsi morire di fame e di sete, pur di non continuare a vivere trascinandosi dietro quel dolore. Noa aveva circa undici anni quando ha subito le prime aggressioni, e quattordici quando è stata violentata da due uomini, e ha preferito morire nel fiore della sua giovinezza piuttosto che vivere la sua vita dopo uno stupro.

Quello su cui dovremmo tutti quanti interrogarci non è se sia lecito o meno sottoporsi a eutanasia come libera scelta, ma cosa implica veramente una violenza sessuale per una donna, ancor più se si tratta di una bambina; l’hanno chiamato “sindrome da trauma di stupro” e lo studio più noto che ne parla è quello di Burgess e Holmstrom (1974). Essi hanno stabilito che si tratta di un vero e proprio disturbo di stress post traumatico che può avere due fasi: una fase acuta che inizia subito dopo l’evento traumatico e può durare giorni o settimane: è la fase di totale disorganizzazione ed è caratterizzata da paura, incredulità, shock, vergogna, senso di colpa, umiliazione, rabbia, lutto e perdita di controllo, pensieri di morte e perdita dell’appetito, disturbi del sonno, sintomi gastrointestinali e genito-urinari.

In seguito arriva la fase depressiva, che si instaura due-tre settimane dopo l’evento e può persistere da qualche mese a un anno e oltre: la vittima tenta di riprendere il controllo della sua vita ma tale riorganizzazione si manifesta spesso attraverso l’espressione di una sintomatologia a lungo termine come depressione maggiore, tentativi di suicidio, sviluppo di dipendenza da droghe o alcol, disfunzioni sessuali gravi come vaginismo cronico e dispareunia, con un terzo delle sopravvissute che sviluppano una vera e propria sindrome post traumatica da stress e che hanno il 13% in più di probabilità di tentare il suicidio.

Questa sindrome conseguente a un trauma da violenza sessuale come quella vissuta da Noa ha conseguenze importanti per il cervello di chi la subisce, che viene interessato da vere e proprie modifiche, come già descritto per tanti veterani di guerra che una volta tornati a casa non riescono più ad avere una vita normale in quanto manifestano stress cronico, ipervigilanza, esagerate risposte di allarme, incubi e paura costante, fino ad arrivare a sviluppare gravi disturbi della personalità come quello borderline o il disturbo dissociativo dell’identità.

Noa aveva deciso di lottare contro tutto questo, contro la depressione, l’anoressia e lo il disturbo da stress post-traumatico che stavano rendendo la sua vita insopportabile, combattendo con tutte le sue forze contro questi mostri che la tormentavano, e alla fine è rimasta sfinita.

Gli ultimi giorni aveva scritto sui social: “Ho smesso di mangiare e bere per un po’ ora, e dopo molte discussioni e valutazioni, è stato deciso di lasciarmi andare perché la mia sofferenza è insopportabile. Respiro, ma non vivo più”.

E infine, dopo aver chiesto ai suoi followers di non cercare di farla desistere dall’intento in quanto la sua scelta era stata ponderata a lungo, aveva scritto “Amore è lasciar andare”.

È nostro dovere fermarci a riflettere sulle sue parole, affinché ciò che è successo a questa ragazza bionda che potrebbe essere nostra figlia, nostra sorella, nostra nipote, non accada mai più. È nostro dovere interrogarci se stiamo facendo tutto il possibile per educare la nostra gioventù al rispetto delle donne, e più in generale di ogni membro della società; se stiamo facendo tutto il possibile per fare in modo che si possa sviluppare una nuova coscienza civica, di rispetto e amore reciproco.

È nostro dovere renderci conto delle conseguenze delle nostre azioni, delle ferite che siamo in grado di provocare con i nostri atteggiamenti. È nostro dovere non sottovalutare gli effetti che la violenza maschile ha su tutte le donne, effetti che vanno raccontati e spiegati per non minimizzare un crimine troppo spesso ormai socialmente normalizzato. Facciamo in modo che il messaggio di Noa Pothoven non vada disperso.

Elisa Durantini Segretaria Ust Cisl Viterbo


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8 giugno, 2019

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