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Operazione Underground - Interrogatorio di garanzia - Il difensore della 32enne viterbese: "Aveva rapporti amichevoli con gente che non frequenta più" - Si difende davanti al gip l'imprenditore edile 39enne di Vitorchiano

Narcotraffico, fa scena muta e chiede la libertà la donna arrestata

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Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Angelica Cazzato

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Angelica Cazzato

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Domenico Pennacchietti

Carabinieri – Stroncato traffico internazionale di droga – Domenico Pennacchietti

L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache

Viterbo – Banda di narcotrafficanti smantellata dalla Dda di Roma, chiede la revoca dei domiciliari la viterbese arrestata, mentre nega qualsiasi coinvolgimento l’imprenditore edile di Vitorchiano.

Chiede la revoca dei domiciliari o un alleggerimento della misura Angelica Cazzato. E’ la 32enne viterbese, unica donna tra i 12 indagati per cui è stata disposta la custodia cautelare dal gip Vilma Passamonti di Piazzale Clodio, su richiesta della pm dell’antimafia Maria Cristina Palaia, che ha sviluppato l’inchiesta partita dalla procura della repubblica di Viterbo.

La giovane, comparsa ieri davanti al giudice per le indagini preliminari di Roma, si è avvalsa della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia.

Per lei un’udienza lampo, al termine della quale l’avvocato Paolo Delle Monache, nonostante la sua assistita abbia fatto scena muta, ha presentato l’istanza al tribunale.

“Si tratta di fatti risalenti nel tempo, al 2016, quando la mia assistita aveva rapporti amichevoli con gente che non frequenta più. Di diciotto delle persone coinvolte, non ne conosce una. Non ci sono elementi perchè debba stare agli arresti”, ci tiene a sottolineare il legale.

Tra i quattro indagati ai domiciliari sentiti ieri a Roma ha invece risposto a tutte le domande della gip Vilma Passamonti, con l’obiettivo di chiarire la sua posizione, l’imprenditore edile 39enne di Vitorchiano, Domenico Pennacchietti. È assistito dall’avvocato Emanuele Barbacci.

Sempre ieri, nel carcere di Frosinone, si è avvalso della facoltà di non rispondere la presunta mente della banda di trafficanti internazionale di cocaina, il 44enne albanese Bledar Shtembari detto Bledi, difeso dall’avvocato Franco Taurchini.

L’uomo, che era già detenuto per un’altra vicenda, sempre legata allo spaccio di stupefacenti, è stato sentito per rogatoria da un gip del tribunale del capoluogo ciociaro.

Potrebbe invece essere stato allontanato un paio di anni fa dall’Italia uno dei ricercati. Sì tratta di Renato Hasa, detto Meti, albanese 38enne.

Ai tempi dell’inchiesta era domiciliato a Viterbo, dove mel gennaio 2016 risulta essere stato colpito da un decreto di espulsione del prefetto, che non avrebbe rispettato.

Pregiudicato, come gli altri connazionali, nell’aprile 2017 era ancora nella Penisola. Lo hanno scoperto i carabinieri che lo hanno fermato a Monopoli, in provincia di Bari, a bordo di una Golf. Fu arrestato e portato nel carcere del capoluogo pugliese. Nel frattempo, appunto, potrebbe avere lasciato definitivamente l’Italia.

Avrebbe invece un precedente giudiziario assai delicato un altro degli albanesi irreperibili. Nel 2005, quando era ancora minorenne, avrebbe ucciso un barista nel nord Italia. Delitto per cui, dopo un anno nel carcere Beccaria di Milano, è stato condannato nel 2006 a 9 anni e 4 mesi di reclusione dal tribunale per i minori, da scontare ai domiciliari. Fu quindi trasferito in una località segreta, a causa della tensione sociale provocata dalla sentenza. Per lui, tra i 23 indagati dell’operazione Underground, è stato disposto l’arresto in carcere.

Silvana Cortignani


Media: Fotocronaca: Arresti per droga – Video: Operazione dei carabinieri, arresti per droga


Le misure restrittive

In carcere:
1. Bledar Shtembari detto Bledi, nato in Albania il 10.08.1975, di fatto domiciliato a Viterbo
2. Armand Cuni, nato in Albania il 29.09.1975, residente a Viterbo
3. Erjon Collaku, nato a Pogradec (Albania) il 24.01.1980
4. Mario Kelmendi, nato in Albania il 03.04.1996, residente a Canepina (Viterbo)
5. Renato Hasa, detto Meti, nato in Albania il 11.02.1981, di fatto domiciliato a Viterbo
6. Julian Tare, detto Giuliano, nato a Elbasan (Albania) il 29.05.1991, residente a Viterbo
7. Fatjan Sopi, detto Fation, nato in Albania il 26.05.1991, residente a Canepina (Vt)

Ai domiciliari:
8. Angelica Cazzato, nata a Viterbo l’11.12.1987, ivi residente
9. Rudenc Medolli, nato in Albania il 30.12.1982, residente a Terni
10. Domenico Pennacchietti, nato a Roma il 13.10.1980, residente a Vitorchiano (Vt)
11. Massimiliano Pietrucci, nato a Livorno il 22.07.1964, residente a Soriano nel Cimino (Viterbo)
12. Nehat Zekjirov, nato in Macedonia il 27.08.1985, di fatto domiciliato a Montefiascone (Vt)


Le accuse

I capi di imputazione ai quali devono rispondere a vario titolo gli indagati arrestati, oltre agli art. 73 e 74 del D.P.R. 309/90, sono sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), lesioni personali aggravate (artt. 582, 585 c.p.), porto d’arma da fuoco ( art. 12 e 14 D.lvo 497/1974) ed estorsione (art. 629 c.p.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 giugno, 2019

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