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Viterbo - Pagate ogni anno - E quasi nessuno se ne rende conto - Il dossier della Uil

Venticinque milioni e mezzo di “tasse occulte” nella Tuscia

di Daniele Camilli
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Viterbo – Quasi venticinque milioni e mezzo. E’ l’ammontare in euro delle “tasse occulte” che ogni anno pagano gli abitanti della provincia di Viterbo e che si applicano sui consumi. Imposte che praticamente ignorano. Oppure non conoscono l’ente che le incassa. Per certi aspetti, vere e proprie “tasse sulle tasse”.

Questo, secondo quanto calcola la Uil servizio politiche territoriali nello studio “Le tasse occulte sui consumi degli italiani. Una tassa ogni giorno della settimana”.


 – Lo studio della Uil sulle tasse occulte


Nella Tuscia sono essenzialmente tre. L’imposta provinciale di trascrizione (Ipt), l’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile veicoli (Rca) e il tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene (Tefa). Le province che pagano più “tasse sulle tasse” sono Roma (383 milioni), Milano (229 milioni) e Torino (196 milioni).


Viterbo - Il segretario Giancarlo Turchetti

Viterbo – Il segretario Giancarlo Turchetti


A livello regionale, le “tasse occulte” che vanno per la maggiore sono l’addizionale sul consumo del gas metano (Arisgam) e l’imposta regionale benzina autotrazione (Irba).

Per quanto riguarda la prima, gli abitanti del Lazio tirano fuori dalle tasche 52 milioni ogni anno piazzandosi al quarto posto a livello nazionale dopo il Piemonte, primo con 86 milioni e mezzo di euro, l’Emilia-Romagna (84 milioni) e il Veneto (65 milioni). Primo posto assoluto, per il Lazio, per gli euro sborsati con l’Irba. Ventitré milioni. Primo posto. Subito dopo, al secondo, sta il Piemonte con 22 milioni, e al terzo la Campania con 17.

Tutt’Italia paga infine quasi cinque miliardi di “tasse occulte”.

“Non soltanto Irpef, Iva, Imu, addizionali Irpef regionali e comunali, Irap, accise sui carburanti, bollo auto e chi più ne ha più ne metta. Nel paese delle ‘100 tasse’ – spiega il segretario regionale della Uil Viterbo, Giancarlo Turchetti – ve ne sono alcune ‘ignote'”. 

“Sono 5 ‘tasse occulte’ – precisa Ivana Veronese del servizio politiche territoriali della Uil – che puntualmente troviamo sulle bollette del gas, della Tari, sull’assicurazione oppure al momento di acquistare un’auto o uno scooter. Parliamo di imposte che sono delle vere e proprie ‘tasse sulle tasse’: Arisgam, Irba, Tefa, Ipt, imposta Rc Auto. Una tassa al giorno, sabato e domenica esclusi”.


Viterbo - Ivana Veronese della Uil

Viterbo – Ivana Veronese della Uil


Nella Tuscia, la “tassa occulta” più pagata dai viterbesi è la Rc Auto, l’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile veicoli. Una tassa che in provincia di Viterbo vale 12 milioni di euro. Un gettito devoluto alle province. A deciderlo, nel 1999, fu il governo0 D’Alema con Visto alle finanze.

“L’imposta – commenta Turchetti – si applica sulle polizze assicurative, nella misura del 12,50% del premio, dei veicoli a motore, esclusi i ciclomotori, dove hanno sede i Pra nei quali i veicoli sono iscritti e di macchine agricole nel cui territorio risiede l’intestatario della carta di circolazione. Il decreto sul federalismo fiscale, governo Berlusconi, ha stabilito che, dal 2011 le province possano modificare in alto e in basso l’aliquota di base del 3,5%, con un’aliquota massima del 16%”.

Attualmente se si escludono 2 province, L’Aquila con il 14,5% e Aosta con il 9%, tutte le altre applicano l’aliquota massima del 16%.

Secondo i calcoli della UIL Servizio Politiche Territoriali, le Province incassano ogni anno circa 2,2 miliardi di euro.


Viterbo - Centro storico

Viterbo – Centro storico


Sempre per quanto riguarda la Tuscia, al secondo posto c’è l’Ipt, l’imposta provinciale di trascrizione istituita dal ministro Visco nel primo Governo Prodi e confermata dal duo Tremonti-Calderoli con il federalismo fiscale. Ogni anno chi abita nel viterbese paga 10 milioni e mezzo di euro.

