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Viterbo - Per la difesa i filmati non inchiodano il pakistano 29enne arrestato il primo giugno - Depositato il ricorso al riesame

“Quei video non provano che il violentatore delle due bambine è lui…”

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Viterbo - Pedofilo inchiodato dalle telecamere

Viterbo – Pedofilo inchiodato dalle telecamere

L'avvocato Marina Bernini

L’avvocato Marina Bernini

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – (sil.co.) –  “L’unica prova certa dei video sono le scarpe da ginnastica mentre sta dal tabaccaio”. Per la difesa i video non inchiodano il pakistano 29enne arrestato il primo giugno con l’accusa di essere un pedofilo, un maniaco seriale, molestatore di bambine. 

“Non è lui il violentatore delle bambine”. Non hanno dubbi gli avvocati Marina Bernini e Samuele De Santis che lunedì hanno presentato istanza al tribunale della libertà a nome del 29enne d’origine pakistana in carcere dal primo giugno con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore.

“Lo hanno riconosciuto perché cammina a papera, assurdo”, dicono i legali, alle prese con le presunte incongruenze e discrepanze delle prove raccolte dagli investigatori, in attesa che venga fissata l’udienza davanti ai giudici del riesame di Roma. 

L’uomo, un operaio agricolo regolare in Italia, è accusato di avere molestato una bambina di 11 anni e una ragazzina di 13 anni, a poche ore di distanza l’una dall’altra, lo scorso 2 maggio. La tredicenne sarebbe stata inoltre pedinata, qualche giorno dopo, il 6 maggio, mentre andava a lezione di inglese.

“I genitori hanno sporto querela a distanza di giorni e giorni dai fatti, soltanto il 9 maggio. Evidentemente la presunta identificazione non è così scontata”, sottolineano. Secondo la procura e il tribunale, il 29enne è inchiodato dai filmati delle telecamere della videosorveglianza.

“Si tratta di tre video, più i video degli interrogatori protetti delle bambine, che stiamo visionando in questi giorni con grande attenzione. Ebbene, a nostro parere, ammesso che sia lui l’uomo dei video, non è il violentatore. E se è il violentatore, non è il nostro assistito”, spiegano i legali.

“Le vittime prima hanno parlato di un africano coi capelli ricci, poi di un cingalese, infine hanno riconosciuto il pakistano dalle foto loro mostrate. Un’identificazione che non sta in piedi, alla luce dei presunti riscontri dei filmati. Il 6 maggio, quando avrebbe pedinato la tredicenne in piazza San Faustino, a un certo punto guarda proprio da un’altra parte, si ferma e torna indietro”, dicono.

Di sicuro ci sarebbe solo che è andato a comprare le sigarette dalla tabaccaia di via Maria Santissima Liberatrice.

“Le telecamere dell’esercizio commerciale riprendono le sue scarpe da ginnastica, che sono proprio le sue. Lui, infatti, ha sempre detto di avere fatto quella strada non per seguire qualcuno, ma perché andava dalla tabaccaia. Le scarpe da ginnastica sono in effetti una prova, La prova che la sua versione è vera. Non è il nostro assistito che ha violentato le bambine”, concludono. 


Gli agguati alle vitime nel quartiere di San Faustino

La tredicenne sarebbe stata avvicinata una prima volta il 2 maggio, mentre stava tornando a casa da scuola, sul pianerottolo del palazzo dove abita coi genitori. Il 29enne prima le avrebbe rivolto apprezzamenti circa il suo aspetto fisico, quindi l’avrebbe bloccata con le spalle al muro, toccandole le guance il sedere e le braccia, cercando di abbassarle i pantaloni e di baciarla sulla bocca, costringedola così a subire atti sessuali contro la sua volontà.

Quel giorno l’uomo avrebbe intercettato lungo il tragitto e seguito la ragazzina, che avrebbe avuto la sensazione di essere pedinata lungo via Cairoli. Pochi giorni dopo inoltre, il 6 maggio, verso le quattro del pomeriggio, mentre la tredicenne si stava recando a lezione di inglese, il 29enne l’avrebbe seguita nuovamente, tanto che la ragazzina, spaventata, avrebbe chiamato al telefono il padre, subito accorso, anche se nel frattempo il pakistano si era dileguato.

La bambina di 11 anni, invece, sarebbe stata avvicinata soltanto una volta, il 2 maggio, nell’androne del suo palazzo, dove il 29enne si sarebbe introdotto con una scusa. Anche lei, come l’altra vittima, sarebbe stata messa all’angolo dall’uomo che, contemporaneamente, avrebbe tenuto bloccato con una mano il portone dello stabile per evitare che uscisse. Il 29enne le avrebbe toccato le spalle e il seno, dopo di che, essendo la bambina caduta a terra mentre cercava di difendersi a calci, l’avrebbe presa in braccio, continuando ad accarezzarla e a dirle che era bella, costringendo anche ei a subire atti sessuali contro la sua volontà. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 giugno, 2019

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