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Politica - La deputata Pd ricoperta di insulti sessisti sulla pagina fan del ministro dell'Interno

Boschi-Salvini, è guerra via Facebook

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Maria Elena Boschi

Maria Elena Boschi

 

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Roma – Boschi-Salvini, è guerra telematica. 

“Lo schema è sempre quello. Appena dico qualcosa che lo fa arrabbiare, Salvini scatena l’odio dei suoi. Che tristezza sapere che questi insulti appaiono sulla pagina del responsabile della sicurezza nazionale. E che Salvini sceglie di non cancellarli”. Così Maria Elena Boschi, deputata Pd, replica su Facebook agli insulti sessisti comparsi tra i commenti di un post di Matteo Salvini, quello in cui il vicepremier condivideva la prima pagina di “Libero” sulla mozione di sfiducia proposta da Boschi. 

“Ma questi hanno ancora il coraggio di parlare???”, ha scritto Salvini, condividendo l’homepage del giornale di Pietro Senaldi e Vittorio Feltri. Sotto, la canea scomposta delle considerazioni dei fan del ministro dell’Interno, che si sono lasciati andare a insulti sessisti e volgari contro la deputata. 

“Che tristezza non ricevere un solo commento di solidarietà da parte dei leghisti perbene. E delle donne leghiste o grilline – ha continuato il post di Boschi -. Che tristezza pensare che ci siano donne e uomini che sfogano su di me le loro frustrazioni. Quello che è certo è che io non mollo. Mi hanno attaccata così sulle banche e poi abbiamo visto che io non c’entravo niente e che i salvabanche li hanno approvati loro. Sulle mie azioni da ministro, il tempo ha chiarito che noi abbiamo fatto il bene dell’Italia. Adesso mi attaccano per aver proposto la mozione di sfiducia. La reazione rabbiosa di Salvini e dei suoi dimostra che quella mozione andava fatta subito come proposto da alcuni di noi. Ma è una reazione rabbiosa che non mi fa paura. Io non taccio perché me lo ordina Salvini”.

La solidarietà del partito di Boschi non si è fatta attendere: “Al ministro dell’Interno Salvini, sotto il cui dicastero opera la Polizia postale, chiediamo di vigilare e reprimere questo genere di offese e insulti – ha chiesto il segretario Pd Nicola Zingaretti – a partire dai suoi profili gestiti da dipendenti della sua segreteria al Viminale”.


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21 luglio, 2019

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