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Cuneo - Omicidio Casasole - Le motivazioni della condanna a 14 anni dell'assassino "seminfermo di mente" - Viale dovrà versare 100mila euro di provvisionale ai tre figli e all'anziana madre, 60mila a fratelli e sorelle

Assassino ispirato da un brano rap: “Una voce mi ha detto di spingerla o dovevo uccidere un familiare”

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Samuele Viale

Samuele Viale

Cuneo – Riconosciuto parzialmente infermo di mente, è stato condannato a 14 anni in primo grado per l’omicidio a Limone Piemonte, il 30 maggio 2017, della 59enne viterbese Giuseppina Casasole. Adesso sono uscite le motivazioni della condanna, inflitta, a distanza di due anni dal delitto, lo scorso 8 aprile.

“Ti dico la verità, ho spinto io la signora, perchè una voce mi ha detto di farlo”. Così il 22enne Samuele Viale ha confessato l’omicidio di Giuseppina Casasole, commesso il 30 maggio di due anni fa, mentre era già ricoverato in psichiatria all’ospedale di Cuneo. Poi, senza mostrare alcuna emozione e alcun rimorso, il giovane, assuntore di droga, ha spiegato di avere spinto e tirato un calcio alla donna.

Due perizie psichiatriche hanno stabilito che Viale era “incapace di intendere e volere” il giorno dell’omicidio, e “socialmente pericoloso”, ma anche in grado di partecipare coscientemente al processo. Solo parziale dunque il vizio di mente.

Adesso sono uscite le morivazioni della sentenza. Al pubblico ministero, Viale, reo confesso, ha detto che “da un po’ di giorni sentiva delle voci che gli dicevano di uccidere qualcuno, perchè diversamente avrebbe dovuto uccidere qualcuno della sua famiglia”, “spiegando – si legge nelle motivaziono – di ricollegare questo malessere all’ascolto di una canzone intitolata ‘Jpk’ del gruppo musicale XVI Barre che fa musica rap”.

L’ex operaio, oggi 22enne, ha spiegato di avere visto una signora che non conosceva, intenta a raccogliere fiori in prossimità del precipizio, di essersi avvicinato e di averle dato un calcio.

Poi ha aggiunto; “Spinta o calcio per me è uguale”.

“Nella zona – ha spiegato – non c’era nessuno, tranne un cane marroncino chiaro”. Era il cagnolino della vittima.

Nel frattempo è emerso che nel 2016, mentre la vittima era in vacanza in Corsica, alcuni giovani del posto, tra cui l’assassino, avendo disponibilità della chiave, avevano approfittato dell’assenza dei padroni per utilizzare la casa e assumere al suo interno stupefacenti. Giuseppina Casasole, venuta a sapere dell’illecita invasione, trattandosi di ragazzi, secondo quanto emerso dalle indagini, l’avrebbe presa come una bravata e li avrebbe perdonati.

Otto le parti civili tra cui il figlio, assistito dall’avvocato Francesco Massatani. È stata riconosciuta una provvisionale di 100mila euro all’anziana madre della vittima e a ciascuno dei tre figli, una ancora minorenne all’epoca dei fatti e gli altri due poco più grandi. Sessantamila euro ciascuno per il fratello e le sorelle.

Contro ogni aspettativa, lo scorso 8 aprile, considerate le due perizie psichiatriche secondo cui era incapace di intendere e di volere, Viale è stato condannato a 14 anni, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato. L’accusa aveva chiesto 24 anni.

Adesso le parti potranno decidere, se vogliono , di ricorrere in appello.


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17 luglio, 2019

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