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Civita Castellana - Parla Franco che è stato un lavoratore del polo della ceramica - Domenica stava al seggio come rappresentante di lista di Caprioli - Il racconto di una città che ha cambiato i suoi connotati e oggi vota Lega

“Una volta lavoravano marito e moglie, adesso la crisi si è ripresa tutto…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – Civita Castellana è caduta. Come un bunker della seconda guerra mondiale. La Stalingrado del centro Italia, come veniva chiamata la città falisca fino a qualche anno fa, non esiste più. Travolta anch’essa dal vento della storia degli ultimi trent’anni. Senza più possibilità di ritorno. Un equilibrio che si è definitivamente spezzato.

Una città che nasconde, però, ancora il nuovo pelo. L’altra sera, in piazza Matteotti, a festeggiare il trionfo del nuovo sindaco Caprioli e della Lega, che fino a poco tempo fa da queste parti non era niente, c’erano poche persone. Tutt’attorno silenzio, bar chiusi e finestre serrate. Una città ancora incredula e con un po’ d’ansia da prospettiva.


Civita Castellana - La festa subito dopo la vittoria di Franco Caprioli

Civita Castellana – La festa subito dopo la vittoria di Franco Caprioli


Il risultato però non cambia. E non è una parentesi come quella di qualche anno fa, quando il centro destra prese in mano il comune, fra l’altro in contemporanea con Bologna, dopo decenni di amministrazioni comuniste. La vittoria della Lega sembra essere proprio un dato strutturale. La città governata un tempo dal Pci e dai sindacati, tenuta poi per i capelli dal Pd, è finita. L’onda lunga del secondo dopoguerra, che vide Civita persino insorgere subito dopo l’attentato a Togliatti nel ’48, si è esaurita.


Multimedia: Video: Caprioli sindaco, la festa in piazza – Fotocronaca Franco Caprioli sindaco


Il giorno del ballottaggio, attorno alle dieci, per strada non c’era più nessuno. E nessuno sapeva indicarti dove fossero i comitati della Lega e del Pd. Per capirlo dovevi andare al seggio elettorale. A trecento metri circa da piazza Matteotti. Fuori la porta una decina di persone della Lega, almeno un paio di rappresentanti di lista di Fratelli d’Italia e una sola militante del Pd. La prima a non credere che Antonio Zezza, l’avversario dell’attuale sindaco Caprioli, ce l’avrebbe fatta. All’interno del seggio, al momento dello spoglio, un rappresentante delle liste in appoggio a Caprioli ti suggerisce nell’orecchio che c’è pure “uno di Rifondazione. Se il candidato nostro vince, prendono un consigliere. Se vince la sinistra, restano invece a secco”.


Civita Castellana - Franco Caprioli

Civita Castellana – Franco Caprioli


A coordinare i rappresentanti di lista in appoggio a Caprioli c’è Carlo Angeletti. La prima cosa che fa è capire quello che sta succedendo. “Questa sera vinciamo sicuro”, dice senza mezzi termini. “Un evento storico”, ribadisci. E “sì”, è la risposta che ti ritorna. Capisce anche che ha davanti a se un giornalista che cerca il comitato della Lega per i dati e le prime dichiarazioni. “Ti accompagno nella casa dove il sindaco sta aspettando i risultati elettorali”, propone Angeletti. Subito, senza neanche pensarci.


Civita Castellana - Il ballottaggio per il sindaco

Civita Castellana – Il ballottaggio per il sindaco


La casa in questione sta a Sassacci. Un quartiere costruito da operai e artigiani che hanno visto crescere il loro tenore di vita investendo nell’indotto attorno alle fabbriche. Il quartiere Sassacci avrebbe dovuto essere questo. La rappresentazione di un cambio di status grazie alla società industriale e alle relazioni politiche e sindacali che la caratterizzavano. Un sogno che si è schiantato a tutta velocità contro la crisi del 2008 che ha visto il polo industriale cambiare letteralmente i connotati. Passando però per licenziamenti e cassa integrazione. Con i sindacati messi all’angolo e i partiti di sinistra mano mano cancellati dallo scenario politico. Sassacci stesso, a guardarlo bene, sembra un quartiere che di punto in bianco ha subito una battuta d’arresto.


