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Gianfranco Fiorita radiato definitivamente dall’albo dei dentisti

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Il dentista Gianfranco Fiorita [3]

Gianfranco Fiorita

Roma – Gianfranco Fiorita, il dentista viterbese condannato a 2 anni e 3 mesi per essere scappato im Sudamerica coi soldi dei clienti, non può più fare l’odontoiatra.

La cassazione ha bocciato il suo ricorso contro la radiazione dall’albo decisa il 29 luglio 2014 dall’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Viterbo: “Avendolo ritenuto colpevole – si legge nella motivazione – di avere tenuto condotte contrarie al decoro e al corretto esercizio della professione per la contestazione del reato di cui all’art. 646 c.p. con le aggravanti n. 5) e n. 11) dell’art. 61 c.p. in relazione all’incasso (sotto forma di erogazione di finanziamento) di compensi per cure odontoiatriche non eseguite o non ultimate e all’impossessamento di somme di denaro in danno di colleghi e altri operatori economici”.

Con decisione depositata in data 12 luglio 2017, la commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie aveva a sua volta respinto il ricorso del Fiorita.

La commissione centrale ha rilevato che, senza incorrere in alcun vizio, stante il principio di autonomia del procedimento disciplinare rispetto a quello penale, legittimamente il consiglio dell’ordine aveva assunto la determinazione di portare avanti l’accertamento di propria competenza ritenendo che fosse ascrivibile al sanitario la responsabilità di una condotta disdicevole al decoro e alla deontologia professionale, per essere diversi i presupposti e l’interesse tutelato.

In tal senso veniva, altresì, riconosciuto “valore probatorio agli atti delle indagini preliminari, da apprezzare sotto un profilo squisitamente deontologico-professionale”. Aggiungeva che la condotta illecita, concretizzatasi in abuso della relazione di cura e nelle appropriazioni indebite di denaro, era risultata “caratterizzata da una stretta consecuzione esecutiva temporale e sviluppata su vasta scala, avuto riguardo alla numerosità degli atti in contestazione e all’ammontare complessivo delle somme riscosse”.

Infine, la commissione centrale respingeva anche le censure relative alla misura della sanzione inflitta.

Adesso è arrivata anche la conferma della cassazione.


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