--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Vittime i congiunti di un'ottantenne della Versilia, che aveva lasciato mezzo milione ai parenti - La banda avrebbe fatto fuori i soldi di una polizza vita, subito dopo il decesso dell'anziano

Fanno sparire 400mila euro di eredità del caro estinto, sette alla sbarra

Condividi la notizia:

Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Viterbo – Fanno sparire 400mila euro di eredità del caro estinto, sette imputati alla sbarra. Tra loro un imprenditore di Montefiascone, presunta vittima e parte civile in un processo per usura che si è chiuso pochi giorni fa con la condanna in primo grado a cinque anni di un bancario. 

I fatti sono avvenuti nel 2011 tra la Tuscana e il Lazio, tra la Versilia e la Tuscia. 

In sette sono accusati a vario titolo, davanti al giudice Roberto Colonnello, di sostituzione di persona, falso, ricettazione, riciclaggio, fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e falsità in scrittura privata in concorso. Altri due, tra i quali una donna di Montefiascone che oggi sarebbe stata novantenne, nel frattempo sono deceduti. Sei le parti offese, parti civili la sorella del defunto e Intesa San Paolo Vita Spa.

Al centro della vicenda – definita una “vicenda epocale” da una nipote – ricostruita durante l’udienza di ieri in tribunale, la polizza vita stipulata da un anziano toscano, deceduto a Camaiore, in provincia di Lucca, il 6 settembre 2011, all’età di 81 anni. Sul caso hanno indagato la squadra mobile di Viterbo e i carabinieri del Norm di Siena. Sono state sentite la sorella che si è costituita parte civil e la figlia, che hanno ricostruito come la famiglia ha scoperto l’ammanco di denaro e spiegato come negli ultimi tempi della sua vita, la vittima avesse avuto contatti con una vicina di casa e il suo compagno, il quale avrebbe avuto rapporti con l’ultima badante, rimasta a vivere per qualche tempo nella casa del defunto dopo la sua morte. 

Il poveretto, che non aveva figli, aveva lasciato detto ai prossimi congiunti di recarsi in banca dopo la sua scomparsa per riscuotere un’eredità di circa mezzo milione di euro. In banca però gli eredi hanno trovato soltanto circa 100mila euro, mentre per il resto la direttrice disse loro “cercate a casa”. 

Qualcuno però era arrivato prima di loro, appropriandosi della polizza vita da 400mila euro del caro estinto e aprendo, il 20 ottobre 2011, un conto corrente a nome del defunto presso una banca di Viterbo su cui farsi accreditare la somma.

Una volta incassati i 400mila euro della polizza, di cui hanno chiesto liquidazione il 30 ottobre 2011, la somma è stata poi trasferita, attraverso quattro assegni, di cui solo i primi tre negoziati, su un conto corrente aperto ad hoc presso l’ufficio postale della frazione falisca di Zepponami, intestato a una 82enne di Montefiascone.

La banda, tra il 18 e il 28 novembre 2011, sarebbe quindi riuscita a far sparire i primi 300mila euro, pari ai primi tre assegni, nel giro di pochi giorni, proprio mentre scattava l’allarme da parte dell’istituto di credito viterbese, insospettito dall’ingente somma versata e poi distratta da quel conto appena aperto da una persona, che nel frattempo la squadra mobile della questura di Viterbo aveva appurato essere deceduta poco prima dell’operazione. Ne ha parlato in aula l’attuale comandante della Polfer di Viterbo, Marco Buttinelli. 

Il conto corrente postale dell’anziana ottantenne era stato aperto alla presenza dei nipoti, uno dei quali titolare di una rivendita di moto di Montefiascone, il quale aveva preannunciato al direttore la vendita del capannone dove svolgeva la sua attività per comprarne un altro in località Le Guardie, anticipando che sarebbero stati versati degli assegni da una società di Roma e che poi avrebbero movimentato il conto per via degli affari in corso. Lo ha spiegato al giudice il responsabile dell’ufficio. 

Il trucco ha funzionato fino a quando, dopo l’allarme del direttore della banca e l’entrata in azione della mobile, il quarto assegno, del 5 dicembre 2011, non fu negoziato. Erano passati appena tre mesi dalla morte dell’81enne. Sul conto corrente delle poste di Zepponami erano stati versati circa 300mila euro dell’eredità. La polizia ne trovò soltanto 60, più i circa 90mila ancora bloccati, quindi indisponibili, dell’ultimo assegno versato. Il resto era andato smarrito in pochi giorni. A quel punto gli eredi hanno sporto denuncia. 

Al termine dell’udienza fiume, il processo è stato rinviato all’anno prossimo. Si torna in aula il 16 giugno 2020. 

Silvana Cortignani

 


Condividi la notizia:
19 luglio, 2019

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR