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“Illarionov non voleva fare stragi, ma non va premiato per il petardo lanciato contro la macchina di S. Rosa…”

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Il 24enne Denis Illarionov [3]

Il 24enne Denis Illarionov

L'avvocato Vincenzo Comi [4]

L’avvocato Vincenzo Comi

Viterbo - Il procuratore Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto [5]

Viterbo – Il procuratore Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto

Viterbo – “Denis Illarionov non voleva fare stragi, ma non merita nemmeno un premio per il petardo a Santa Rosa”. Lo ha detto in aula l’avvocato Vincenzo Comi del foro di Roma, difensore del 25enne d’origine lettone arrestato il 12 marzo 2018 a Bagnaia dalla Digos dopo la segnalazione dell’Fbi per sospetto terrorismo. 

Il legale ha convinto la corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone che ieri ha chiuso il processo di primo grado condannando il 25enne a sei anni invece che agli undici anni chiesti dal pm Chiara Capezzuto e dal procuratore capo Paolo Auriemma.

Illarionov – jeans, maglietta e capelli rasati ai lati come qualunque coetaneo – era presente in aula, scortato dalla penitenziaria, come a tutte le udienze del processo. 

“Siamo soddisfatti della sentenza, abbiamo centrato l’obiettivo dell’assoluzione dal reato di strage”, ha commentato dopo la lettura del dispositivo, riservandosi si ricorrere in appello dopo avere letto le motivazioni per il riconoscimento delle attenuanti. Stessa riserva la procura: “Nessun commento da fare, aspettiamo di leggere le motivazioni”, hanno detto Auriemma e Capezzuto. 


Non voleva uccidere i bambini dell’asilo

Non voleva uccidere i bambini dell’asilo. Non intendeva compiere attentati stile lupo solitario dell’Isis. Non voleva andare in giro a sparare all’impazzata. Erano dei post. 

“Non si può sanzionare il pensiero o l’opinione di una persona, servono le prove, la volontà specifica di cagionare la morte di un numero indeterminato di persone. Qui non abbiamo neppure la prova della natura esplodente del materiale. Abbiamo il video del fumogeno di Santa Rosa e non si può dare un premio a chi tira un petardo, ma si tratta di un reato diverso dalla strage”, ha detto il legale durante l’arringa difensiva. 

La condanna a sei anni di reclusione, di cui un anno e tre mesi già scontati, è arrivata sia per la detenzione di nitrato di potassio (una sola partita, acquistata online nel 2015 quando giocava coi fumogeni) e del cilindro esplodente con 64 monete da uno e due euro sequestrati nella sua abitazione, sia per il “petardo” tirato al passaggio della Macchina di Santa Rosa, in via Garibaldi, durante il Trasporto del 3 settembre 2015. Ma non per strage. 

Il “bombarolo della Macchina di Santa Rosa” è stato assolto dall’accusa più grave, quella di strage, riqualificata nel reato meno grave previsto dall’articolo 435 del codice penale: chiunque, al fine di attentare alla pubblica incolumità, fabbrica, acquista o detiene dinamite o altre materie esplodenti, asfissianti, accecanti, tossiche o infiammabili, ovvero sostanze che servano alla composizione o alla fabbricazione di esse è punito con la reclusione da uno a cinque anni. 


La difesa aveva chiesto la seminfermità di mente

Niente strage, nonostante l’esaltazione di stragisti su Reddit, Instagram, facebook e altre piattaforme sulle quali “Illarionov l’internauta” passava le sue giornate solitarie chiuso in casa, pubblicando post, fumetti e video, e facendo proselitismo, lui che fin dall’adolescenza si firmava “papamaialetto” e si professava anticlericale, cercando”adepti” nel mondo social. 

L’accusa di strage gli è stata contestata due mesi dopo l’arresto, a maggio 2018, quando un detenuto della stessa sezione. Alessandro Di Girolamo, ha consegnato un foglio scritto di suo pugno in cui erano annotati gli indirizzi e i nomi delle scuole Tecchi e Egidi di Viterbo, dicendo che glieli aveva detti Illarionov, preannunciandogli dove avrebbe fatto una strage di bambini non appena uscito dal carcere. 

“Un teste assolutamente inattendibile. E’ stato smentito da un altro detenuto viterbese, Ermanno Fieno, il quale, sentito lo scorso 26 novembre dagli inquirenti, ha detto che Di Girolamo si era fatto dire nomi e indirizzi di scuole di Viterbo con la scusa che voleva iscriverci i suoi figli. Nessuno degli altri compagni di sezione ha mai ricevuto simili confidenze, neanche il suo compagno di cella”, ha insistito il legale, secondo cui la corte d’assise doveva decidere tra il dare all’imputato “la terapia o il veleno”.

L’avvocato Comi ha anche chiesto la seminfermità mentale per il suol assistito: “Un ragazzino finito in carcere con dei banditi che, secondo la nostra consulente, soffre di un deficit della personalità di disadattamento, di una patologia psicologica che lo ha spinto all’isolamento e a una vita vissuta attaccato a internet. Ha bisogno di essere reinserito, non ababndonato a se stesso e internato in carcere”. 

Silvana Cortignani


 – Bomba contro la macchina di Santa Rosa, Illarionov condannato a sei anni [6]


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