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Caffeina - Il giornalista Carlo Bonini, attraverso i suoi libri, racconta i retroscena del caso Cucchi

“Nella scala etica che creiamo, alcuni valgono dieci e altri uno”

di Erika Chilelli - Tusciaweb academy

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Caffeina - Carlo Bonini

Caffeina – Carlo Bonini

Caffeina - Carlo Bonini e Filippo Rossi

Caffeina – Carlo Bonini e Filippo Rossi

Viterbo –  “Il vero oltraggio a Stefano Cucchi non è solamente ciò che accadde quella notte, ma quello che si è consumato per nove anni nei confronti della sua famiglia”. Con parole pesanti ha inizio l’incontro di Caffeina con Carlo Bonini. Il giornalista ha approfondito attraverso i suoi libri, Il corpo del reato e Ti mangio il cuore entrambi editi da Feltrinelli, i retroscena del caso Cucchi e il fenomeno della mafia pugliese nel territorio del Gargano. L’intervista, condotta da Filippo Rossi, è stata trasmessa in diretta da “Radio Radicale”.

Partendo dal caso Cucchi – chiede Rossi– cosa è cambiato in questi ultimi mesi e perché la verità è stata svelata proprio ora, cosa si è spezzato nell’oscurità mafiosa attorno a questo evento?
Già tre anni fa l’opinione pubblica era di fronte ad una scelta: se far venire giù il muro di omertà seppur complicato – risponde Bonini -. Credo che, per complice silenzio, il caso Cucchi è stato raccontato come un caso in cui lo stato, venendo meno agli obblighi e doveri nei confronti del cittadino, aveva compiuto un abuso. In realtà un pezzo dello stato e dei suoi apparati – macchina giudiziaria, medicina legale, arma dei carabinieri di Roma, autorità carcerarie – hanno deciso di non farsi processare”.

Con i tuoi libri cerchi sempre di spiegare la psicologia dietro i processi, secondo te, perché scatta la psicologia del silenzio?
È una reazione di autoconservazione seguita da una valutazione costo – beneficio di legalità e illegalità”. Bonini ricorda un esame universitario di sociologia della pubblica amministrazione, ritenendolo illuminante per poter capire queste dinamiche complesse. “Bisognerebbe parlare di più del costo della legalità: oggi le istituzioni si convincono che sia meglio omettere perché se si indaga su un solo uomo all’interno ad esserlo, automaticamente, è l’intera istituzione. In più, si instaura un classismo giudiziario e alcuni soggetti sono di serie b. Perché dovrebbe importarmi dell’ennesimo tossico entrato in un palazzo di giustizia?”.

Quanto è grande la responsabilità della politica?
Oggi la politica viaggia nell’immediatezza e nella semplicità e spesso non si è in grado di semplificare una cosa complessa, che non si conosce adeguatamente. Non si aiuta più il paese a ragionare, ma si consola il pubblico. Una politica così se la porta via il vento”.

Dal caso Cucchi, l’attenzione si sposta a un altro tema, trattato nel libro Ti mangio il cuore, che a detta di Bonini è meno frequente nell’opinione pubblica e poco trattato dall’informazione nazionale: la mafia nel territorio pugliese del Gargano.

Ci tengo molto a raccontare storie scomode. Nel libro, scritto sotto forma di romanzo, i nomi e i fatti sono reali e ci costringono a fare i conti su ciò che non riusciamo o fingiamo di non vedere”. Bonini si dilunga sui metodi e dell’impatto di questa mafia sul territorio pugliese. “Si tratta di una mafia senza nome – spiega – che uccide almeno una volta a settimana utilizzando metodi arcaici, con un alto tasso di impunità. Conta, in trent’anni, più di trecento morti, spesso sfigurati in viso per cancellarne la memoria. Controlla il traffico di stupefacenti provenienti dai Balcani e in trent’anni c’è stato un solo pentito. Il controllo sul territorio è capillare e le faide tra famiglie sono frequenti, a tal punto che in questura tra le voci più frequenti di reato c’è quella della strage”.

Erika Chilelli – Tusciaweb academy


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28 giugno, 2019

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