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Viterbo - La segretaria della Uil scuola Lazio Silvia Somigli: "La vita e la morte del giovane annegato nel lago di Bolsena lasciano una testimonianza e un messaggio in vista del futuro"

“La morte di Joshua richiama tutti alle nostre responsabilità…”

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Viterbo – La morte di Joshua Chibueze Anyanwu racconta questo. Racconta, innanzitutto, la sua vita. La vita. Quella di un ragazzo e di un gruppo di amici che il 2 luglio, il giorno in cui Joshua è annegato nel lago di Bolsena, andavano a festeggiare un passaggio importante nella vita, appunto, di un ragazzo. La maturità, il diploma delle scuole superiori, come si diceva una volta.

Una vita che ha saputo anche farsi testimonianza. Di una speranza. “Migliori di chi?”. Incredibile il testo scritto da Joshua. Un testamento morale. Un discorso che dovrebbe essere letto scuola per scuola. E, al tempo stesso, il segno di un mondo che non solo è cambiato, ma che s’è messo con forza in movimento. Un movimento che trova nelle seconde generazioni punti di riferimento fondamentali. Non solo per la scuola, ma per il mondo del lavoro in generale. Perché essi hanno sviluppato una coscienza morale e politica. Propria. Capace inoltre di rappresentare un vero e proprio di convergenza da parte di altre realtà. E Joshua, così come il suo gruppo di amici, ne sono il testimone più importante. Per la nostra comunità. Un gruppo di persone con origini diverse ma nate o che si trovano a vivere in Italia. “Migliori di chi?”, ha detto Joshua. Il Paese di chi? Aggiungiamo noi. E la risposta, ce l’abbiamo. Il Paese è di tutti. Appartiene a tutti coloro che lo vivono. Se la parola Patria ha un senso, questo è il senso che gli va dato. Perché è il senso più profondo che ha.


Viterbo - Silvia Somigli

Viterbo – Silvia Somigli


Con la sua morte, e Joshua s’è lanciato in acqua sapendo che non era in grado di nuotare, lascia, e lancia un messaggio che va oltre il contesto stesso in cui Joshua è vissuto. Un ragazzo che a 17 anni era già uomo. E in veste di ragazzo, come ha giusta mente detto il direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti, era il figlio che tutti avremmo voluto.

Da uomo chiede invece a tutti quanti noi di farci carico delle responsabilità del presente. Una su tutte. Il contrasto, che deve essere sempre più chiaro e più deciso, al razzismo dilagante che rischia sempre di più di trovare riscontro in vere e proprie politiche discriminatorie. Il testo di Joshua nasce da un atto di razzismo subito. E Joshua fa di questo atto, subito un testo di denuncia che contiene in sé anche una proposta in vista del futuro.

‘Noi non siamo migliori di qualcuno, non dobbiamo e non abbiamo bisogno di essere migliori di qualcuno. L’unica persona di cui dobbiamo essere migliori è la persona che eravamo ieri! Perché ieri non tornerà indietro, quindi non possiamo aggiustarlo, ma possiamo e dobbiamo essere migliori. Ieri non è solo un giorno, è una memoria, è storia. E possiamo scegliere di cambiare il passato ed essere nuovi per il domani. Noi possiamo essere e possiamo fare questo meglio, per gli altri, e per chi siamo noi. Con amore…’.

Joshua chiede poi che le sue parole non restino nel cassetto dove sono state trovate. Ma che, con queste parole, si faccia ‘propaganda’. ‘Per favore traducete questo messaggio, e fatelo girare il più possibile. E’ importante. Serve a cambiare, soprattutto adesso. Cerchiamo di fare il primo passo’. 


