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Giallo di Ronciglione - Parla Luca Cococcia, il difensore del presunto assassino di Maria Sestina

“Quello che ha detto il figlio di 5 anni di Landolfi non può valere come prova”

di Silvana Cortignani

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Ronciglione - L'avvocato Luca Cococcia

Ronciglione – L’avvocato Luca Cococcia, difensore del trentenne

Viterbo - Assemblea liceo Ruffini - Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici – Vuole l’arresto di Landolfi

Il giudice Francesco Rigato

Il gip Francesco Rigato – Ha rigettato la richiesta del carcere per Landolfi

Ronciglione – “Quello che ha detto il figlio di Andrea Landolfi Cudia non ha nessun valore di prova”. 

Lo ribadisce più volte l’avvocato Luca Cococcia, secondo il quale non basta un peluche messo nelle mani di un bambino davanti a un consulente del pubblico ministero per fare una prova.

Non ha dubbi il difensore del trentenne romano accusato di omicidio volontario per la morte della fidanzata 26enne Maria Sestina Arcuri, deceduta all’ospedale di Belcolle dopo essere caduta dalle scale della casa della nonna del giovane, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio. La ricostruzione del minore non può valere come prova.

Il legale sta preparando il ricorso per cassazione contro la richiesta d’arresto del pm Franco Pacifici, rigettata dal gip Francesco Rigato, ma accolta dal collegio del tribunale del riesame di Roma, presieduto da Bruno Azzolini, giudici a latere Maria Agrimi e Maria Viscito, secondo i quali il gip avrebbe effettuato “una ricostruzione dei fatti parziale e, sotto molti aspetti, certamente errata”. 


La bisnonna ottantenne e il pronipote di 5 anni, unici testimoni oculari del “delitto”

Il bimbo. Ha appena cinque anni il figlio che Landolfi ha avuto da una precedente relazione. Era con il padre e la sua nuova compagna anche lui, quel primo weekend di febbraio trascorso dalla coppia fuori porta, a casa della bisnonna del piccolo, al civico 7 di via Papirio Serangeli, a Ronciglione.

Sono loro, lui 5 anni e lei 80 anni, gli unici testimoni oculari del “delitto”, oltre alla vittima e al presunto assassino.

Inattendibile, secondo il riesame, la testimonianza della donna, Mirella Iezzi, di 80 anni, che avrebbe mentito su tutto per coprire il nipote. Attendibile, invece, il piccolo, che nel cuore della notte, erano circa le due, sarebbe stato sveglio e avrebbe visto coi suoi occhi cadere dalla scala a chiocciola della sala della nonna Maria Sestina.

Sentito alla presenza di una psicologa, il piccolo avrebbe ricostruito la dinamica dell’accaduto, mimando la scena con un peluche. Il padre avrebbe provato ad abbracciare la compagna, che lo avrebbe però respinto, quindi l’avrebbe sollevata oltre il parapetto e lasciata cadere sul pavimento. Omicidio volontario aggravato dai futili motivi, secondo la procura. 


“Prova sarebbe stato sentire il minore in sede di incidente probatorio”

“Non essendo stato fatto l’incidente probatorio, quello che dice il bambino non ha nessun valore di prova, se fosse stato fatto l’incidente probatorio quello che diceva il bambino era prova, però l’incidente probatorio non è stato fatto”, sottolinea l’avvocato Cococcia.

“Ci sono delle questioni di diritto circa il minore, un bambino di 5 anni. Lo stesso tribunale del riesame dice che ci sono delle cose da valutare, non è che le ha date per oro colato, lo dice espressamente”, spiega il legale, che questi giorni sta lavorando alacremente al ricorso in cassazione, da presentare entro dieci giorni, ultima chance perché il suo assistito resti a piede libero.

Lunedì il riesame ha accolto il ricorso del pm Franco Pacifici contro il rigetto della richiesta di arresto di Landolfi da parte del gip Francesco Rigato. Nel caso anche la suprema corte dovesse confermare la decisione del tribunale della libertà per il trentenne, accusato anche di omissione di soccorso e lesioni aggravate, scatterebbe il carcere.  


“Ci sono elementi procedurali che non sono stati rispettati”

“Siamo in una fase investigativa – ricorda l’avvocato Cococcia – non essendo stato fatto l’incidente probatorio quello che ha detto il bambino non ha valore di prova. E adesso sarebbe troppo tardi, dopo quattro mesi, per cristallizzare la versione del piccolo, che ha solo cinque anni”.

La difesa riproporrà le stesse eccezioni di nullità già rappresentate ai giudici del riesame. “Ci sono questioni di diritto circa il minore, la cui audizione è stata fatta attraverso l’articolo 359 del codice di procedura penale, che dà facoltà al pubblico ministero di avvalersi di un proprio consulente per effettuare accertamenti che esulano dalle sue competenze, ad esempio un perito balistico o un esperto di numismatica. Secondo questa difesa, ci sono elementi procedurali che non sono stati rispettati, sarà un ricorso per cassazione molto tecnico, per delle nullità e dei vizi peraltro già evidenziati al riesame, che mi servirà ad aprire una discussione più ampia”, la conclusione del legale. 

Silvana Cortignani


Articoli: “Il riesame dice che la nonna di Landolfi mente su tutta la linea” – Sì all’arresto di Landolfi, fidanzato di Maria Sestina


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 giugno, 2019

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