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Aggressione neofascista a Caffeina - Lo scrive il giudice di pace nelle motivazioni della sentenza di condanna per lesioni - Gianluca Iannone ha presentato appello

Pugno del leader di Casapound a Filippo Rossi, fu vera violenza

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Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Tribunale - Filippo Rossi con l'avvocato Giacomo Barelli

Tribunale – Filippo Rossi con l’avvocato Giacomo Barelli

Viterbo – (sil.co.) – Aggressione neofascista a Caffeina, anche se “futurista” fu sempre un pugno e furono botte vere e non percosse. Un pugno tale da atterrare la vittima e spedirla al pronto soccorso dove la diagnosi fu di lesioni. “Non per imporre sofferenza solo morale”, secondo il giudice. Per questo il 15 maggio 2018 è stato condannato il leader di Casapound.

Si legge nelle motivazioni della sentenza con cui l’anno scorso il giudice di pace Alessandro Mandolini ha condannato Gianluca Iannone a una multa di 800 euro e a una provvisionale di 1500 euro per l’aggressione al direttore artistico di Caffeina Filippo Rossi del 14 luglio 2012 a San Pellegrino. Il leader di Casapound ha presentato ricorso in appello, che sarà discusso davanti al giudice Gaetano Mautone del tribunale di Viterbo.

Filippo Rossi si è costituito parte civile al processo con l’avvocato Giacomo Barelli. 

“L’imputato Gianluca Iannone ha senz’altro posto in essere una violenta manomissione della parte offesa”, scrive il giudice.

E ancora: “La fattispecie delittuosa di lesioni personali ascritta a Iannone deve ritenersi, alla luce del quadro probatorio, senz’altro consumata, essendosi invero manifestati tutti i suoi elementi costitutivi, sotto il profilo sia oggettivo che soggettivo”, si legge nelle motivazioni. 

“L’elemento soggettivo deve ritenersi anch’esso pienamente integrato considerate le modalità di esecuzione della condotta delittuosa e la volontà dell’imputato di arrecare nocumento a colui che in quel momento gli si è parato innanzi, a nulla rilevando con quali effettive intenzioni”, spiega Mandolini.

“Iannone non può peraltro neanche invocare la sussistenza nell’ipotesi di specie di un’ingiuria reale, posto che la violenza del pugno inferto alla parte offesa, tale da farlo cadere in terra, esclude che abbia voluto imporre alla sua vittima una sofferenza solo morale”, la conclusione del giudice di pace, alla luce delle conclusioni dei sanitari del pronto soccorso. 

Condannato per le lesioni, Iannone è stato invece assolto dall’accusa di ingiurie, reato nel frattempo depenalizzato. Sputandogli in faccia, apostrofò Rossi con le frasi: “Sei una merda, infame, sei un porco, sei un maiale”. Poi lo atterrà con un pugno in faccia, per il quale fil direttore artistico di Caffeina fu medicato al pronto soccorso di Belcolle con una prognosi di cinque giorni. 

 

 


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22 giugno, 2019

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