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L'opinione del sociologo - Un contributo sul cinquantesimo anniversario della conquista della Luna

Altro che conquista della Luna, dovremmo festeggiare la scoperta della penicillina o del web

di Francesco Mattioli

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – In questi giorni si celebrano i cinquant’anni della conquista della Luna.

Qualcuno in età matura ricorderà con tenerezza Tito Stagno in suggestiva competizione con Ruggero Orlando per annunciare se aveva toccato il Lem o Armstrong. Si stanno scrivendo oceani di parole su questo anniversario, mi limiterò ad affrontare due o tre ragionamenti, tanto per stimolare qualche riflessione.

Qualcuno dice che non abbiano conquistato un bel niente. Lo dicono i complottisti in servizio permanente effettivo che, basandosi su qualche indizio controverso, su qualche impuntatura ideologica di natura luddista e su più di un equivoco, sono certi che si sia trattato di una messa in scena.

Rubricherei queste obiezioni nel novero delle fole, del folclore mediatico, al pari delle scie aeree, del terrapiattismo, dei cerchi del grano e magari della sopravvivenza da qualche parte di un inossidabile Elvis Presley. L’obiezione più seria è che non si è trattato di una “conquista dello spazio”; neppure se atterrassimo su Marte si tratterebbe di una cosa del genere. Ne riparleremo quando intraprenderemo dei viaggi interstellari.

Allora, quale è il senso della conquista della Luna? I vantaggi economici (o pratici) quelli che spingono l’uomo a migliorare sé stesso, almeno secondo un’ottica calvinista ampiamente diffusa nella società industriale odierna, sono limitati. Potremmo trarne metalli rari, buoni per i prodotti digitali; potremmo costruirvi un telescopio potentissimo per conoscere più a fondo l’universo.

Francamente, temo che la gran parte della popolazione mondiale resterebbe fredda di fronte a queste opportunità. L’industria digitale va già a gonfie vele e sulla natura dei buchi neri ben pochi sembrano interessati, visti i problemi politici, sociali, umanitari e ambientali che ci assillano quotidianamente.

Dunque, che cosa festeggiamo? A pensarci bene, dovremmo festeggiare gli anniversari della scoperta della funzione terapeutica della penicillina, o dell’avvio del world wide web, che ha dato un senso mondiale a internet. Queste sì delle conquiste che hanno cambiato il mondo.

In realtà, oggi più che la Luna, festeggiamo l’uomo. Aveva ragione Armstrong a sottolineare il “grande passo dell’umanità”.

Quando Hillary e Tenzing raggiunsero la cima dell’Everest, che vantaggio ne tornò al mondo? L’impresa non cambiò la vita di nessuno, se non quella dei pochi che vollero imitarla. Da allora, si sono spesi milioni (e vite umane) per ripetere quella scalata. E quali vantaggi ha offerto alla gente comune la sanguinosa conquista dei poli? Quanto danaro è stato speso che poteva essere proficuamente investito altrove?

E ancora: quando Colombo partì da Palos verso le Indie, lo spingeva un interesse commerciale tutto da dimostrare o la voglia di sfidare l’ignoto? Ma soprattutto: il pensiero filosofico, che da millenni indaga sui confini dell’intelligenza e sui misteriosi destini dell’uomo, quanto ha risolto i grandi problemi dell’intera umanità, dalla fame nel mondo al degrado ambientale, quanto ha inciso sul nostro vivere quotidiano?

Tutte sfide, destinate per lo più a verificare fin dove può giungere l’essere umano, fisicamente e intellettualmente. Sfide che risalgono ad un tempo antico: quando un individuo peloso scelse di abbandonare la sua confortevole grotta per incamminarsi verso l’orizzonto e l’ignoto, senza sapere cosa ci fosse dietro la cresta di quelle colline laggiù in fondo.

Quella Luna sta lì a sfidare da secoli l’immaginazione e lo spirito di ricerca dell’uomo, che è metà Prometeo e metà Odisseo. Aspiravano a recarvisi già gli antichi romani, lo sognavano i poeti nel Rinascimento e cominciarono a sperarlo concretamente scienziati, scrittori e uomini d’affari con l’esplosione dell’era industriale.

In verità il “grande passo per l’umanità” di cui parlava Neil Armstrong era quello dell’uomo che aveva vinto la sfida con sé stesso, per mettere piede laddove finora gli era stato precluso. La sfida più importante per noi umani, che per crescere (in qualunque senso) abbiamo bisogno sempre di alzare l’asticella: che si tratti di conquiste materiali, di benessere, di giustizia sociale, di progresso etico, di vittorie talvolta apparentemente inutili o costose ma che sono nei destini e nella natura stessa dell’uomo.

Per questo festeggio l’anniversario della conquista della Luna; festeggio la capacità (e il destino) dell’uomo, citati già nella Bibbia, di porsi delle mete e di riuscire prima o poi a raggiungerle.

Francesco Mattioli


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22 luglio, 2019

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