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Joshua Chibueze Anyanwu, il figlio che avrei voluto…

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Joshua Chibueze Anyanwu

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Joshua Chibueze Anyanwu

Viterbo - Joshua Chibueze Anyanwu durante una rappresentazione teatrale [6]

Viterbo – Joshua Chibueze Anyanwu durante una rappresentazione teatrale

Viterbo – Lavorava. Era bravo a scuola. Anzi molto bravo. Ballava. Viveva. Vestiva con ricercata eleganza. E’ il figlio che avrei voluto. E’ il figlio che ogni padre avrebbe voluto. Perfino troppo elegante per il mio gusto, a voler essere sinceri.

Era un ragazzo dalle mille risorse. Era un ragazzo sorridente. Un ragazzo pieno di vita. Era un ragazzo bello e intelligente. E’ il figlio che avrei voluto. E’ il figlio che ogni padre avrebbe voluto.

E se ne è andato a diciassette anni. Mentre stava festeggiando un esame superato di un suo amico. Al lago di Bolsena. Un salto nell’acqua. E via. Se ne è andato via. E’ morto. Per un colpo di testa, come accade a chi è vivo e vuole vivere. Come accade ed è accaduto a ciascuno di noi, se ha vissuto una vita che val la pena di essere vissuta. 

Joshua Chibueze Anyanwu, nero, orgogliosamente nigeriano, immigrato, è il figlio che avrei voluto. E’ il figlio che ogni padre avrebbe voluto.

Una forza della natura Joshua. Un esempio per tutti. Talmente un esempio che, in questi anni di razzismo palese e fascismo strisciante, ha visto un pezzo importante di società, di uomini e donne, manifestare un cordoglio sincero per la morte apparentemente assurda di questo diciassettenne. La scuola che frequentava, l’Orioli – professori, alunni, genitori, impiegati -, si è stretta attorno a questa fortunata famiglia che ha visto morire il figlio. Sì fortunata, perché è stata una fortuna per questa famiglia, per i suoi amici, poter vivere questi 17 anni con Joshua.

Tanto che la scuola vuole dedicargli l’anno scolastico.

Ecco, alla famiglia del figlio che avrei voluto, mi vien da dire che la morte di Joshua non è stato un fatto privo di senso e assurdo.

La breve vita di Joshua è il segno di quanto possano essere preziosi i nuovi cittadini italiani. Non so se effettivamente Joshua era cittadino italiano, secondo legge cosa improbabile, ma va detto che lo era certamente moralmente. Se vogliamo dare veramente un valore all’esser cittadino italiano. Era sicuramente un cittadino di questa travagliata repubblica, per ora ancora basata sullo stato di diritto.

Joshua è un esempio di come certa retorica razzista, xenofoba, si frantumi di fronte alla vita concreta di tanti immigrati in Italia. La morte di Joshua dovrebbe far riflettere tutti gli sfaccendati odiatori di professione e da tastiera che sputano veleno tutti i giorni sui social su un pezzo di umanità che va rispettata.

E quella di Joshua non è che una delle tante storie che andrebbero conosciute, per capire il futuro di questa nazione in piena decadenza. Una nazione fortunatamente solo in parte votata all’odio razzista. Per ora.

Al sindaco Giovanni Arena una proposta che non è una provocazione ma frutto del buon senso: dia la cittadinanza onoraria a Joshua. Se la merita perché… è il figlio che ogni padre avrebbe voluto. Perché è una cittadinanza che un paese civile gli doveva dare quando era in vita.

Caro Joshua conoscerti, attraverso la tua esemplare storia, è stato un privilegio…

Carlo Galeotti


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