Joshua Chibueze Anyanwu

Joshua Chibueze Anyanwu


A Joshua, un ragazzo di 17 anni che ha vissuto la stessa condizione sociale di tanti suoi altri coetani, va riconosciuto questo. La valenza di un leader morale. Per questo l’istituto Francesco Orioli della dirigente Simonetta Pachella e del professor Aldo Bellocchio gli ha dedicato il prossimo anno scolastico. Il riconoscimento della ‘forza delle cose’ in corso. La forza morale di un ragazzo che ha smosso le coscienze di tutti non solo con la sua morte, ma con la sua testimonianza. Che è stata inoltre testimonianza della realtà sociale in cui ha vissuto e delle donne, come la madre, la sorella e la zia, basta vederle in foto, chiamate spesso a sostenerla.

La testimonianza, come ha fatto notare il lavoro giornalistico di Tusciaweb anche di una scuola dove tanti studenti sono lavoratori. Molti durante tutto l’anno. Per mantenersi agli studi e aiutare le famiglie. La scuola deve tornare a fare non solo formazione, fondamentale ovviamente, ma anche a migliorare concretamente la vita delle persone. E soprattutto di chi non ha i mezzi per farlo, ma ha lo stesso diritto di tutti a raggiungere i gradi più alti degli studi. Come sta scritto nell’articolo 34 della nostra Costituzione. La scuola deve saper di nuovo indirizzare la vita degli studenti al meglio. In particolar modo dei loro talenti e delle loro capacità. E al meglio non significa per forza al servizio del profitto. Il meglio deve essere, invece, il meglio per sé e il modo migliore e più giusto, per sé e per gli altri, di essere felici.


Viterbo - I funerali - Joshua Chibueze Anyanwu - I familiari di Joshua

Viterbo – I funerali – Joshua Chibueze Anyanwu – I familiari di Joshua


L’attività sindacale deve essere poi capace di accogliere queste istanze, mettendosi a disposizione e rendendosene sempre più responsabile. Il sindacato è anche la casa di tutti gli studenti e di tutte le ragazze e i ragazzi come Joshua e gli amici che sono stati sempre al suo fianco. Le porte sono aperte. Le porte di tutto il sindacato. Per loro e le loro famiglie. In nome della democrazia e dei valori che la caratterizzano.


Viterbo - I funerali di Joshua Chibueze Anyanwu - La madre di Joshua

Viterbo – I funerali di Joshua Chibueze Anyanwu – La madre di Joshua


Infine, come sindacalista prima ancora che amica, vorrei ringraziare Tusciaweb e il direttore Carlo Galeotti per il lavoro fatto in questi mesi. In nome della libertà di stampa. In nome di un principio, in tempi in cui ‘resistere’ è valore assoluto. Ma non solo. Tusciaweb ha saputo raccontare e portare davanti agli occhi di tutti, l’umanità di un mondo. In contrasto allo sfruttamento che quotidianamente subisce e ai sacrifici, spesso ingiusti, di cui deve farsi carico. Il mondo dei migranti e della vita che caratterizza il quotidiano delle nostre periferie urbane viterbesi. Un racconto in contrasto all’immagine disumanizzante che ne viene data su altri fronti. Un’immagine pericolosissima. Raccontare significa innanzitutto testimoniare un valore, che diventa poi una scelta. E in questo raccontare la vita di Joshua, riconoscendone la valenza morale, ha rappresentato un passaggio molto importante. Nella chiesa di San Lazzaro a Viterbo, cattolici, musulmani, protestanti, laici e religiosi, studenti e lavoratori erano uniti, insieme. Con loro anche il sindaco di Viterbo Giovanni Arena. Il suo, un gesto cui va tutta quanta la nostra riconoscenza. In nome dei valori più belli che tengono unità l’umanità e la definiscono come tale. Libertà, solidarietà, uguaglianza. E dignità. Qualcosa di buono in grado di far sentire gli altri ‘migliori’. Come Joshua avrebbe voluto.

Silvia Somigli

Segretaria organizzativa Uil scuola Lazio 


Multimedia – Fotogallery: I funerali di Joshua – La commemorazione per Joshua Chibueze Anyanwu – Video: Uniti nel nome di Joshua – Il testamento di Joshua – La messa per JoshuaIl ricordo dei familiari di Joshua

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17 luglio, 2019

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