E’ una tassa che si applica su tutte le formalità di trascrizione, iscrizione e annotazione relative ai veicoli, richieste al pubblico registro automobilistico (Pra) e su quelle che si basano sui titoli destinati alla pubblicità nel Pra. 

“Per esempio – fa notare Turchetti – l’iscrizione originaria o prima iscrizione di un veicolo nel Pra, l’iscrizione dell’ipoteca legale a favore del venditore o del sovventore del prezzo, l’iscrizione dell’ipoteca convenzionale a favore di altri creditori, i trasferimenti di proprietà del veicolo, la rinnovazione dell’ipoteca e la cancellazione parziale di una iscrizione dell’ipoteca.

L’Ipt si applica sulla base di una apposita tariffa che fino a 53 kilowatt è un importo fisso che ammonta a 150,81 euro, al di sopra si pagano 3,51 euro per ogni kilowatt aggiuntivo.

Ogni provincia può deliberare l’aumento della tariffe dell’imposta fino ad un massimo del 30%. Ben 89 province applicano la maggiorazione del 30%.

Ad oggi, eccezione fatta per Aosta, Bolzano, e Trento, che applicano la tariffa base, tutte le province hanno deliberato aumenti che vanno dal 10% (Matera), il 20% (Arezzo, Avellino, Bari, Benevento, Carbonia-Iglesias, Grosseto, Latina, Lecce, Pescara, Pordenone, Reggio Emilia, Siracusa, Vicenza), il 25% (Crotone, Ferrara e Sondrio). Mentre la maggiorazione del 30% è applicata da tutte le altre province tra cui Roma, Milano, Bologna, Genova, Torino, Cagliari, Venezia. Per le province si tratta di un introito, di 1,7 miliardi di euro.


Viterbo - Centro storico

Viterbo – Centro storico


Infine, al terzo posto il tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (Tefa). Nella Tuscia vale 2 milioni e trecento mila euro ogni anno.

“Il tributo – spiega Veronese – è applicato alle tariffe oppure alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. E’ stato istituito nel 1992 dal governo Ciampi e con ministro delle finanze Visco. Abrogato nel 2006, è stato poi riconfermato con il federalismo fiscale di Tremonti-Calderoli. Il tributo è commisurato alla superficie degli immobili assoggettati dai comuni alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti, la Tari, e soggetti passivi sono gli stessi sui quali grava la predetta tassa-tariffa comunale”.

L’aliquota è stabilita annualmente dalla provincia, con aliquota minima dell’1% fino ad un massimo del 5%. Attualmente, stando all’analisi della Uil, la stragrande  maggioranza delle province applica l’aliquota del tributo provinciale ambientale più alta (5%), tra cui Roma, Milano, Napoli, Bari, Torino, Genova, Firenze, Venezia, Palermo e Cagliari. Da questo tributo le province incassano ogni anno 414 milioni di euro.


Viterbo generica nuvole

Viterbo


L’addizionale regionale sul consumo del gas metano sia per usi domestici che per usi industriali, l’Arisgam, è stata invece istituita nel 1990 dal governo Andreotti con Formica ministro delle finanze. Il decreto legislativo del federalismo fiscale prevede che è facoltà delle Regioni abolire l’imposta o sostituirla con altri tributi. Si tratta tuttavia di un’imposta addizionale che grava sul consumo di gas e metano per usi domestici ed industriali. L’entità del tributo viene stabilita dalle regioni, che possono legiferare aumenti che vanno dal minimo di 5,50 euro a un massimo a 30,98 euro ogni mille metri cubi di gas consumato.

Da una analisi della Uil per le Regioni si tratta di un introito di 470 milioni di euro l’anno.

L’Irba, l’imposta regionale benzina autotrazione, dal canto suo concorre alla formazione del prezzo dei carburanti, oltre a tutte le altre accise nazionali. E’ un’imposta che attiene le Regioni a statuto ordinario ed è stata introdotta nel 1990. Si applica sulla benzina per autotrazione erogata dagli impianti di distribuzione che si trovano nel territorio regionale, compresi quelli destinati ad uso privato. La misura dell’Irba è determinata in euro 0,0258 per litro di benzina, 2,58 centesimi ogni 100 litri di carburante.

Attualmente è in vigore solo in sette Regioni. Calabria, Campania, Molise, Piemonte, Liguria, Marche. E Lazio.

Daniele Camilli


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17 giugno, 2019

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