Civita Castellana - Franco Caprioli sindaco con la compagna Sabrina Chitarrini

Civita Castellana – Franco Caprioli sindaco con la compagna Sabrina Chitarrini


Fuori il seggio elettorale, all’interno di un istituto scolastico, un rappresentante di lista di Fratelli d’Italia ti racconta il suo percorso di vita. Esemplare rispetto a quello che è successo a Civita Castellana in questi anni. “Io sono in pensione”, racconta Franco. Una persona cordiale, gentile, affabile. “Una volta, da queste parti – continua a raccontare – lavoravano marito e moglie. Il primo nel 2005 prendeva duemila, duemila e cinquecento euro. La seconda mille e cinquecento. Stavamo tutti bene. Adesso, crisi e disoccupazione si sono riprese tutto”. Franco ha lavorato nell’industria della ceramica per tutta una vita. Il padre è stato prigioniero dei tedeschi finendo in un campo di concentramento dove c’erano diversi russi. In contrasto però anche con Stalin.

Quando il campo venne liberato dai russi, quei dissidenti fecero una brutta fine. E il padre di Franco se lo è ricordato per sempre. Trasmettendolo al figlio. Franco durante la vita ha giocato a tennis ed è stato un eccellente nuotatore. La working class di Civita Castellana che ha poi dovuto affrontare la crisi del 2008 ritrovandosi licenziata o in cassa integrazione, senza più referenti politici a sinistra e con i sindacati impotenti di fronte alle nuove strategie aziendali. Il tutto con una città che sente il fiato sul collo dell’area metropolitana romana, con tutte le contraddizioni che questa si porta appresso. Da polo industriale a periferia romana.


Civita Castellana - Franco Caprioli sindaco con la madre

Civita Castellana – Franco Caprioli sindaco con la madre


Il tema dell’immigrazione è sentito e quotidiano. Le stesse parole che sentiresti dire in una qualsiasi zona d’Italia dove le fabbriche prima c’erano e adesso non ci sono più. “Se un immigrato lavora ed è in regola – senti dire fuori dal seggio elettorale – nessun problema. Anzi, deve prendere lo stesso stipendio che prendo io”. Il problema è con chi sta in mezzo al Mediterraneo e rischia di morire e con chi invece ce l’ha fatta e adesso sta a un passo da casa tua. E dai discorsi che senti si capisce che quello sui diritti umani non è stato capito del tutto. Decenni di amministrazioni rosse non sono bastati. A dimostrazione che la democrazia è ancora una fragile conquista.


Civita Castellana - Franco Caprioli sindaco

Civita Castellana – Franco Caprioli sindaco con Enrico Contardo


Arrivati nel quartier generale del sindaco trovi gente che sa che di lì a poco avrebbe vinto. Una villa distinta dove vieni accolto senza pregiudizi. In sala c’è uno schermo che trasmette i risultati seggio per seggio e in tempo reale. Ci sono anche il vice sindaco di Viterbo Enrico Contardo e la consigliera comunale Ombretta Perlorca che sta sulle scale con i bambini.

Contardo è dentro. “Vinciamo – dice subito -. Basta che superiamo i duemila voti e vinciamo”. E intanto prepara lo champagne. Uno spoglio durato si è no una mezzora. Superata la soglia prevista sono partiti i tappi. 

Le bottiglie da portare in piazza sono state comprate dopo. “Tanto, se vinco – aveva precisato poco prima Caprioli – passo di sicuro a salutare prima mia madre”. La madre si chiama Carla. Guardi poi Sabrina, la compagna, che ti fa cenno di “sì”, con la testa. “Vuoi venire in macchina con noi”, propone.


Civita Castellana - La festa subito dopo la vittoria di Franco Caprioli

Civita Castellana – La festa subito dopo la vittoria di Franco Caprioli


Si passa dalla madre e poi in piazza. Poche persone. Una festa pacata. Dalla stessa macchina portata lì da un militante delle liste vincenti esce Mameli alternato a un pezzo che di tanto in tanto un altro militante impone con la complicità di tutti. Ska misto a punk, a orecchio, che inneggiava… all’Armata rossa.

Daniele Camilli   


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13 giugno, 2019

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